Più o meno un trentennio fa: lo ricordiamo in quel di Cuneo alla corte di Giorgio Chiesa delle Antiche Contrade. Grande professionista già allora. Spirito libero e forte carattere per Roberto Mostini le mete erano il susseguirsi di esperienze. Faceva specie già allora la sua vasta competenza, figlia di un amore viscerale verso il buono e il bello visti attraverso la lente di una cultura del gusto che ne faceva raffinato interprete. Soprattutto il vino di cui era profondo conoscitore in particolar modo verso le referenze transalpine, sia di grande fama che di cabotaggio meno altisonante di cui sapeva scoprire e suggerire.
Poi la rete e i primi blog capitanati dal compianto Stefano Bonilli creatore di questa testata e forse inventore della moderna comunicazione enogastronomica. Anche con Roberto si muovevano i primi passi in quel Forum fra strumenti e linguaggi innovativi dove un nick name era già l’embrione di un carattere. E a proposito di Francia, lui stesso narrò che fu un Billecart Salmon rosé in «quella folle notte dove dalle macerie di una vita web precedente, prese vita il Guardiano del Faro». E con tale pseudonimo pubblicò il suo principale libro “I vini francesi del Guardiano del Faro” il cui racconto si sviluppava non solo su piani tecnici, ma emozionali, personali, aneddotici. E tale taglio narrativo riservava anche alla cultura del cibo: le sue analisi descrittivo-sensoriali di ogni piatto rimandavano sempre ad approcci interessanti anche inusuali e mai banali comprese le riserve che esprimeva con gli unici filtri dell’educazione.
Per questo a volte fu reputato caratteriale o anche fortemente contestato – c’è diversa letteratura in rete – per via di un’ironia sottile, sagace ma non sempre compresa e apprezzata. È il prezzo che tocca pagare alla competenza di una vita, seppur non lunga, passata a conoscere, esperire, indagare fra le migliaia e migliaia di piatti gustati e bottiglie bevute alcune delle quali alla portata di pochissimi acquisendo un bagaglio sensoriale di rara completezza e sterminata cultura gastronomica sia francese che italiana e principalmente della Sua Liguria. Ed è pure il prezzo che si paga a navigare nello stesso mare dove l’opinione diventa sentenza indipendentemente dalla competenza. Nelle Guide e nelle pagine in rete di questa Redazione è stato un prezioso collaboratore purtroppo non a lungo. In uno dei suoi recenti post e dopo alcune vicissitudini scrisse fra l’altro: «Non mi piace scrivere di ristoranti senza andarci. Specie se sono locali che non frequento da pre Covid. Troppo lontani nel tempo. Non si può scrivere di ricordi». Ecco: questo era Roberto. Addio e fai buon viaggio.
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