Nell’ultimo decennio l’export di prodotti agroalimentari italiani è cresciuto di oltre il 60%, arrivando a superare i 44,5 miliardi di euro e riuscendo anche a passare l’annus horribilis della pandemia (2020) in ulteriore aumento (+1,2%), quando i nostri diretti competitor europei (Francia e Germania) hanno invece subito una riduzione rispetto al 2019. L’ottima reputazione di cui gode il nostro food sul versante qualitativo non ha eguali in tutto il mondo – come testimoniato dagli innumerevoli casi di imitazione – e l’aumento delle vendite oltre frontiera si arricchisce ogni anno del contributo crescente di nuovi mercati. Tra i paesi che importano oltre 100 Milioni di euro di agroalimentare italiano e che nell’ultimo decennio hanno più che raddoppiato gli acquisti, figurano tra gli altri la Polonia, l’Ucraina, gli Emirati Arabi, l’Australia, l’Arabia Saudita, la Corea del Sud e l’immancabile Cina. Dove c’è un aumento dei redditi e del benessere, lì c’è una crescita della domanda di food Made in Italy. Le potenzialità di ulteriore incremento del nostro export sono quindi enormi.

Denis Pantini – Responsabile Agroalimentare di Nomisma