Futuro rosa

“L'Abruzzo punti sul Cerasuolo: il rosato non è più il piano B”. L’invito della produttrice Valentina Di Camillo

In un momento di difficoltà per i rossi, la regione riscopre la sua antica tradizione in rosa: “Per anni abbiamo sbagliato a comunicarlo. Ricarichi al ristorante? Inutile darsi la colpa a vicenda”

  • 16 Ottobre, 2025
Per vedere più contenuti su Google, aggiungici alle fonti preferite
Per vedere più contenuti, aggiungici alle fonti preferite

«L’Abruzzo del vino torni a credere nel rosato». A dirlo è la vignaiola Valentina Di Camillo, alla guida, insieme al fratello Luigi, di Tenuta I Fauri, l’azienda che proprio con il Cerasuolo d’Abruzzo – Baldovino ’24 – si è aggiudicata il premio Rosato dell’Anno della guida Vini d’Italia 2026 del Gambero Rosso. In un momento in cui il mercato per i grandi vini rossi sembra essere meno appetibile, la regione ha una carta importante da giocare: il ritorno al passato per riscoprirsi più contemporanea che mai (vedi anche le riflessioni della Master of wine Elizabeth Gabay sul rosato italiano nel mondo).

Dunque, dopo decenni in cui si è detto che fosse l’anno del rosato, ora lo è davvero?

Potrebbe davvero essere la volta buona. Per noi sicuramente lo è e questo ci ha colto di sorpresa. Non solo per il Premio del Gambero Rosso, ma perché per il primo anno il nostro Cerasuolo è diventata la nostra prima referenza in Italia.

Numero di bottiglie prodotte?

Fino ad ora solo 15mila.

Quindi, in un momento di calo dei consumi, il rosato può essere il coniglio da tirare fuori dal cilindro per tutta la regione?

Sicuramente è un supporto in un momento non facile soprattutto per i vini rossi.

Valentina e Luigi Di Camillo premiati per il miglior Vino Rosato 2026 del Gambero Rosso

Ma cosa ha impedito fino a qui al rosato, e in particolare al Cerasuolo d’Abruzzo, di affermarsi sul mercato? Non ci avete creduto abbastanza?

Sono convinta che molto sia dipeso dal racconto che si è fatto. Un racconto sempre a metà, un quasi rosso dal colore meno forte. Anche l’Abruzzo fino ad oggi lo ha raccontato come un piano B.

E oggi lo riscopre come Piano A…

Per noi lo è. Se ogni genitore ha un vino preferito, per me è decisamente questo. Non un vino rosato, ma un vino. Punto.

Il vostro, in particolare, è un ritorno al passato ad un colore meno provenzale e più deciso.

Sì, abbiamo ripreso in mano la tradizione. E abbiamo addirittura osato un affinamento in anfora per una particella di 800 bottiglie: un nuovo inizio e ci ricorda quanto sia importante continuare a mettersi in gioco.

Quest’onda rosa ha un seguito importante di produttori o sono ancora in pochi a crederci?

Quello che ci fa piacere è vedere che c’è un fronte interessante di produttori che sono tornati al Cerasuolo. Qualcuno non si è mai staccato, altri hanno azzardato versioni più semplici e remunerative. Ma in generale ora si torna a credere nell’identità di questo vino: al Cerasuolo non solo come colore (su cui ogni produttore ha una propria interpretazione; ndr), ma come idea della ciliegia che lo definisce e lo rende unico.

Possiamo, quindi, affermare che è il Cerasuolo, e non il Montepulciano d’Abruzzo, il vero vino della regione?

Il vero abruzzese beve il Cerasuolo: a casa nostra, a tavola, non è mai mancato. Raramente ricordo il Montepulciano. Il motivo è nella sua piacevolezza. Diciamo che è la versione più conviviale del rosso. E oggi è un vino che tiene assieme tutte le generazioni. Un vino, figlio di una viticoltura antica, che oggi è tornato estremamente contemporaneo.

Cosa ci dice, invece, degli Stati Uniti. La vostra cantina è abbastanza presente Oltreoceano: come sta andando con i dazi?

Non è un momento facile per il vino, ma mi piace considerarlo un periodo di passaggio. L’Abruzzo, in particolare, credo che possa avere un vantaggio competitivo da sfruttare: il buon rapporto qualità prezzo che ha sempre contraddistinto i vini della regione. E proprio questa accessibilità oggi può rivelarsi una possibilità in più da sfruttare. Anche per quel che riguarda il rosato, in cui gli Stati Uniti sembrano credere molto.

Ci crede anche il vostro Consorzio?

Assolutamente sì. Se prima venivano promossi sempre e solo i rossi e bianchi regionali, oggi il Cerasuolo non manca mai da nessun evento.

Visto che la ristorazione è il vostro canale principale, che ne pensate del tema dei ricarichi? Di chi è la colpa?

Credo che non sia giusto scaricare la colpa su una categoria o sull’altra, come ho visto fare nelle ultime settimane. In un momento di difficoltà, capisco che la tentazione sia forte, ma non lo trovo un esercizio né simpatico né utile. Al contrario, bisognerebbe essere alleati nel trovare soluzioni. Ma prima di tutto bisogna capire che è un momento complicato per tutti e che ognuno ha il suo ruolo nella filiera, noi produttori, così come i ristoratori, senza dimenticare i distributori che ci sollevano da una serie di impegni quotidiani.

© Gambero Rosso SPA 2026 – Tutti i diritti riservati
P.lva 06051141007
Codice SDI: RWB54P8
registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma

Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]

Made with love by
Programmatic Advertising Ltd

© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.

Made with love by Programmatic Advertising Ltd