Bottiglie di pregio

Vini da investimento: mercato ancora incerto, ma l’Italia regge grazie ai Supertuscan

Secondo il report 2025 del Liv-Ex Power 100, il Belpaese fa meno peggio degli altri: -1,7%. In una fase di instabilità, il mercato secondario premia prezzi coerenti e vini che si possono bere e non solo collezionare

  • 12 Gennaio, 2026
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Dopo un 2024 durissimo, il 2025 è stato ancora più severo, si legge nel report dei Power 100 di Liv-ex, costringendo molti operatori a rimanere sul filo del rasoio del monito che la crisi non è ancora passata. Eppure, emergono segnali interessanti con gli ultimi mesi dell’anno che mostrano una traiettoria con timidi segnali positivi, aprendo alla possibilità di un 2026 quantomeno un po’ più stabile.

Secondo il report Liv-ex Power 100, il passaggio più rilevante del 2025 è un cambio di paradigma. «Se nel 2024 ci si interrogava su quanto ancora potesse crollare il mercato, entrando nel terzo trimestre del 2025 la domanda è cambiata: non più “quando finirà”, ma “cosa conviene comprare adesso”. L’eccesso di stock resta, ma cresce la fiducia che verrà assorbito e che si aprano nuove opportunità di profitto».

L’Italia tra i “meno peggio”

I numeri confermano questa lettura. L’indice Liv-ex 100, che i prezzi di 100 dei vini più ricercati e scambiati al mondo-, chiude il 2025 a -2,5%. Il più ampio indice Liv-ex 1000 -che traccia l’andamento dei prezzi di 1.000 vini pregiati di tutto il mondo- registra una percentuale ancora peggiore (-4,5%), penalizzato soprattutto da Bordeaux (-6,7%), Borgogna (-4,8%) e Champagne (-4,2%). In questo scenario, l’Italia resiste meglio di quasi tutti. Infatti secondo l’indice Italy 100 chiude a -1,7%, risultando ancora una volta “il meno peggio” tra i grandi sotto-indici Liv-ex. 

Supertuscan: il traino del fine wine italiano

A sostenere l’indice italiano, non sono tanto i grandi Barolo o Brunello – presenti nella classifica, ma in parte penalizzati dal ridimensionamento della domanda statunitense – quanto i Supertuscan, che continuano a dimostrarsi resilienti in un mercato incerto. Sono i dati a parlare: Sassicaia, Tignanello, Solaia, Ornellaia e Masseto sono stabilmente presenti negli indici Liv-ex, mostrando una capacità di tenuta costante nel tempo. Nel Liv-ex 100, ad esempio, Sassicaia figura con più annate consecutive (2020, 2019 e 2018), mentre Ornellaia 2021 e il Sangiovese 2019 di Soldera Case Basse sono tra i migliori vini per andamento annuale, con rivalutazioni intorno all’11%.

Tenuta San Guido tra i migliori brand

Secondo il report, i vini che meglio si posizionano e tra i più ricercati sono quelli con prezzi coerenti, volumi scambiati costanti e una reputazione che non ha bisogno di essere difesa a colpi di listino. E Tenuta San Guido è annoverata tra i protagonisti assoluti del Power 100 Liv-ex 2025. «Dopo il “bronzo” dello scorso anno, Tenuta San Guido conquista la seconda posizione, consolidando la propria reputazione non solo come uno dei marchi più importanti, ma anche tra i più affidabili del mercato». I prezzi dei vini della tenuta – in primis Sassicaia-, sono cresciuti in media del 4,5%. «A trainarne la performance è stata soprattutto l’elevatissima liquidità del brand, che si è confermato al 6° posto per volume di scambi e al 4° per valore».

L’importanza di tornare a bere

C’è un altro aspetto, non meno rilevante, che emerge dal report Liv-ex: il mercato sembra tornare a premiare i vini che possono essere bevuti, non solo collezionati. È una dinamica evidente in Borgogna, dove crescono i brand di fascia “media” (sotto le 2.000 sterline per una cassa da 12 bottiglie) rispetto ai mostri sacri inavvicinabili. «Se un tempo il suo prestigio era legato soprattutto ai vini da investimento, oggi il mercato privilegia sempre più etichette pensate per essere stappate e bevute».

Nonostante il 2025 si chiude in territorio negativo, la  narrazione è diversa rispetto al passato. Ci si muove su un percorso che resta fragile, lo stock di vino è ancora abbondante, ma «l’aumento degli scambi su vini di questo calibro può essere letto come un segnale di ritorno della fiducia nel mercato».

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