Cโรจ una donna che, zitta zitta e piano piano, sta rivoluzionando il mondo del metodo classico dellโEtna. Maria Carella รจ una delle – ancora troppo poche – enologhe italiane emergenti. Palermitana, si laurea in scienze agrarie a Palermo, poi frequenta il Master di specializzazione a Milano sulla gestione del sistema vitivinicolo con maestri come Scienza e Brancadoro. I primi passi professionali li muove nella cantina Miceli a Pantelleria, ma la palestra piรน importante รจ quella di Calatrasi a San Cipirello, in provincia di Palermo, dove lavora con un team di enologi provenienti da tutto il mondo, soprattutto dallโAustralia e dalla Nuova Zelanda. Ormai da 17 anni lavora sullโEtna per Cantine Nicosia, con sede a Trecastagni, maturando una specifica expertise nel campo delle bollicine.
Chi sono stati i suoi maestri?
Difficile citare qualcuno in particolare. Preferisco ragionare di stile del vino: guardo ai vini del Trentino e dellโAlto Adige, cerco la pulizia, la freschezza e lโeleganza.
Quante donne eravate alla scuola di enologia?
Pochissime: un 10% del totale.
Quante occasioni di confronto con le colleghe?
Allโinizio della mia attivitร professionale ho trovato delle enologhe australiane e neozelandesi nell’azienda Calatrasi. Nei primi anni 2000 cโera grande attenzione per uno stile internazionale e loro hanno fatto da apripista. In quella fase non cโera molto rispetto per le caratteristiche del territorio. Quellโazienda produceva molte Igt: lavorava su vini di massa piuttosto che differenziarli per territorio come oggi facciamo noi. Adesso lโattenzione รจ sullโautoctono.

Che cosa significa essere donna nel mondo maschile dellโenologia?
Per me รจ sempre stato tutto molto spontaneo e naturale. Non mi sento diversa da un enologo uomo: ho sempre fatto questo e mi sono sempre trovata bene. Le donne enologhe nel frattempo sono aumentate ma restano minoranza. Faccio parte dellโAssociazione delle donne del vino (provenienti da vari settori professionali) che qui in Sicilia ha numeri importanti e una grande attenzione per la promozione del lavoro femminile.
La Sicilia รจ sempre piรน ricca di enologheโฆ
ร vero. Tra le altre segnalo Laura Orsi e Lorenza Scianna di Tasca dโAlmerita, Irene Vaccaro di Vivera e Maria Cannavรฒ dellโazienda Cannavรฒ. Ma il confronto รจ in generale con tutti i colleghi.
Che cosa si dovrebbe fare ancora per allargare la presenza femminile tra gli enologi? Dipende dal sistema o dalle donne?
Dipende dalle donne. ร un mestiere faticoso: devi farlo per passione e hai poco tempo per la famiglia.
Da Palermo a Catania. Come sei arrivata da Nicosia?
Mi ha spinto la voglia di crescere e di esplorare. E ho colto la voglia di cambiamento dellโazienda che voleva investire sul territorio e sulla qualitร . Sapevo che loro cercavano e ci siamo trovati. Il mio arrivo coincide con lโinaugurazione della nuova cantina nel 2008: da lรฌ comincia un nuovo percorso di crescita dellโazienda.
Che effetto le ha fatto lโEtna appena arrivata?
Ero abituata alle varietร della Sicilia occidentale, ricche di colore, intense, concentrate: vedere alla prima lavorazione il nerello mascalese completamente trasparente รจ stato uno shock. Ma al di lร del colore c’รจ tanta sostanza: dal nerello vengono bellissimi prodotti eleganti e, nel frattempo, sono anche cambiate le tecniche di produzione. Allโinizio i vini dellโEtna non erano capiti nei concorsi per i colori scarichi. Adesso sono molto apprezzati. Sono prodotti di montagna e hanno caratteristiche diverse da altri terrori.
Si puรฒ dire che sullโEtna cโera una viticoltura antica, ma unโenologia tutta da inventare?
Qui tutto era tradizionale: in passato si faceva il โpista e ammuttaโ (โpesta e pressaโ), un vino โroselloโ che si consumava nelle osterie e nelle bettole. Oggi si consuma diversamente e lโenologia รจ cambiata negli ultimi anni con lโavvento dei tecnici e di nuove tecnologie.

Etna rosso o Etna bianco? Nerello o carricante?
(Sorride; ndr.) Non posso discriminare lโuno o lโaltro, ognuno ha il suo spazio. Sono prodotti completamente diversi: possono coesistere, vanno di pari passo. Dal nerello puoi avere un rosso fresco ed elegante, dal carricante ottieni la freschezza. Entrambi molto acidi, devono essere capiti. Ma si comportano molto bene nei lunghi affinamenti. Prima si produceva molto nerello, adesso cโรจ un cambio di rotta: il carricante cresce, รจ molto richiesto dai mercati, sta per raggiungere i quantitativi del nerello.
Come vede il presente e il futuro dellโEtna?
Oggi รจ un traino per tutta la Sicilia: un territorio unico, riconosciuto allโestero, che propone vini originali e irripetibili. Per il futuro bisogna giocarsi bene le carte: qui non si possono fare milioni di bottiglie. I produttori devono spingere come un territorio unico: con maggiore collaborazione e sintonia tra le aziende si possono ottenere bei risultati.
Nicosia ospita la lavorazione di altre cantine, segue anche quelle? Quali spunti ne ricava per la sua professione?
ร un arricchimento: arrivano uve da tutti i versanti e hai una visione completa dellโEtna. ร come fare tante microvinificazioni. Alcune aziende hanno il loro enologo e quindi nella quotidianitร portiamo avanti le richieste aziendali: ogni cantina ha i suoi progetti, non cโรจ nulla di standardizzato, dipende da territori, uve e mercati. Alcune realtร sono piรน conservatrici: vogliono pochi solfiti e lavorazioni naturali. Esperienza interessante ma difficile da gestire.

Qual รจ stata la sua esperienza piรน sfidante?
Senza dubbioย ilย metodo classico. Le uveย autoctone etneeย sono predisposte alla spumantizzazioneย e il vulcano possiede tutte le caratteristiche ideali, a partire dall’altitudine delle vigne.ย Per me รจ una magia: con i lieviti non sai cosa puรฒ succedereย e l’evoluzione che deriva dai lunghi affinamenti รจ sorprendente.ย Le variabili sono tante, ma noi abbiamo scelto di abbracciareย il rischio di questa lavorazione.ย ย
SullโEtna Nicosia รจ ormai un punto di riferimento per le bollicineโฆ
Tutto nasceย con l’annata 2011: il nostro metodo classico da nerello in bianco รจ stato il primo ad ottenere la certificazione a Doc Etna.ย Un percorso che abbiamo valorizzatoย con nuovi macchinari e tecnologie che ci rendono del tutto autosufficienti, con tanta comunicazione e tanti eventi dedicati, comeย la manifestazione Bolle in Vigna, giunta ormai alla sesta edizione.ย
Dopo lโazienda Benanti, arrivate voi con la spumantizzazione del carricante che, a breve, rientrerร nel nuovo disciplinare della denominazione.
Esatto,ย ancheย il nostro primo metodo classico da carricanteย risale alย 2011. Ma abbiamo un primato tutto nostro. Siamo, allo stato attuale,ย lโunica aziendaย ad aver presentato un carricanteย che rimane sui lieviti per 60 mesi.
Tutti i vostri spumanti sono senza dosaggio. Come si spiega una scelta enologica cosรฌ estrema?
I nostri spumanti si basanoย sui vitigni autoctoniย e sono millesimati: per noi รจ importante mantenere le caratteristicheย varietali e quelle del territorio.ย Parliamo di vini di montagna: aggiungere il dosaggioย ed accrescere il grado zuccherino potrebbe sminuirneย leย caratteristiche. La morbidezza che veniva dai dosaggiย delle nostre prime annate non ci convinceva: abbiamo preferito allungare i mesi di affinamento sui lieviti piuttosto che fare aggiunte. In queste bolleย ci ispiriamoย alla filosofia del territorio, puntandoย a vini secchi ed eleganti. Per ora il disciplinare ci limita un poโ, ma grazie alle prossime modifiche potremo indicare il dosaggio zero in etichetta.

Il metodo classico sembra sempre piรน la scommessa dellโEtna. Il suo lavoro puรฒ avere lโeffetto di trascinare anche le altre realtร ?
ร una nuova realtร emergente che ha buone possibilitร : il territorio lo consente, ma non saranno mai grandi numeri. Se aumentano la aziende etnee che lo producono รจ un bene, purchรฉ il processo sia regolamentato: dico no a prodotti stucchevoli o frutto di tagli.
Bianchi e bollicine sono i vini del presente e del futuro. Cโรจ ancora spazio per i rossi?
Bianchi e bollicine trainano i mercati. Ma io sono un poโ conservatrice: penso che se un prodotto รจ ben fatto si vende lo stesso. Tra i rossi, nerello mascalese e frappato sono le nostre varietร piรน di tendenza. Perรฒ il mercato รจ vario e ci stupisce sempre.
Vendemmia 2025: sarร finalmente unโottima annata?
Ha piovuto tanto dโinverno, lโestate รจ stata calda ma senza picchi: le prospettive sono valide, dobbiamo aspettare ancora qualche settimana. In questi versanti abbiamo uva sana, direi ottima, e una discreta produzione: potremmo fare dei bei prodotti.
Il cambiamento climatico fa paura? Come influisce sulla sua professione?
Ci sono periodi storici ciclici: nel 2003, per esempio, ci fu unโestate caldissima. Sono situazioni che si ripetono. In questo momento sto seguendo delle sperimentazioni in collaborazione con lโuniversitร di Catania sulle varietร reliquia siciliane per capire come si comportano. Dalle degustazioni emergono alcune varietร interessanti, specie sotto il profilo delle elevate aciditร . Un progetto che ci potrร dare degli spunti in futuro.
Soffrite il problema delle rese eccessive rispetto alle turbolenze del mercato?
SullโEtna le rese non sono mai eccessive. Le ultime vendemmie, poi, sono state poco produttive. Il calo dei mercati cโรจ ma non ne abbiamo sofferto.

Cโรจ un tema di stile per avvicinare il pubblico attuale?
Se si fa un prodotto rappresentativo del territorio non si perde mai. Il mercato chiede ancora vini piacioni, morbidi e facili da bere. Per un progetto di territorio il concetto รจ ben diverso.
Cosa pensa dei low alcol e no alcol?
Abbiamo avuto richieste dal Nord Europa, ma non mi sento pronta per quel tipo di mercato. Alla fine si ottiene un prodotto salutare, ma per farlo senza alcol bisogna caricarlo con altri elementi per permettere la conservazione. In ogni caso, per me se manca lโalcol non รจ piรน vino. Viceversa, un vino low alcol, raccolto prima e con una lavorazione diversa, potrebbe essere una soluzione valida.
Che cosa pensa del vino naturale?
Dico ยซNรฌยป. Non sono molto propensa. Per fare un vino naturale serve una cura maniacale, attenzione in ogni passaggio. Sono vini che non hanno una lunga vita in bottiglia, vanno bene solo per alcuni mercati e sono difficili da bere: troppo colore nei bianchi, volatile alta nei rossi. Anche io riduco al minimo le lavorazioni ma non sono estremista. Non possiamo abbandonare le uve a se stesse: serve sempre la mano dellโuomo.
Niente da mostrare
Resetยฉ Gambero Rosso SPA 2026 – Tutti i diritti riservati
P.lva 06051141007
Codice SDI: RWB54P8
registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma
Modifica preferenze privacy
Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]
Resta aggiornato sulle novitร del mondo dell’enogastronomia! Iscriviti alle newsletter di Gambero Rosso.
Made with love by
Programmatic Advertising Ltd
ยฉ Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.
Made with love by Programmatic Advertising Ltd