Nel vino italiano c’è una parola che torna sempre: territorio. La usiamo come se fosse un dato naturale, quasi immobile. Suolo, clima, vitigno, mano dell’uomo. Un insieme che pare stare lì da sempre, compatto, garantito dalla geografia. An Italian Wine Pilgrimage: with Professor Attilio Scienza (Mamma Jumbo Shrimp, eruo 20), di Attilio Scienza e Stevie Kim, fa il lavoro opposto: rimette in movimento ciò che siamo abituati a considerare stabile. Ricorda che il territorio, prima di diventare identità, è stato attraversamento. Scienza lo scrive già nella prefazione: l’incontro tra l’uomo e lo spazio produce il territorio, cioè lo spazio civilizzato. È il risultato di un’azione. Da quel movimento lascia segni: strade, vigne, monasteri, mercati, nomi di luoghi, mappe.
Il libro nasce dall’omonima serie dell’Italian Wine Podcast, costruita come un viaggio con Attilio Scienza lungo le antiche vie percorse da pellegrini, mercanti e viaggiatori. Un percorso attraverso le strade che hanno collegato popoli, culture e paesaggi e dove passavano gli uomini, passavano anche le viti: le conversazioni tra Stevie Kim e Scienza sono state trascritte, rielaborate e ampliate fino a diventare un pellegrinaggio in forma di libro.

Il libro parte dalle antiche direttrici romane e medievali — dalla Francigena alle vie Romee — per parlare di vino seguendo linee di percorrenza, non soltanto i confini delle denominazioni. Dentro ci sono anche la via Appia, la via Popilia-Annia per poi finire in Sicilia e Sardegna. Le antiche strade sono un filo comune della civiltà europea del vino. Alcune riprendono tracciati precedenti, altre seguono le consolari romane, altre ancora nascono come vie della fede. Ma tutte, in modi diversi, organizzano lo spazio. Il vino entra in questa storia come prodotto da scambiare, nutrimento, simbolo religioso, strumento economico. Non è mai soltanto bevanda.
Molti territori che oggi raccontiamo come origini sono il risultato di scambi, adattamenti e contaminazioni. Un vitigno che chiamiamo locale può aver viaggiato. Un nome può essere cambiato lungo il percorso. Una pratica agricola può essere arrivata da lontano e poi essersi radicata così bene da sembrare nata lì. La vite segue l’uomo. Si ferma dove trova domanda, cresce vicino alle città, lungo i fiumi, accanto alle strade, intorno ai conventi. Poi il tempo trasforma il passaggio in appartenenza.
Una delle immagini che il libro offre è quella del labirinto. La Francigena, nella simbologia medievale, non è solo un percorso verso una meta. È smarrimento, prova, incertezza. Chi cammina non possiede subito la strada. La scopre andando, corregge il passo, rischia di perdersi. Vale anche per il vino. La storia viticola europea non procede in linea retta. È fatta di deviazioni, ritorni, errori, attraversamenti, coincidenze.

Le strade, in questa lettura, non sono solo infrastrutture. Sono reti di trasmissione: non vi passavano solo uomini e merci, ma informazioni, tecniche, vitigni, modelli agricoli. I monasteri diventano luoghi decisivi perché raccolgono uve, confrontano provenienze, trattengono decime, osservano differenze. È lì che comincia a formarsi una prima idea di qualità legata al luogo: non ancora la denominazione moderna, ma già una mappa empirica del valore.
Accanto a queste traiettorie, il vino si svela attraverso le parole di Scienza. Le origini della viticoltura delle regioni italiane da Nord a Sud con i vitigni più importanti, i vini che ormai sono diventati classici, le grandi denominazioni, i territori dell’entroterra e le isole, attraverso le domande di Stevie Kim.
Kim tiene aperto il racconto mantenendolo nella forma di una lunga conversazione in cui Scienza dà profondità storica e scientifica. Il risultato non è sempre lineare. Il libro non procede come un manuale, ma su un itinerario storico, con soste, deviazioni e ritorni. La chiave di lettura è che l’identità non è il contrario del movimento. Spesso ne è il risultato. Il territorio, prima di diventare radice, è stato una strada. E oggi, per difenderlo, bisogna forse tornare a leggerlo così. Non come una cosa immobile da venerare, ma come una storia da attraversare.
Niente da mostrare
Reset© Gambero Rosso SPA 2026 – Tutti i diritti riservati
P.lva 06051141007
Codice SDI: RWB54P8
registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma
Modifica preferenze privacy
Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]
Resta aggiornato sulle novità del mondo dell’enogastronomia! Iscriviti alle newsletter di Gambero Rosso.
Made with love by
Programmatic Advertising Ltd
© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.
Made with love by Programmatic Advertising Ltd