Consumi

Bollicine metodo classico, vini a bassa gradazione e packaging green. I trend 2025 secondo le enoteche italiane

Il sondaggio dell'associazione Vinarius registra anche una flessione delle vendite, ma con più attenzione ai prodotti premium. In ascesa il ruolo dei wine club

  • 18 Dicembre, 2025
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Si chiama premiumization e, nelle analisi di mercato, indica uno spostamento dalle quantità alla qualità. Questo trend, non certo nuovo, ha attraversato tutto il 2025 delle enoteche italiane e dovrebbe proseguire nel 2026. Quelle aderenti a Vinarius, che sul territorio italiano ne riunisce oltre 120, per un fatturato vicino ai 50 milioni di euro, hanno registrato una flessione dei volumi venduti, a fronte di una crescita del valore complessivo. Il bilancio fatto dall’associazione alla vigilia delle festività restituisce un quadro in cui i consumatori «acquistano meno bottiglie, ma scelgono vini di maggiore qualità, fortemente identitari e legati al territorio». A ottobre, a proposito di consumi e di prezzi, l’associazione aveva parlato di «punto di non ritorno».

L’ascesa dei vini a basso contenuto alcolico

Le denominazioni, scrive l’associazione in base al sondaggio promosso tra gli aderenti, non sono più percepite come semplici sigle, ma come «sistemi narrativi che valorizzano storia, zonazioni, vitigni e unicità produttive». Se si guarda alle tipologie, accanto ai grandi rossi tradizionali, che in enoteca sono storicamente ben rappresentati, continua a crescere «l’interesse per vini bianchi, rosati e spumanti, in particolare ottenuti col metodo classico, caratterizzati da freschezza e versatilità gastronomica». E un dato ulteriore salta all’occhio: «Parallelamente – fa sapere Vinarius – si registra l’ascesa dei vini leggeri e a basso contenuto alcolico, spinta soprattutto dalle nuove generazioni, sempre più attente a moderazione e bevibilità».

La ricerca di packaging sostenibili

«I dati raccolti – spiega il presidente Giuliano Rossi – raccontano un consumatore più consapevole, curioso e selettivo che chiede qualità e trasparenza. Le enoteche si confermano osservatori privilegiati e punti di riferimento culturali per intercettare e interpretare l’evoluzione del mercato del vino». Tra gli altri temi, emerge la sostenibilità, che entra in una fase di maturità: secondo Vinarius il mercato premia approcci concreti e misurabili, basati su certificazioni, tracciabilità e packaging sostenibili, mentre perde sempre più efficacia il semplice green washing».

Giuliano Rossi, presidente Vinarius

Si rafforza il modello direct to consumer

Considerando i canali, si rafforza il modello direct to consumer, integrato con l’enoturismo. Ovvero, vendite dirette, esperienze in cantina, wine club e contenuti digitali diventano strumenti fondamentali per costruire relazioni durature con il consumatore finale. E, infine, guardando al complesso del mercato italiano, Vinarius evidenzia una ulteriore polarizzazione: «I vini premium dimostrano una buona tenuta, mentre le fasce dei vini base sono chiamate a rinnovare linguaggi, posizionamento e comunicazione».

Nel complesso, secondo il presidente Rossi, il settore è in evoluzione ed è chiamato a «ripensare modelli produttivi, commerciali e comunicativi». In questo contesto, il recente riconoscimento della cucina italiana a Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità Unesco è un traguardo di straordinaria rilevanza «che premia la cultura, la storicità e il valore identitario del nostro Paese».

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