Importare un bene dall’estero per poi esportarlo a sua volta significa ri-esportare. Questo meccanismo del commercio internazionale, spesso in ombra nelle statistiche, ha una sua importanza, dal momento che rappresenta ormai una fetta consistente degli scambi globali anche nel settore vitivinicolo. L’Oiv, Organizzazione internazionale della vigna e del vino, gli ha dedicato un approfondimento, stimando in 14 milioni di ettolitri questa fetta del trade, vale a dire circa il 13,3% di tutto il vino esportato nel mondo, equivalente a 105 milioni di ettolitri, sulla base dei dati relativi al periodo 2018-2023. Un giro d’affari di 4,6 miliardi di euro (prezzo medio intorno a 3,2 euro al litro) e un peso di circa il 13,5% sugli scambi mondiali di vino che, lo ricordiamo, sono pari a 33,7 miliardi di euro.
Il fenomeno delle ri-esportazioni sta diventando elemento da tenere in considerazione nell’analisi dei mercati mondiali del vino. Protagonisti sono i cosiddetti hub vinicoli: punti di riferimento e di interscambio delle merci, in un mondo in cui le barriere tariffarie stanno condizionando e non poco il commercio, come si รจ visto nella recente guerra commerciale Cina-Australia. Paesi che raramente sono grandi produttori di vino. I piรน strategici sono in parte noti: Hong Kong, Singapore, Regno Unito, Belgio, Danimarca fino a quelli meno attesi come Australia, Germania, Lettonia e Lituania (basi per il mercato russo), Canada e Angola (punto di riferimento per il continente africano).

Il Regno Unito non รจ solo un grande consumatore di vino globale ma tra i maggiori player nelle ri-esportazioni vitivinicole, con 57,5 milioni di litri venduti, per un giro d’affari di 550 milioni di euro. Hub strategico, dove passano vini sfusi nelle fasce piรน basse da rivendere a Danimarca e Olanda, vini premium da rigirare a Hong Kong e Stati Uniti, prodotti vinicoli che vengono rispediti ai paesi produttori, ad esempio Francia e Spagna, in base ad accordi commerciali tra distributori e fornitori. Altro esempio รจ l’Australia, tra i maggiori produttori di vino (quinta posizione, secondo dati Oiv), che svolge un ruolo di hub commerciale per i vini importati dalla Nuova Zelanda e poi ri-esportati verso Regno Unito e Stati Uniti. Il 55% dei vini importati dall’Australia arriva dalla Nuova Zelanda (il resto da Italia e Francia per un 33,5% complessivo) e una parte di questi volumi viene imbottigliata nel territorio aussie e rivenduto all’estero.
C’รจ un altro Paese che notoriamente รจ un ri-esportatore di vini. Singapore รจ uno degli hub fondamentali per il mercato del vino nell’area asiatica. Mediamente, tra 2018 e 2023, ha importato 32 milioni di litri l’anno, di cui quasi 16 milioni riesportati, per un valore di 471 milioni di euro, a prezzi per litro vicini superiori a 29 euro. Francia, Australia e Italia sono i maggiori fornitori, mentre i clienti del vino ri-esportato da Singapore sono Giappone (45% in valore), Hong Kong e Australia. Il suo ruolo negli scambi mondiali รจ riconosciuto: un sistema di distribuzione che si basa su infrastrutture avanzate, regole fiscali e norme doganali consolidate.

Sempre in Asia, da sottolineare il ruolo di Hong Kong, che non produce vino, ma รจ considerata la porta d’ingresso e il principale distributore di vini (soprattutto di fascia alta) per la Cina ma anche per altri mercati, da Singapore a Taiwan, dal Giappone alla Thailandia e Macao (cittร -regione divenuta a sua volta importante hub vinicolo dopo le recenti – e risolte – tensioni commerciali tra Cina e Australia). Questo hub, come ricorda l’Oiv nella sua analisi, dopo un ventennio di crescita consecutiva ha subito l’effetto arretramento nei consumi della Cina. Oggi, rivende vino per 10 milioni di litri ma con un alto valore per litro (22,6 euro), che porta il giro d’affari sopra i 240 milioni di euro. Tuttavia, resta un centro di smistamento fondamentale.
Anche la Germania รจ un discreto riesportatore di vino, nonostante sia tra i principali consumatori e un importante produttore a livello mondiale. Premiato dalla logistica, da relazioni commerciali di lunga data e dal fatto che la produzione dei vini sekt si basi su importanti volumi di sfuso, importato, lavorato e riesportato in bottiglia, in particolare verso Olanda, Belgio, Uk, Svezia e Usa. La Germania รจ l’unico Paese che ufficialmente traccia il vino ri-esportato: 2,15 milioni di ettolitri nel 2023. Da segnalare, l’ascesa del Belgio, che รจ ad oggi รจ il tredicesimo esportatore di vino, nonostante una produzione minima (appena 2 milioni di litri), con riesportazioni per 90,7 milioni di litri e 359 milioni di euro in valore. Il ruolo del Belgio come ri-esportatore di vini รจ noto ma รจ stata la Brexit a far crescere rapidamente il suo ruolo di hub logistico, con netta prevalenza di vini fermi (oltre 72%) e poi di spumanti (21,8%) verso il Regno Unito, soprattutto Champagne e Prosecco.
Per quanto riguarda Italia e Francia, che sono sia produttori, sia consumatori e soprattutto grandi esportatori di vino, l’Oiv considera e stima percentuali di ri-esportazione dell’8% (168 milioni di litri) e del 9,6% (133,5 milioni di litri) sui rispettivi volumi di vino esportati.

In un settore in cui tradizionalmente la produzione รจ al centro dell’attenzione, la distribuzione sta diventando un fattore critico e sottovalutato. ยซL’accesso a solide reti distributive – conclude Oiv – influenza la portata del mercato e la redditivitร , con impatti sui produttori di uve e sui produttori di vino. La capacitร di distribuirlo efficacemente per raggiungere il consumatore finale รจ altrettanto, se non di piรน, fondamentale per la redditivitร economica del settoreยป.
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