ร partita come impresa titanica di un solo individuo: Walter Massa, vignaiolo dei Colli Tortonesi, che recupera il timorasso, vitigno semi-estinto della zona, tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90. Si incaponisce sullโidea che non possa dare un โbianchettoโ da quattro soldi, perchรฉ produce poco e non puรฒ reggere la competizione con vitigni piรน vigorosi. ร anche buon senso: se cosรฌ non fosse, probabilmente non lโavrebbero abbandonato quasi tutti per sposare il Cortese. Tenta la via dellโinvecchiamento quando sembrava ancora impensabile; fa breccia molto presto nel cuore di alcuni ristoratori importanti e di una cerchia nemmeno troppo ristretta di appassionati, ormai annoiati da un certo stile di bianco standardizzato, da consumare entro un anno dalla vendemmia. Crea un marchio, Derthona, dal nome romano di Tortona, per ovviare alle falle di un disciplinare locale troppo generico e dare unโidentitร specifica a quel che produce.

Si fa presto ad inquadrarlo come โeroe solitarioโ. E in effetti lo รจ stato per un bel poโ di tempo: ha trainato lโintera zona a suon di arringhe da Cicerone enoico e di vini eversivi, iconoclasti, divisivi quanto travolgenti. I seguaci della prima ora si contano sulle dita di una mano: Paolo Poggio, Andrea Mutti, Claudio Mariotto, la famiglia Semino de La Colombera. Nellโultimo decennio, perรฒ, รจ arrivata la svolta, dovuta in parte a dei cambiamenti a livello globale e in parte allโingresso nello scenario dei produttori di Barolo, venuti in cerca di un grande bianco da affiancare al โre dei rossiโ per completare la gamma. ยซร gente con capitali ben piรน ingenti dei vignaioli di zona – suggerisce qualcuno โ ha le spalle abbastanza larghe per piantare diversi ettari e piazzare sul mercato buoni volumiยป.

Oggi si aggiunge una nuova componente: quella di Derthona Giovani, associazione costituita perlopiรน da piccolissimi produttori sotto i 35 anni, molti dei quali sono alla prima o alla seconda vendemmia. ยซSi tratta di un gruppo nato per darsi una mano a vicenda, confrontarsi, organizzare eventi e anche viaggi di gruppo in altri territoriยป, spiega Marco Volpi, presidente di Derthona Giovani ed esponente di nuova generazione di una cantina storica.
Insomma, se allโinizio il fenomeno Timorasso sembrava un exploit legato al carisma di una manciata di ribelli, oggi per questo territorio si apre una fase di transizione, collettiva e piรน istituzionale. Occorre consolidare i numeri impressionanti: gli ettari vitati nel 2026 sfiorano quota 500; nel 2000 erano appena 3. I produttori associati al Consorzio sono 117, contro i 42 di soli dieci anni fa.
ยซQuesti dati non sono nulla nello scenario italiano globale, ma non esiste unโaltra zona che abbia avuto una crescita altrettanto rapida. E non registriamo flessioni, nonostante lo scenario incertoยป, aggiunge il presidente del Consorzio Colli Tortonesi, Giampaolo Repetto.

La zona รจ un crocevia strategico tra Piemonte, Liguria e Lombardia, con una conformazione che ricorda le Langhe, ma una luce molto diversa (e tanta biodiversitร in piรน). Il suolo รจ quasi identico a quello del Barolo โ le Marne di SantโAgata, presenti in alcune delle piรน grandi vigne langarole, prendono il nome proprio dal borgo di SantโAgata Fossili, parte dei Colli Tortonesi โ ma alcune uve coltivate piรน a nord, Nebbiolo in primis, soffrirebbero troppo calore e luminositร . Il Timorasso, invece, funziona perchรฉ il sole smussa la sua aciditร estrema e alimenta corpo ed espressione aromatica.
Non รจ di certo un vitigno facile da gestire. ยซPer stralciare ci vogliono quattro persone per un ettaro; la pianta si arrampica sui fili di ferro e si contorce. E va anche gestito benissimo lโapparato fogliare, perchรฉ soffre sia il marciume che le scottatureยป aggiunge. Facile non lo sarebbe nemmeno nel calice, anche se incarna un gusto acquisito che ha sempre piรน fans: quello del bianco evoluto, giocato sulla complessitร e non sullโimmediatezza, con una nota idrocarburica distintiva data dal TDN, molecola aromatica condivisa con il Riesling. ยซSolo il 2% dei consumatori ama il sentore di idrocarburo nei vini giovani, secondo uno studio dellโUniversitร di Geisenheim – spiega Repetto – ma la percentuale di gradimento aumenta con lโinvecchiamento. E soprattutto migliora se รจ accompagnato da altro, come nel caso di molti dei nostri viniยป.

Il Timorasso di Claudio Mariotto
Nella prima fase il successo del Timorasso รจ stato legato proprio alla capacitร di ricordare alcuni grandi vini del mondo germanico e di incarnare uno stile artigianale in un momento in cui la nicchia degli appassionati passava dalla ricerca dei bianchi โpettinatiโ – conciati da pratiche enologiche abbastanza invasive – dei primi anni 2000 alla riscoperta dellโoriginalitร e della spontaneitร espressiva.
Il suo punto di forza รจ lโessere sempre complesso, ma mai pesante: ยซSi scrive Timorasso, si legge Timorossoยป, รจ una delle massime di Massa. Fa riferimento alla necessitร sia alla struttura che puรฒ avere – con gradi alcolici che solitamente oscillano tra 13,5 e 15 gradi – sia alla necessitร di affinamenti lunghi, dettata dalle aciditร sostenute e dalla grande ricchezza aromatica.
Ma se fosse vero anche il contrario di questo principio? Non mettiamo in dubbio il fatto che il Timorasso abbia bisogno di almeno un anno e mezzo di affinamento per esprimersi pienamente. E che dopo un paio sia ancora meglio. Ma รจ comunque piรน precoce nellโespressione di una certa complessitร e di altri grandi vitigni come Fiano, Greco e Verdicchio.
Il famoso sentore di idrocarburo esce quasi subito e gli dร immediatezza; nel tempo viene affiancato da miele, spezie, spennellate balsamiche. Dopo 5-6 anni i vini sono giร al loro picco, ma poi si cristallizzano, soprattutto se chiusi con il tappo a vite (oramai scelto da gran parte delle aziende). Lo dimostra una piccola verticale fatta a casa di Claudio Mariotto, dove una sua 2013 e una 2005 servita di fianco sembravano nella stessa, identica, fase evolutiva.
Parole chiave per lโanteprima delle annate 2023 e 2024? Chiarezza e consapevolezza. Se nelle edizioni precedenti si trovavano molti vini caratteriali, ma un poโ approssimativi, questโanno si nota piรน precisione, anche a fronte di annate che, sulla carta, sarebbero particolarmente difficili. E, forse per merito di Derthona Giovani, i produttori nuovi sembrano avere le idee piรน chiare: alcuni hanno presentato vino molto interessanti giร allโesordio.

Insomma, non siamo di fronte a una bolla, ma a un raro caso di territorio cresciuto velocemente che puรฒ diventare strutturalmente un punto di riferimento nel panorama del vino bianco italiano.
Il passo successivo? Andare oltre il vitigno, trasformando il marchio Derthona in una sottozona della denominazione Colli Tortonesi. Un progetto che va avanti da tre anni e mezzo, basato peraltro su quello che, una volta approvato, sarebbe il disciplinare piรน stringente dโItalia per un vino bianco a livello di rese e affinamento. Lโostacolo piรน grande รจ che lโattuale piramide qualitativa del Derthona potrebbe non essere accettata dal Comitato Italiano Vini: lโiter si รจ incagliato sulla categoria di ricasco per i vini piรน giovani, chiamata per ora Piccolo Derthona, perchรฉ lโaggettivo โpiccoloโ sarebbe considerato fonte di confusione. Eppure esistono casi simili: a partire proprio dal Petit Chablis, che รจ stato la fonte dโispirazione.
Altre sfide per il futuro? Una la suggerisce Massa: ยซEssere piรน presenti nelle aste internazionali, dove per ora si vede solo qualche bottiglia di Timorasso (della sua azienda, ndr). Perchรฉ non basta il salotto buono del vino a certificare lโimportanza di un territorio: devi avere questo tipo di confermeยป. Lโaltro obiettivo, invece, รจ corale: ยซFare sinergia con i vicini di Gavi per creare una grande isola del bianco nel sud del Piemonteยป spiega Marco Volpi. Unโidea che, se andasse in porto, permetterebbe a Derthona di passare dallโessere un โcaso isolatoโ a diventare il traino per il comparto.
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