World bulk wine

Il vino sfuso regge alla crisi e fa meglio dell'imbottigliato. Crescono i trend no-low e ready to drink

Ad Amsterdam, la World bulk wine exhibition fa il punto su un mercato che vale un terzo dei volumi globali commercializzati. La Spagna è leader nelle vendite internazionali, seguita dall'Italia

  • 27 Novembre, 2025
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Bag in box, fusti, lattine. Il mondo del vino sfuso che cambia si è incontrato ad Amsterdam il 24 e 25 novembre per fare il punto su un mercato che, nonostante le difficoltà, sta facendo meglio del segmento confezionato. E ha scoperto che la spinta la stanno dando soprattutto i segmenti del no-low alcol assieme ai galoppanti ready to drink. L’occasione è stata la World Bulk Wine Exhibition (organizzata dai francesi di Vinexposium e alla 14esima edizione) che consolida la propria posizione di fiera di riferimento per i buyer di vini e distillati sfusi, con oltre 240 espositori e con operatori da 60 Paesi, per una rappresentanza di quasi l’80% del commercio mondiale di vino sfuso e circa 350 le referenze in degustazione.

Sfuso meglio delle altre categorie

Il mercato, secondo i numeri diffusi per la manifestazione da Rafael del Rey Awm, malgrado il calo generale dell’export mondiale di vino nel primo semestre 2025, lo sfuso registra risultati migliori delle altre categorie e formati. Il calo dello 0,3% in valore è più contenuto rispetto al -3,1% dei vini fermi in bottiglia ed è simile al -0,4% degli spumanti. In volume, la diminuzione delle vendite di sfuso (-2,3 per cento) è inferiore a quella dei vini in bottiglia (-4,8%), ma superiore al -0,6% degli spumanti. Considerando le tipologie, solo i varietali hanno registrato un aumento del volume dell’export, sebbene a prezzi inferiori, mentre i vini senza indicazione hanno compensato il calo in volume aumentando i prezzi, con crescita in valore del 3,8% nel primo semestre 2025.

World bulk wine ehibition 2024 – operatori – foto Vinexposium

Un terzo dei volumi scambiati globalmente

Per avere un’idea delle forze in campo, il mondo dello sfuso pesa per oltre un terzo sul commercio globale di vino, ma rappresenta solo il 7 per cento del giro d’affari, considerando un prezzo medio di 0,79 euro/litro rispetto ai 3,68 euro/litro della media complessiva del vino. I vini fermi rappresentano due terzi dei ricavi totali e oltre metà dei volumi; gli spumanti, pur con un peso in quantità dell’11%, valgono quasi il 25% dei ricavi (considerato che il loro prezzo medio è di 7,91 euro al litro). La Spagna è leader nel commercio internazionale di sfuso, in valore e in volume. Seguita da Italia, Nuova Zelanda, Australia, Cile e Francia.

World bulk wine exhibition – degustazione – foto Vinexposium

I principali importatori

Spostandoci sul lato dei grandi importatori, Regno Unito e Germania sono rispettivamente primo in valore (tra 567 e 670 milioni di euro annui dal 2020) e primo in volume (4-5 milioni di ettolitri per 470 milioni di euro). Il primo semestre ha segnato un calo per entrambi, ma con delle differenze: i prezzi medi all’import nel Regno Unito sono doppi rispetto a quelli tedeschi. Nel primo mercato, prevale il consumo finale, nel secondo prevale l’uso di sfusi per l’industria di produzione e trasformazione interna. Secondo i dati di Del Rey Awm, nella competizione globale ci sono anche Francia, Italia, Stati Uniti sono mercati rilevanti. In particolare, gli Stati Uniti dopo aver aumentato l’import di sfusi tra 2018 e 2022, hanno ridotto a circa 3,3 mln/hl per un valore di 227 milioni di euro a giugno 2025. Una riduzione del 10%. In calo anche le importazioni dell’Italia (che si rifornisce da Spagna e Francia), considerando il lieve incremento della produzione interna.

I trend da seguire

No-low alcol in ascesa, bevande ready to drink in espansione e la diversificazione dei formati (lattine, bag in box, etc.) guidano la crescita del mercato globale del vino sfuso. Secondo gli analisi, i prodotti analcolici e a bassa gradazione rappresentano un mercato «ancora di nicchia ma in rapida crescita». Lo si deve al miglioramento delle tecnologie di dealcolazione e agli investimenti in impianti dedicati, che per i produttori significano maggiori quantità e migliore qualità. I ready to drink, in particolare, incontrano le esigenze dei consumatori per la novità e per la praticità. Una nuova offerta, in lenta ma costante crescita, «potrebbe essere – secondo Del Rey – una delle risposte al calo strutturale del consumo di vino e distillati tradizionali nei prossimi anni».

Rodolphe Lameyse, ceo di Vinexposium al World bulk wine exhibition

Eccezione in un contesto instabile

Secco il commento del ceo di Vinexposium, Rodolphe Lameyse: «In un contesto caratterizzato dall’instabilità economica e geopolitica globale, dalla transizione ambientale e dal calo dei consumi, l’industria dei vini e dei distillati si trova in un momento cruciale. Tuttavia, al centro di queste tensioni, il vino sfuso emerge come un’eccezione degna di nota: resiste, innova e si posiziona come leva strategica per rimodellare i modelli di produzione e distribuzione su scala globale».

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