Tutti hanno una madre, ma pochi sono quelli che l’hanno avuta come propria insegnante alle elementari. Ed è andata così per Stefano Antonucci – tra i principali produttori di Verdicchio – in un paesino tra le valli dei fiumi Misa e Nevola, Barbara, nel quadrante nord della provincia di Ancona, figlio del fornaio Arnaldo e della maestra Lina. «Mia madre mi ha insegnato a leggere, scrivere e far di conto. Del resto prima di diventare produttore lavoravo in banca. Ma non faceva per me» racconta il protagonista di questa storia molto marchigiana ma di portata universale.
Le idee innovative, l’istinto commerciale, l’abilità nel fare squadra scegliendo ottimi collaboratori, una passione smodata per il vino e dei suoi aspetti conviviali, hanno reso Santa Barbara, della quale è titolare, una delle aziende più note d’Italia.

Daniele Rotatori, principale collaboratore dell’azienda insieme al fratello Roberto e a Elena Lorenzetti, ne riassume gli aspetti produttivi: «Sul finire di agosto selezioniamo i grappoli più sani in due vigneti, uno nei pressi della cantina e l’altro a Colleleva di Serra de’ Conti dove abbiamo un clone antico di verdicchio, dal grappolo meno serrato. Ne tranciamo i tralci in modo che l’uva appassisca in campo per due o tre settimane. Il mosto fermenta e si affina in un piccolo contenitore d’acciaio per 24 mesi». L’annata 2023 è stata segnata da una primavera molto piovosa che ha innescato un violento attacco di peronospora in tutte le Marche ma «la produzione piuttosto limitata ci ha dato modo di fare una cernita accurata. Stefano ci dà la massima libertà sul passito e proprio per questo l’attenzione produttiva sia in vigna sia in cantina è massima».

Grappoli d’uva Verdicchio da cui si ottiene il Lina
Le bizzarrie dell’annata 2023 si sono riversate anche nel vino che per la prima volta non ha potuto scrivere in etichetta la denominazione Verdicchio dei Castelli di Jesi Passito, in quanto non arriva a 12°, ossia la gradazione alcolica minima per ottenere la DOC.

Dorato brillante, nel bicchiere svela profumi di eccezionale nitore che toccano più registri: dalla frutta estiva a quella tropicale, con delicati accenni di erbe aromatiche e anice, un sottile sottofondo mieloso, l’evidente ricordo di buccia di arancia in grado di fondersi in un sorso seducente, agile eppur denso di sapore, profondissimo. Una tempra quasi nordica unita a un’anima indubbiamente più calda e mediterranea.

Stefano Antonucci – foto di www.santabarbara.it/stefanoantonucci/
«Sono onorato del premio, la gioia è enorme» dice Stefano «Tanto più che il vino ha in etichetta il nome di mia madre, cui ero affezionatissimo. A lei devo buona parte delle cose che ho imparato nella vita, elementi che ancora oggi mi porto dietro». Come detto il Lina è frutto di una produzione molto limitata e rientra nei Vini Rari 2026 per il Gambero Rosso selezionati tra le produzioni più esclusive in giro per l’Italia: appena 1588 bottiglie da mezzo litro. La caccia a questo vino da sorseggiare con lentezza è aperta e vi assicuriamo che ne varrà la pena, anche in virtù del fatto che avrà una felice evoluzione nel tempo.
Santa Barbara | Borgo Mazzini, 35 | Barbara (AN) | [email protected]
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