prodotti alimentari bio, ortaggi e uova

Lasciata alle spalle la scorpacciata di prelibatezze e festeggiamenti di fine anno e anche quella dei buoni propositi che accompagnano i primi giorni di gennaio, è il momento di fare il punto della situazione scommettendo su quello che dominerà le scene gastronomiche del 2022, anche alla luce di quel che è stato dei mesi scorsi, di cui vi abbiamo raccontato quel che secondo noi sono state le cose più interessanti. Certo, l’incognita Covid – che di questi tempi prende il nome di Omicron – continua a rimescolare le carte mantenendo alto il livello d’incertezza, ma nonostante tutto qualche tendenza si può sempre intercettare. Di qualcuna avevamo già parlato, registrando l’analisi e le previsioni di Whole Foods sulla base del confronto con esperti e acquirenti internazionali che scommettevano su alcuni cibi – tra gli altri yuzu, semi di girasole, curcuma – ma anche bevande, con l’avanzata delle senza alcol e di quelle frizzanti funzionali, e pratiche come l’agricoltura ultraurbana o il reducitarianesimo.

Food Trend 2022 internazionali: il cibo come veicolo di valori

L’inglese Innova Market Insights, che nelle sue indagini di mercato elabora dati di paesi diversi per stilare i prossimi food trends, individua alcuni termini chiave sui quali si gioca la partita dei mercati gastronomici: trasparenza, etica, affidabilità sono elementi cardine in un mondo colpito nelle sue certezze, che cerca di ricostruire una nuova identità sulla base di un sistema di valori e un approccio in armonia con la natura e le persone. Il futuro del pianeta, il benessere dei singoli e della collettività sono temi centrali e non più derogabili, e i consumatori – sempre più consapevoli – pretendono chiarezza ed etichette pulite, informazioni facili e riscontrabili anche per quanto riguarda le credenziali verdi. Non basta più dichiararsi buoni e sostenibili, insomma, bisogna anche dire come e quanto. Anche perché – ed è un altro dei trend intercettati – gli alimenti diventano portatori di concetti di etica e sostenibilità, non solo ambientale e alimentare, ma anche sociale, culturale, umana. Si cerca dunque un cibo che risponda ai propri valori e si chiede un sempre maggior coinvolgimento attraverso i canali digitali e il mondo reale. Un aiuto arriva dalla tecnologia – un altro top trends del 2022 – applicata sia al processo produttivo che alle dinamiche di reperimento e consumo del cibo, e – appunto – alla comunicazione.

Lasagne Vincisgrassi

Food trend 2022 tra tradizione e grandi esperienze

Per quanto riguarda gli acquisti e le spese, sarà vincente chi saprà andare incontro a nuove abitudini di consumo e nuove esigenze nate in seno al lockdown e alla pandemia, un esempio possono essere dark kitchen e all day dining, ma anche i meal kit a domicilio che incontrano le esigenze degli smart workers con box di ingredienti già dosati per pasti gustosi ed equilibrati, ma anche veloci. Insomma: le restrizioni possono diventare occasioni. L’attenzione a salute e benessere saranno sempre più in pole position e continuerà di conseguenza a crescere la richiesta di prodotti genuini, freschi, locali, a filiera corta o cortissima, complici anche il successo di farmer’s market o l’ingresso in gdo di reti di piccoli produttori ma soprattutto l’impatto del lockdown che ha fatto riscoprire la cucina domestica. Che poi a volte la genuinità sia solo un’etichetta frutto di un’operazione di marketing, questa è un’altra cosa… Continuerà a crescere anche l’attrattiva di prodotti realizzati a partire da materiali di risulta, di scarto o e di recupero, in linea con una sensibilità green che si fonda su 3 R: riciclare, riusare, reimpiegare. Aspettiamoci dunque chips di bucce di ortaggi, scrub con scarti del caffè, e via dicendo. Se da una parte c’è una grande voglia di confort food, con la riscoperta della cucina classica, dalle lunghe preparazioni, e della tradizione, dall’altra c’è la voglia di osare e vivere un’esperienza unica, foss’anche nei prodotti di largo consumo: ecco dunque che continueranno ad andare alla grande special edition (e in questo un marchio come Magnum ha fatto da apripista nei prodotti da gdo). Accanto a questo, ma sempre nell’ottica di ridurre l’impatto sul pianeta, si prevede una ulteriore crescita delle alternative vegetali alla carne (del genere di Beyond Burger), sempre più elaborate, raffinate, credibili, ormai entrate nelle abitudini di molte persone e scaleranno la piramide degli interessi alimentari.

Forchette e bacchette: cosa contiene la box di Dao a Roma

I consumi di cibo a casa

Il rapporto HelloFresh (un’azienda che opera nel comparto delle box di ricette a domicilio) dedicata ai Food Trends & Innovation che ha coinvolto 11.500 adulti in 16 paesi sulle abitudini culinarie e alimentari passate, attuali e future sottolinea i cambiamenti degli ultimi 10 anni, e la sterzata degli ultimi due. Nei comportamenti alimentari, il 34% degli intervistati ha affermato di mangiare meno al ristorante e di trascorrere più tempo con la propria famiglia a tavola. Il ritorno in cucina fa il paio con na maggiore consapevolezza alimentare che fa preferire dieta varia e ingredienti freschi, sostenibili e il più possibile locali, aprendosi anche ad altri ingredienti e tipi di cucina. Mentre prendono sempre più piede regimi alimentari vegetariani e vegani, sempre meno di nicchia.

orto urbano_

Food trend 2022 in Italia

E in Italia? A fornire indicazioni sul futuro del cibo ci pensa The Fork (piattaforma per le prenotazioni online che mette in rete quasi 60.000 ristoranti in 12 diverse nazioni) che testimonia di un 2021 che in Italia ha fatto registrare una crescita di prenotazioni rispetto all’anno precedente, che però – occorre ricordarlo – è stato funestato dalla comparsa del Covid. Nonostante tutto e grazie alle nuove misure di prevenzione, vaccini e green pass in testa, si è potuto ritornare al ristorante, anche se abitudini e stili di vita non sono più quelli di prima. Sostanzialmente convergenti con le tendenze internazionali anche quelle del Belpaese, con la riscoperta di prodotti antichi, cucine, materie prime e valori di un tempo a testimoniare la voglia di trovare, a tavola, conforto e sicurezza. Uno sguardo al futuro del pianeta trasforma la cucina in un laboratorio di sostenibilità applicata: riduzione degli sprechi, coltivazioni urbane, prodotti plant-based – quelle che prima abbiamo chiamato alternative veg alla carne – progetti sostenibili, e la riduzione della carne a favore del mondo vegetale, che grava molto meno sull’ambiente. Un fenomeno che accomuna consumi domestici e fuori casa di ogni livello. Si pretendono poi certificazioni che attestino la qualità del cibo offerto, e sempre nell’ottica di conciliare salute e buon cibo, si cerca una alternativa all’alcol e un atteggiamento più responsabile nei confronti della tavola: insomma buono non basta, deve fare anche bene. Una mano allo sviluppo del comparto la dà la tecnologia, con cose come stampa 3D di alimenti, realtà aumentata e le NFT culinarie, che potranno aggiungere valore, emozione e conoscenza alle esperienze gastronomiche tradizionali.

Biscotti di Pordenone

Food trend 2022 dolci

Per quanto riguarda il comparto dolce arriva Treat Report, l’ormai abituale ricerca condotta da Baileys interpellando esperti di tutto il mondo, a offrire uno sguardo approfondito sulle abitudini e le manie internazionali dei prossimi mesi. Pur con le necessarie differenze, alcune di queste mode potrebbero arrivare anche da noi, se non nello specifico, quanto meno negli orientamenti che rappresentano. Come quello che sancisce il ritorno a dolcetti e biscotti tradizionali (nella ricerca si parla di Snickerdoodles e Snowball anche chiamata Russian Tea Cake o Mexican Wedding Cake) nella versione originale o in golose variazioni su tema come nel caso di Cremella (donut farcito con gelato e ricoperto da topping) o di preparazioni ibride che incontrano piatti salati (Sharing Sticks pretzel stick o churros), ci sono poi le opere d’arte dolciaria, dalle forme incredibili, sculture architettoniche o riproduzioni di meraviglie della natura, altre che giocano la carte dei colori accesissimi (barbabietole e mais viola possono dare risultati stupefacenti) o glitter commestibili. Ma per chi volesse un tocco di semplicità, arriva in soccorso la frutta secca, con le noci a dominare la scena anche nel prossimo anno. E se non amate le preparazioni di pasticceria, basta una manciata per una merenda salutare ed energizzante.

Cugino, bar dell'hotel The Hoxton di Roma ©Andrea Di Lorenzo

Food trend 2022. Ospitalità a tutto tondo

Dal punto di vista dell’ospitalità tout court ci sentiamo di puntare molto sui ristoranti d’hotel, non più polverosi, ma neanche necessariamente d’alto borgo: la cronaca recente e le previsioni per il futuro ci parlano di una ristorazione pop, accogliente, e di spazi aperti agli esterno in diversi momenti della giornata, anche per la colazione. Tante le recenti aperture e tante anche le prossime: il 2022 sarà l’anno dell’approdo di super hotel e ostelli di design, con la Capitale a prendere la rincorsa per riallinearsi con il resto delle grandi città, nonostante il comparto soffra delle conseguenze di questo prolungato stato di restrizioni – è di qualche settimana fa l’annuncio della chiusura dello Hotel Majestic di via Veneto, che manda a casa 47 lavoratori. È forse una delle più visibili, ma non è certo l’unica. Doppio binario dunque per quanto riguarda l’ospitalità, soprattutto capitolina: da una parte grandi investimenti di catene internazionali, nomi del lusso o affordable coolness, dall’altra la crisi di un settore che attende con ansia i provvedimenti del governo.

Parità di genere - illustrazione di Ilenia Tiberti

La Fondazione Gambero Rosso, creata con lo scopo di dare attenzione e risalto ai temi di ordine sociale e della ricerca, porta avanti con dedizione questa rubrica dedicata alle donne, non tanto perché crediamo nelle quote rosa ma perché è fondamentale parlare e sensibilizzare sulla parità di genere. Ed è altrettanto fondamentale farci portavoce di donne che hanno raggiunto importanti obiettivi nel proprio settore. Qui l’intervista a Mariella Organi, ovvero colei che manda avanti con professionalità ed eleganza la sala de La Madonnina del Pescatore a Senigallia.

Mariella Organi

Intervista a Mariella Organi

Nella sua esperienza lavorativa quali sono stati gli ostacoli che lei ha dovuto affrontare in quanto donna?

Nelle mie esperienze lavorative nessuno, nel settore dell’ospitalità la figura femminile ha molte opportunità, una donna generalmente è affidabile, precisa, costante. Non mi sono mai sentita discriminata, ma ho avuto anche fortunatamente un’educazione che dava grande importanza al lavoro come strumento di realizzazione, il messaggio per me e mio fratello era lo stesso: impegno e serietà.

C’è mai stato un momento in cui ha pensato di smettere di lavorare?

Mai. Quando sono diventata mamma, dopo un mese ho ricominciato a lavorare, mi barcamenavo tra babysitter e nonni. A volte non riuscivo a staccare in tempo per la poppata e la tata che aveva partorito nel mio stesso periodo l’allattava al posto mio. Tra mezzanotte e l’una la andavo a prendere e la riportavo a casa. Era pesante, ma ero giovane e non ho avuto il minimo dubbio che dovessi riprendere a lavorare.

Nel suo attuale ruolo quali leve gestionali sta utilizzando per facilitare il mondo femminile?

Cerco di essere comprensiva, così come loro sono comprensive con le esigenze aziendali. Se ci sono emergenze familiari cerchiamo di fare il possibile affinché tutti siano sereni.

Quali proposte o modifiche proporrebbe alle autorità di governo per accelerare il raggiungimento della parità?

Asili nido con orari flessibili, bonus da spendere nel lavoro di accudimento e formazione, soprattutto a favore delle professioni autonome e di quelle con grandi variabili di turni. Decontribuzione a favore delle aziende che mantengono l’occupazione delle giovani madri.

Quali modalità e quali formule suggerisce per sensibilizzare e rendere consapevole il mondo maschile di questo gap? Un gap che, peraltro,conseguenze anche sul Pil

Campagne social che educhino: un giovane ragazzo che non sparecchia quando si alza da tavola sarà un uomo che non si farà carico del lavoro di cura e di crescita dei figli. Così come una donna che rinuncia alla carriera o al full time ha quasi sicuramente di fianco un uomo che sostiene di avere un lavoro più prestigioso e più redditizio di lei. E secondo me una donna che rinuncia al suo lavoro, sarà una donna meno indipendente economicamente da adulta.

Quale messaggio o consiglio si sente di dare alle donne che hanno capacità e desiderio di emergere, in particolare a quelle che stanno ancora lottando e alle giovani generazioni?

Alle giovani donne raccomando sempre di essere determinate, tra i 20 e i 40 abbiamo la possibilità di diventare mamme e di crescere professionalmente, l’una non esclude l’altra. Nessuno deve costringerci a rinunciare alla professione. Dobbiamo imparare a chiedere aiuto alla rete familiare, alle istituzioni, a spendere nel servizio di cura e di formazione; avere servizi non è un lusso è la base di una politica che investe nel futuro.

Ci racconti un aneddoto (positivo o negativo) di una delle sue esperienze sul tema.

Mia figlia è nata di domenica, il lunedì ci siamo messi in lista per il nido. Sono 24 anni che aspettiamo che si liberi un posto! Ho rinunciato ad essere madre una seconda volta, mi ero data come ultima chance i 40 anni, sono arrivata stanca, non me la sono sentita…

illustrazione di Ilenia Tiberti

> Scopri tutte le puntate della rubrica Parità di genere

Le migliori pasticcerie di Prato 2022

Dai dolci da forno – biscotti di Prato in primis – alle pesche dolci, Prato è un riferimento per l’arte dolce toscana, grazie soprattutto a due nomi come quello di Sacchetti e di Mannori, veri portabandiera di alta pasticceria. Ecco quali sono le insegne da non perdere secondo la guida Pasticceri&Pasticcerie 2022 del Gambero Rosso.

Paolo e Andrea Sacchetti con le pesche di Prato

Nuovo Mondo

Paolo Sacchetti ha trasformato la sua grande passione di bambino per i dolci in un’arte, perfezionata grazie all’apprendistato presso pasticcerie locali e grandi maestri italiani. Poco più di trent’anni fa, con la moglie Edi apre nel cuore di Prato la sua pasticceria. Membro di prestigiose associazioni professionali, in alcune delle quali ha rivestito incarichi di vertice, da qualche anno è affiancato dal figlio Andrea, forte di un lungo percorso formativo. Insieme sono una grande squadra, capace di un’offerta ai massimi livelli che sposa al meglio tradizione e modernità.

Paolo e Andrea Sacchetti, sono una coppia affiatata, e il loro lavoro a quattro mani ha consentito a questa insegna, da decenni un riferimento dell’arte dolce nazionale, di crescere ancora nel segno della modernità. Il repertorio classico è impeccabile, con alcuni must come la torta Fedora o la pesca di Prato entrati nella leggenda e ora assumono anche vesti più fresche, come nel caso del Pescamisù, nuova versione al caffè e crema al mascarpone del dolce simbolo cittadino. Tra le altre novità il Pan Ballotto, panettone con marroni del Mugello, che affianca il sempre ottimo panettone e il Giulebbe, lievitato con fichi, noci e glassa ai pinoli (ideale con lo zabaione maison al Vin Santo, in vasetti). Oltre ai meravigliosi lieviti da colazione e agli squisiti mignon, la ricca proposta segue le stagioni. Nei mesi freddi vale l’assaggio della gustosa torta di mele e dello spaziale Mont Blanc, nella bella stagione della squisita cheesecake ai lamponi e del Fagottino d’amore (lingua di gatto che contiene pan di Spagna con bagna alle fragole e limoncello, crema chantilly e frutti di bosco). Signature di Andrea la monoporzione con pan di Spagna alla mandorla, pralinato salato alla nocciola, caramello salato e ganache alla nocciola, con glassa al cioccolato e granella di nocciola e finitura di ganache alla vaniglia. Superba la pasticceria salata all’aperitivo.

via G. Garibaldi, 23 – 057427765 – www.pasticcerianuovomondo.com

Un dolce di Luca Mannori
Un dolce di Luca Mannori

Luca Mannori

Luca Mannori è un pasticcere con la passione per la musica. Entra a lavorare in banca, ma la sua esperienza tra conti e casse non dura a lungo. Nel 1987 rileva la piccola latteria di famiglia, trasformandola in un bar con tanto di laboratorio che diventa la fucina delle sue meravigliose creazioni dolci e in cioccolato, con le quali ha collezionato prestigiosi riconoscimenti. Oggi è uno dei grandi nomi dell’arte dolce nazionale.

Piuttosto difficile sintetizzare in poche righe la filosofia di Luca Mannori, un mix vincente di grande tecnica, estro e ingredienti di prima scelta. La stagionalità guida i ritmi in laboratorio, e lui spazia con disinvoltura su tutti i rami del dolce senza mai perdere la voglia di sperimentare e rinnovarsi. La colazione è un momento d’oro, grazie alla bontà delle sfoglie, dei meravigliosi croissant, dei budini di riso e delle parigine. Per un gustoso risveglio casalingo c’è la veneziana in confezione da 150g, da gustare magari insieme a una delle sue deliziose confetture. Le torte – proposte pure in monoporzione – sono capolavori di equilibrio e precisione, con creazioni ormai mitiche come la Setteveli (cioccolato, cacao e nocciole su base di pralinato ai cereali e pan di Spagna al cacao) e l’Abbraccio di Venere, imperdibili pure l’Imperiale (con frutti di bosco e crema chantilly al limone e cioccolato bianco) e il Roulé royale, con salsa di lamponi e crema leggera alla vaniglia. Superbi pure i recenti lievitati in vasocottura, in quattro profumazioni: Alchermes, Cognac, Madeira, tè verde e frutti rossi. Indimenticabile per originalità e fragranza il Panettone For All Seasons, declinato in ogni stagione con ingredienti diversi. L’eccellente cioccolateria e la biscotteria completano l’offerta insieme ai succhi di frutta homemade.

via A. Lazzerini, 2 – 057421628 – www.pasticceriamannoriprato.it

Pasticceria Guastini

Varietà e qualità sono le caratteristiche che meglio descrivono la pasticceria di Claudia e Alessio. Una proposta davvero ricca e sempre più centrata e precisa, che spazia dal dolce al salato, dalla tradizione a creazioni fantasiose e specialità a stelle e strisce che però non risultano mai stucchevoli o troppo cariche. Ne sono un esempio i cupcake, in mille gusti (caramello, pistacchio, lampone, persino pop corn) dalle creme ben bilanciate, e i tranci di Rainbow cake. La colazione qui è una vera festa, il ventaglio di possibilità è infinito e di grande soddisfazione. Ecco, infatti, danesi ben sfogliate con crema e fragole, ariosi fagottini, nodini con gocce di cioccolato, bomboloni, paste con crema, arance candite e glassa al Gran Marnier, ottimi cornetti, per i più golosi con impasto al cioccolato, ripieno al gianduia e glassa al cioccolato o farciti con caramello mou. Tutto da gustare con cappuccini decorati ad arte e deliziosi caffè speciali. Invitante la schiera di mignon: tartellette con creme e mousse, mini babà, bignè, cestini con crema e frutta; buone pure le monoporzioni, come le crostatine con fragole, la tarte citron e quelle cremose. Le torte hanno una bella estetica, vedi la cheesecake al lampone, su ordinazione cream tart e naked cake. Per gli amanti del salato gustosi bagel, focacce e schiacciate farcite, burger bun, pizzette tonde e al taglio.

v.le Borgo Valsugana, 194 – 0574510950

CONTENUTO SPONSORIZZATO

Albori Soave, Grand Cru e Monocultivar Peranzana sono tre varietà di olio extravergine di oliva estratto a freddo dalle migliori olive pugliesi, selezionate meticolosamente dai nostri contadini di fiducia.

Scopri il cofanetto degustazione di Albori: tutto il gusto dei nostri oli pugliesi racchiuso in una confezione in edizione limitata, realizzata in legno. Perfetto per arricchire la tua tavola o come regalo. All’interno si trovano tre bottiglie del nostro olio extravergine di oliva pugliese da degustare:

  • una bottiglia da 100 ml di Soave, un olio fruttato leggero, dal carattere gentile ed equilibrato, ottenuto dal blending di due qualità di olive che caratterizzano il territorio pugliese, ovvero Leccino e Peranzana.
  • Una bottiglia da 100 ml di Grand Cru, un olio fruttato maturo medio ottenuto esclusivamente da una selezione, unica e maniacale, delle olive raccolte a mano di sole 200 piante di ulivi secolari. Ogni anno la produzione è limitata e vengono vendute 1.500 bottiglie numerate.
  • Una bottiglia da 100 ml di Monocultivar Peranzana, ottenuto esclusivamente da olive Peranzana, una cultivar pregiata presente prevalentemente su un territorio ristretto al nord della Puglia. Si caratterizza per la bassissima acidità e per l’elevata concentrazione di polifenoli. È il nostro olio evo più intenso e piccante.

I nostri prodotti nascono dalla spremitura delle migliori olive selezionate meticolosamente dai nostri contadini di fiducia. Utilizziamo solo olive italiane di filiera tracciata e raccolte a mano, in modo da garantire la qualità del prodotto finale. Eseguiamo la molitura con la massima attenzione, lavorando in assenza di ossigeno per evitare l’ossidazione. La spremitura viene eseguita a freddo, nell’arco delle prime otto ore dalla raccolta, in modo da non alterare i principi organolettici. Grazie a questa selezione dei migliori metodi produttivi, tra tradizione e innovazione, riusciamo a garantire un olio extravergine d’oliva dalle proprietà benefiche intatte e dall’esperienza di gusto unica.

Lasciati conquistare dai sapori e dai profumi caratteristici della Puglia, scopri di più sul sito web www.olioalbori.com.

Scopri il programma Lezioni di Farina su Gambero Rosso Channel

Gambero Rosso Channel significa programmazione all day long, con repliche e prime visioni, sul canale 133 e 415 di Sky.

Anche oggi una giornata ricca di contenuti gastronomici golosi in grado di far venire l’acquolina a qualsiasi ora. A cominciare d Lezioni di Farina con Eleonora Baldwin che ci parla di idratazione, (alle 6, alle 12 e alle 21), seguita della puntata dedicata alla selezione climatica  (alle 6.30, alle 12.30 e alle 21.30). Nel pomeriggio, alle 17,  andiamo alla scoperta di Grattamacco, nel ciclo Le grandi cantine. In serata, alle 20.30, una prima visione tv_ Peppe Guida e Salumi da re con la puntata dedicata a lardo e mortadella affumicata Val di Non, mentre la replica di mortadella La Santo – schiena con lardo è alle ore 11. Beker on Tour con Fabrizio Nonis, l’esperto di barbecue e griglia,, alle 8, ci porta alla scoperta di polenta, speck, formaggio,  in replica anche alle ore 15. Doppio appuntamento con Maurizio Santin e il suo Dolcemente: alle 14 per andare in Emilia Romagna alla scoperta della cassatella reggiana, mentre alle 18.27 Santin torna insieme a Carmen Vecchione per preparare tartellette robiola e gelsi neri

 

I programmi di oggi

 

 

World Pizza Day 2022

World Pizza Day 2022

È nella giornata di Sant’Antonio Abate – 17 gennaio – che ricorre il World Pizza Day, la festa mondiale della pizza celebrata proprio in occasione del santo protettore degli animali, dei fornai e pizzaioli. Un bel modo per onorare uno dei piatti più amati in tutto il mondo, da sempre e per sempre tra i preferiti degli italiani: i dati recenti parlano infatti di 8 milioni di pizze sfornate al giorno in tutta la Penisola, per un totale di quasi 3 miliardi in un anno e un giro d’affari di 15 miliardi. Un movimento economico che supera in tutto i 30 miliardi, stando a quanto riportato dall’indagine Cna agroalimentare. La preferita? Sempre lei, la tonda. Tradizionale e cotta a legna, che continua a essere la più ricercata e apprezzata, nonostante la crescita esponenziale delle pizze “gourmet”, quelle frutto di studio e ricerca, come abbiamo avuto modo di registrare ancora una volta grazie alla guida Pizzerie d’Italia 2022.

I trend della pizza secondo gli artigiani

Tanti i pizzaioli coinvolti che hanno scelto di celebrare la pizza con una proposta speciale. Cristian Marasco de La Grotta Azzurra, per esempio, ha scelto una pizza fritta evolutiva, la Pizza con il Ragù di Nonna Nunzia, frutto di una doppia cottura prima in olio bollente e poi in forno a 300°C per conferire l’effetto crunch. Tra le novità di questa edizione c’è proprio l’assegnazione di targhe per coloro che si dedicano all’arte della pizza fritta, un rituale antichissimo che affonda le radici nella più popolare cultura napoletana del dopoguerra, e che oggi sta tornando alla ribalta. Insieme a tanti altri trend che continuano a spopolare tra gli addetti ai lavori e gli appassionati. Qualche esempio? Mirko Rizzo de L’Elementare Trastevere a Roma e Diego Vitagliano di 10 Pizzeria di Napoli e Pozzuoli – entrambi della scuderia Food Confidential – hanno detto la loro: Vitagliano conferma il piacere della croccantezza, “che attualmente sta spopolando e sono convinto che il successo sarà sempre maggiore”. Un impasto ad alta idratazione con una lievitazione di 12 ore, cotta nel forno elettrico a 300°C e poi a 280°C per rigenerare l’impasto. Rizzo, invece, si dedica alle opzioni vegane, “abbiamo pensato a una pizza interamente green”, per andare incontro alle esigenze di tutti e anche per chi ricerca una proposta più light, “però mai rinunciare al supplì fritto!”. Resta l’attenzione alla stagionalità, ora è tempo di Sweet Orange, “con puntarelle, zucca e cipolle arrostite, crema di patate dolci, crema d’aglio, paprika affumicata e olio extravergine d’oliva”.

Le abitudini di consumo degli italiani

In qualsiasi caso, la pizza regala felicità. Dalla ricerca “Abitudini di consumo della pizza” realizzata da Doxa per Eataly emergono numeri positivi: quasi 9 italiani su 10 la mangiano almeno una volta alla settimana e il consumo può arrivare fino a 2 volte per il 40% del pubblico, in particolare quando si tratta delle persone di età compresa tra i 18 e i 24 anni. Non solo: l’indagine mette in luce anche un cambio di mentalità tra i consumatori, che non percepiscono più la pizza come un alimento da concedersi raramente per via delle calorie, piuttosto come un comfort food da condividere in compagnia. Più di un terzo degli italiani, poi, dichiara di essere propenso a sperimentare gusti diversi e proposte nuove quando è fuori a cena, soprattutto persone tra i 18 e i 44 anni.

a cura di Michela Becchi

Mio-export---Domenico-Clerico---nella-foto-Oscar-Arrivabene

Questo articolo è stato pubblicato sul Settimanale Tre Bicchieri del 13 gennaio 2022

Per riceverlo gratuitamente via e-mail ogni giovedì ed essere sempre aggiornato sui temi legali, istituzionali, economici attorno al vino Iscriviti alla Newsletter di Gambero Rosso

Domenico Clerico è stato un artigiano-arista, di grande umanità e inesauribile curiosità, desideroso com’era di fare vini indimenticabili. Forti di tanta eredità, sua moglie Giuliana e l’enologo Oscar Arrivabene procedono in una linea produttiva che prevede graduali elementi di innovazione sia in vigna sia in cantina. Con risultati di pregevole valore su tutta gamma, dai più immediati Langhe, Nebbiolo, Dolcetto e Barbera d’Alba sino alle incantevoli proposte di Barolo, che derivano dai pregiati cru Ginestra, Bussia e Mosconi a Monforte d’Alba e Baudana a Serralunga d’Alba. Coma va il loro export? Lo abbiamo chiesto a Oscar Arrivabene.

Qual è la percentuale di export sul totale aziendale e in quali Paesi si concentra la vostra attività?

La vendita della nostra produzione si suddivide così: Il 60% viene esportata, il 40% resta in Italia. Circa la metà di ciò che viene esportato finisce sulle tavole Americane e la restante parte viene suddivisa tra Asia ed Europa.

Cosa è cambiato e come stanno andando le esportazioni dopo i vari lockdown?

Stanno andando molto bene, credo che chi ha seminato bene in passato, prima del marzo 2020, ed è riuscito a fortificare i rapporti, privilegiando relazioni di lungo corso nella vendita alla semplice performance nel breve termine, si sia poi trovato in una posizione di vantaggio quando la morsa dei lockdown si è stretta.

Il cliente ha voglia, dopo le restrizioni, di relazioni umane che possano garantirgli al momento dell’acquisto un volto e una storia.

Come sono cambiati l’atteggiamento e l’interesse dei consumatori stranieri nei confronti del vino italiano?

L’interesse per l’Italia e il vino italiano è sempre altissimo e negli ultimi anni noto una maggior consapevolezza del cliente verso i vini italiani di fascia alta. Non solo nella loro accezione più romantica legata alla Bella Vita e al saper vivere italiano, ma come vini che sanno mantenere il loro valore anche nel lungo periodo e dare una garanzia di qualità costante nelle diverse annate.

La serietà, perseveranza e capacità di non scendere a compromessi dei nostri vignaioli (a volte anche rinunciando al fatturato, non producendo un’annata quando non soddisfatti), sta finalmente dando i suoi frutti!

Avete un export manager – o più di uno – dedicato? Come lo avete selezionato? 

Abbiamo più export manager dedicati ai singoli mercati, selezionati per competenze e capacità nel trasmettere i valori aziendali, di quella che è sì un’azienda, ma soprattutto una famiglia che produce vino da più di 40 anni. Li definirei i ormai più degli amici di famiglia che degli “export manager”.

Ci racconti un aneddoto (positivo/negativo) legato alle sue esperienze all’estero.

Una cena con dei clienti nel 2015, a Oakland, vicino a San Francisco, stavo parlando della vigna da cui nasce il nostro CiabotMentin nel MGA Ginestra, spiegando dov’era posizionata geograficamente: in una piccola valle, esattamente speculare alla vigna di un altro noto produttore. La persona davanti a me mi interrompe, chiedendomi se la nostra vigna fosse esposta ad Est (la vigna è esposta ad Est e la cosa mi sorprese molto). La preparazione di questa persona, riguardo il territorio di Barolo era tale da conoscere l’esposizione della vigna davanti perché dava i natali ad uno dei suoi vini preferiti e ricavare così a logica l’esposizione della nostra vigna. Questo è ciò che intendo quando parlo dell’interesse e della preparazione di alcuni consumatori stranieri, veri ambasciatori del territorio più che semplici clienti.

Domenico Clerico – Monforte d’Alba – Cuneo – www.domenicoclerico.com

Gambero Rosso Channel significa programmazione all day long, con repliche e prime visioni, sul canale 133 e 415 di Sky.

La giornata inizia presto con una nuova puntata de L’isola del barone, dedicata a spaghetti astice e zafferano e involtini di prosciutto ragusano e zafferano, alle 6 (in replica anche alle 12 e alle 21). Per gli amanti della griglia, alle 8 e alle 15 c’è l’appuntamento con Fabrizio Nonis e Beker on Tour che ci porta in riviera per il ciclo Sulle strade del vino. Alle 8.28 e alle 17si torna a parlare di Grandi Cantine con Caviro. Alle 18.36 è il momento di Dolcemente con, nella puntata di oggi Carmen Vecchione e il transetto mandorla e limone. La puntata di oggi di  Parola di Chef è dedicata a Adriano Magnoli, in prima visione alle 7 e alle 19.

 

I programmi di oggi

 

 

CONTENUTO SPONSORIZZATO

Con la sua collocazione territoriale, la sua tipicità e un sistema di produzione orientato all’ottenimento di prodotti di qualità elevata, l’agroalimentare è un settore che richiede sistemi di trasporto atti a valorizzarne le peculiarità, mantenendone intatte tutte le caratteristiche nutrizionali e organolettiche.

Un aspetto reso ancora più evidente dalle nuove sfide della grande distribuzione, che deve tenere il passo a un mercato sempre più esigente in tema di genuinità e sicurezza alimentare. A far fronte a queste particolari esigenze, il trasporto di prodotti a temperatura controllata, una modalità che preserva il valore degli alimenti e ne garantisce la perfetta conservazione.

Trasporto alimenti surgelati a temperatura controllata

Una delle reti di trasporto a temperatura controllata, a cui è oggi è richiesto il meglio in termini di performance e affidabilità, è quella dei prodotti alimentari a temperatura negativa. Quest’ultima è resa necessaria dal massiccio ricorso della tecnica della surgelazione, che oggi permette di portare in tavola alimenti di tutti i tipi, anche sfidando i classici limiti della stagionalità.

Tuttavia, al fine di soddisfare i molteplici standard in fatto di sicurezza alimentare, è importante che non venga mai interrotta la cosiddetta catena del freddo, ovvero quei passaggi atti a garantire, dalla fase iniziale di approvvigionamento a quella finale della grande distribuzione, l’integrità alimentare dei prodotti.

Naturalmente, per evitare che durante il trasporto si registrino criticità che possono avere un impatto negativo sulla qualità degli alimenti è importante affidarsi ad aziende con una vasta esperienza nel settore della supply chain del surgelato.

Realtà come STEF, ad esempio, che opera quotidianamente per offrire un sistema logistico del surgelato efficiente, atto a preservare la qualità degli alimenti in ogni anello della catena del freddo.

Il trasporto degli alimenti surgelati di STEF, infatti, avvalendosi di magazzini refrigerati, è in grado di raggiungere qualunque destinatario, dalla grande distribuzione, al comparto Ho.Re.Ca, fino ai piccoli negozi sul territorio, senza compromessi sulla qualità.

Il trasporto degli alimenti freschi

Il trasporto a temperatura controllata è un fattore estremamente importante anche per gli alimenti freschi: infatti, a prescindere dalla loro tipologia, affinché questi prodotti giungano al consumatore perfetti, senza alcun principio di deterioramento e del tutto idonei al consumo, è importante che ogni processo della supply chain sia pianificato con cura, prevedendo una fase di logistica che si avvalga, in tutte le fasi del trasporto e della movimentazione, di una rete flessibile, efficiente e costantemente monitorata.

Ma nella fase di trasferimento a temperatura controllata dei prodotti deperibili, ad avere un ruolo estremamente importante sono anche i veicoli adoperati per il trasporto, mezzi di tutte le dimensioni, adatti a coprire qualunque distanza, ma sempre equipaggiati di opportune celle frigorifere per evitare che le merci subiscano sbalzi di temperatura.

Infatti, tutti i mezzi per il trasporto di alimenti freschi, sia essi di piccole o di grandi dimensioni, oltre a essere realizzati con materiali isolanti, sono dotati di opportuni termostati, che permettono di monitorare la temperatura all’interno della zona di carico ed azzerare l’eventualità che si verifichino sbalzi di temperatura.

Alimenti termosensibili: l’importanza del trasporto a temperatura controllata

Il trasporto a temperatura controllata è una risorsa ampiamente adoperata anche per quanto riguarda i prodotti termosensibili, ovvero quegli alimenti che, pur non richiedendo lo stoccaggio in celle frigorifere, affinché giungano al consumatore in perfette condizioni non devono essere esposti a temperature troppo alte o troppo basse.

Per questi prodotti è necessario prevedere un trasporto altamente specializzato, che mantenga la corretta temperatura in modo rigoroso e indipendentemente dall’alternarsi delle stagioni dell’anno.

Il mantenimento di una temperatura ottimale, infatti, fa sì che i prodotti termosensibili restino integri per tutta la filiera e conservino i loro standard di qualità sia per quanto riguarda il sapore sia per quanto riguarda la sicurezza.

Scopri la storia di The French Bastards

The French Bastards

Un curioso caso di imprenditoria giovanile, quello dei “bastardi francesi”, i giovani Julien Abourmad, David Abehsera e Emmanuel Gunther cresciuti nel 15esimo arrondissement che da qualche anno hanno conquistato la capitale francese con la – anzi, le – loro boulangerie d’avanguardia. Look hipster, come si addice alla nuova ondata di menti brillanti che stanno cambiando le sorti della ristorazione internazionale, attenzione alla qualità, alla provenienza, cura maniacale del dettaglio, comunicazione brillante e quel pizzico di savoir-faire che non guasta sono le caratteristiche principali di The French Bastards, panificio contemporaneo che ha già fatto breccia nel cuore dei consumatori del secondo e 11esimo arrondissement. E che a fine 2021 è approdato anche nella parte occidentale di Parigi, al 17esimo arrondissement, più precisamente in Place Saint-Ferdinand, dove da poco più di un mese c’è un nuovo angolo che profuma di pane buono.

Scopri la storia di The French Bastards

The French Bastards: i prodotti

La terza boutique firmata dai tre amici-soci conserva lo spirito originale del locale, in perfetto stile industrial, con pareti di mattoni, elementi in ferro e legno perfettamente integrati tra loro. Non manca il laboratorio a vista, dove ammirare la preparazione in diretta delle tante delizie. Croissant, naturellement: ariosi, sfogliati, leggeri e carichi di burro di prima scelta, disponibili in un’infinità di varianti, affiancati dagli immancabili pains au chocolat. E poi i cruffin, tra i fiori all’occhiello del locale, torte e biscotti, senza dimenticare i molti prodotti di panificazione, dalle focacce ai pani, tutti frutto di una grande ricerca sulle farine. Altra specialità della casa, la babka, fatta con la ricetta della nonna di Julien e le variazioni stagionali di Saint-Honoré: al cioccolato in autunno, al caramello e noci pecan in inverno, al caffè e nocciola in primavera e al lampone e pistacchio in estate. Oltre alle ottime farine, alla base dei dolci c’è un burro d’eccezione: il beurre d’Isigny, che vanta addirittura la certificazione Dop, un burro piuttosto giallo, dolce e perfetto per i veri amanti del genere.

Scopri la storia di The French Bastards

Il marchio The French Bastards

Il prossimo passo? Continuare a impastare, sfornare, e poi tornare a viaggiare con un ritmo più frequente – altra grande passione in comune dei tre amici – e magari aprire un giorno anche in altri Paesi. Quello di The French Bastards si presta, infatti, a diventare un brand internazionale, facilmente riconoscibile, dall’identità forte e il carattere deciso. Del resto, con un nome così provocatorio, le strategie di marketing promettono bene (il motivo, in realtà, è legato all’appellativo ironico con cui Julien veniva salutato dal suo capo durante l’esperienza lavorativa in Australia, “Hey, bastardo francese!”). Tra gli obiettivi a breve termine, invece, la presentazione della versione invernale della Tropézienne a febbraio, con una pasta brioche al carbone vegetale, pralinato al carbone e vaniglia e crema diplomatica alla vaniglia, oltre alla pavlova che al nuovo indirizzo sarà presente nella versione al cioccolato.

thefrenchbastards.fr/

a cura di Michela Becchi

index.php
Abbonati a Premium
    [polylang]
X
X