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Giù fatturato e margini: le previsioni dell'Osservatorio Uiv-Vinitaly sul vino nel 2023

L'outlook presentato a Verona durante wine2wine offre un quadro complicato tra recessione economica, costi e crisi di crescita. Il ministro Lollobrigida invita i produttori: “Interverremo sulle accise e siamo pronti ad ascoltare le proposte della filiera su fisco ed economia”.

  • 11 Novembre, 2022
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Scenario complicato per il vino quello che si prospetta nei prossimi trimestri. L’evento wine2wine, tenutosi a Veronafiere, ha consentito di fare un punto e, purtroppo, di dipingere un quadro in cui le imprese italiane risultano, e risulteranno, strette tra recessione economica, costi di produzione elevati e interruzione della crescita delle vendite. Eppure, dopo la forte crisi subita nel 2020, la tempesta sembrava relativamente passata, grazie a un rimbalzo importante registrato nel corso del 2021 ma, stavolta, alla luce di quanto accaduto in questo 2022, a cominciare dal conflitto russo-ucraino per finire con la ridotta capacità di spesa delle famiglie, il peggioramento previsto sembrerebbe più pesante e con conseguenze per tutto il 2023.

Gli effetti sui guadagni delle imprese: 2023 complicato

Numeri alla mano, secondo l’indagine congiunturale dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, i bilanci delle imprese nell’anno 2022 soffriranno, innanzitutto, del fardello di 1,5 miliardi di euro dovuto al surplus dei costi (+83%) provocato dagli aumenti dell’energia e delle materie prime secche (vetro, carta, tappi). Una spesa imprevista, eccessiva, destinata a riverberarsi sui margini industriali. Se, infatti, nel 2021 il margine operativo lordo (Mol) è stato pari al 25% del fatturato, per il 2022 questo è stimato al 10%, un livello più basso di quanto fatto registrare nel corso del 2020 (17%).

La marginalità per le aziende del vino andrà a peggiorare nel 2023, secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly. In particolare, in valore assoluto, la riduzione dei margini lordi delle aziende italiane è stimata pari a circa 900 milioni di euro per un Mol previsto a 530 milioni di euro il prossimo anno, rispetto a 1,4 miliardi di euro del 2022 e ai 3,4 miliardi del 2021. Ciò equivale a un Mol che, per il 2023, si abbasserà al 4% in uno scenario considerato recessivo, a fronte di un fatturato del vino italiano in calo del 16% (a 12 miliardi di euro), che non riuscirà a beneficiare della diminuzione attesa dei costi (-11% totale, principalmente per i cali di sfuso, energia e dry-goods).

Fatturati 2022 a +6%

Come si chiuderà, invece, il 2022? L’Osservatorio Uiv-Vinitaly stima una chiusura d’anno con ricavi del settore vino in aumento del 6% rispetto al 2021, a quota 14,3 miliardi di euro, merito del buon andamento dei canali Horeca e vendita diretta (+12% e +7% rispetto al -4% di una Gdo tornata ai livelli pre-Covid e al -5% delle enoteche), mentre a flettere dell’1% saranno i volumi venduti, pari a 41,4 milioni di ettolitri. L’incremento a valore sarà più evidente all’estero (+10%) che in Italia (+1%) mentre i quantitativi sono previsti in calo fuori confine del 2% (Usa, Germania, Cina e Russia) e stabili sul mercato interno. Gli analisti Uiv-Vinitaly hanno però tenuto a precisare che l’aumento del 7% previsto sul prezzo medio non è sufficiente a coprire i costi. Rispetto alla Gdo, per esempio, le imprese del vino hanno chiesto incrementi medi dei listini del 12% ottenendo solo il 7 per cento.

Il nodo sovrapproduzione: tagliare le eccedenze?

Come spesso accade, di fronte a congiunture che lasciano grande incertezza sul futuro, l’Italia torna a riflettere sul tema della sovrapproduzione e sul rapporto tra volumi e valori del vino. Per le imprese vitivinicole italiane, infatti, una vendemmia abbondante stimata a 50 milioni di ettolitri non contribuisce a tenere alti i listini. Il prezzo del vino sfuso è in calo tra il 15% e il 20%. E non aiuta il calo delle vendite dei volumi di vino venduti nel canale Gdo di tre mercati fondamentali come Stati Uniti, Regno Unito e Germania.

L’Italia, come già osservato più volte anche dalle pagine del settimanale Tre Bicchieri, produce troppo vino e il peso del prodotto invenduto non fa altro che deprezzare anche il valore del resto delle produzioni. Insomma, secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly, una vendemmia da 50 milioni di ettolitri costa alle imprese un miliardo di euro incassato in meno, rispetto a quanto avverrebbe con un raccolto più contenuto, da cui ricavare circa 47 milioni di ettolitri.

 CONTINUA…

L’ articolo completo è stato pubblicato sul Settimanale Tre Bicchieri del 10 novembre

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a cura di Gianluca Atzeni

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