Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, lancia un manifesto per una «rivoluzione gentile» in agricoltura, senza escludere passaggi importanti per il settore vitivinicolo. Intervistata dal quotidiano La Stampa, a circa due mesi dalla riconferma alla guida dell’associazione, è tornata sull’importanza del Documento di Roma e sulla necessità di un cambio di paradigma che metta al centro gli esseri umani e il loro ambiente. A partire da un nuovo modello alimentare, da sottoporre a un governo «etico e non economico o finanziario». Secondo Nappini, «bisogna sostenere l’agricoltura migliore, che tutela la biodiversità e rigenera i suoli». In una parola, l’agroecologia.
Ma cosa dovrebbe accadere al vino, in questo nuovo quadro? Ricordando un recente incontro avuto con un vignaiolo delle Langhe, che ha evidenziato i limiti della logica di un incremento delle produzioni che, poi, finiscono per essere in parte distillate (come chiesto a inizio estate da diversi Consorzi di tutela piemontesi), la presidente Nappini ha sottolineato: «I paradossi sono fisiologici di un modello che va rimesso in discussione. Il modello per cui si parla di prezzo e non di valore, quello per cui il marketing conta più della storia delle persone e per cui l’ambiente è solo una risorsa a cui attingere senza limiti».

La numero uno di Slow Food prosegue, con interrogativi che sono allo stesso tempo proposte concrete alla politica: «Possiamo provare a immaginare un’economia più orizzontale e diffusa? Possiamo – si chiede conversando con La Stampa – ipotizzare che produrre sempre di più per l’export ci rende fragili?». L’attuale sistema ha i suoi rischi: «Da un lato, ci fa dipendere dalle oscillazioni di mercati d’oltreoceano, dai dazi e dal cambio. Dall’altro, rischiamo di essere un Paese che produce beni e servizi per i cittadini esteri, senza curarci di come vivano le nostre comunità».

A Bruxelles, dove si discute di una Pac che sembra aver messo da parte gli obiettivi ambientali del settore primario, Slow Food Italia chiede delle politiche che non guardino con rassegnazione all‘Agenda 2030 e che non rinneghino il Green deal: «La sovranità alimentare – dichiara Nappini – parte dal diritto delle popolazioni di decidere come nutrirsi e che agricoltura praticare». Sapendo che agricoltura e ambiente non sono contrapposti: «Ci sono sistemi che integrano produzione e ambiente, tutelano la biodiversità, risparmiano risorse e rigenerano i suoli», dice la presidente di Slow Food Italia, invitando la politica a promuovere la riduzione dell’uso della chimica di sintesi e ad «avere il coraggio di contrastare gli interessi delle lobby dell’agro-business. Il cibo è un diritto, non una merce». Poi l’affondo: «Oggi si discute di una Pac che prevede un taglio del 22% alle risorse per l’agricoltura. L’Europa ha marginalizzato la produzione alimentare a favore degli armamenti. Più fucili e meno agricoltura, soprattutto quella migliore. Infatti i primi tagli, in un contesto di contrazione dei fondi, riguardano gli impegni obbligatori per clima e ambiente. L’Ue si candida a favorire politiche di guerra invece che costruire un sistema alimentare sostenibile in una crisi ambientale senza precedenti».
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