L'intervista

"Dopo l’incidente in moto ho lasciato l’alta cucina": oggi è un influencer da 800mila follower

La gavetta l'ha fatta nelle cucine dei grandi chef la fama l'ha trovata sui social. Tutta la storia del cuoco influencer che urla sui social

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Di follower ne conta quasi 800mila, e ognuno di loro sa che ogni video si chiude con un urlo finale, come da urlo sono le sue ricette che mettono insieme creatività, curiosità e tecnica. Dalle cucine professionali, passando per quelle di casa, fino ad arrivare a quelle social, Alessio Pellizzoni è uno dei food influencer più seguiti d’Italia. Ecco la sua storia.

Dove e quando ha imparato a cucinare?

Ho iniziato a 11-12 anni da autodidatta, poi ho frequentato l’alberghiero e in seguito ho iniziato a lavorare in cucine professionali.

Quali?

Tra le esperienze più importanti ci sono lo stage da Trussardi alla Scale e quello da Enrico Crippa ad Alba. Poi ho continuato con catering e altri ristoranti, fino al Covid.

Poi cosa è successo?

Dato che tutti i ristoranti erano chiusi, ho iniziato a girare dei video sui social con le mie sorelle appena diplomate, poi nel 2021 ho avuto un incidente in moto e tutto è cambiato, ho lasciato il mondo della ristorazione e mi sono concentrato ancora di più sui video social.

Questo è il suo lavoro principale attualmente?

Sì, assolutamente.

Ha pensato mai di tornare in cucina?

In modo continuativo non mi è possibile per via del disagio alla gamba post incidente: non mi consente di fare acrobazie, qualcosa riesco a farla spot, ma poi risulta molto faticoso.

Al di là del suo problema, pensa che il lavoro nella ristorazione sia più impegnativo di altri lavori?

Il mondo della ristorazione è sempre stato faticoso, ricco di compromessi riguardo a vita personale, senza tempo libero, però c’è da dire che ho conosciuto tante persone che hanno stili di vita complicati anche non lavorando nell’ambito della ristorazione; quindi, con la giusta passione si può fare, nessuno ti ha puntato la pistola alla testa.

Le è mai capitato, nelle cucine professionali in cui ha lavorato, di subire atteggiamenti aggressivi dagli chef?

Sì, mi è capitato di aver problemi in cucina con delle persone, ma si cerca di essere il più civili possibili, anche perché può capitare visto che si lavora in tanti in poco spazio a ritmi serrati con qualità alta. Il litigio succede in qualsiasi tipo di lavoro, non condanno questo più di tanto.

Che ne pensa delle guide gastronomiche?

La vedo in un’ottica ristorativa: non vanno prese come un obiettivo, ma come una conferma che si sta lavorando in un determinato modo. Deve essere un premio non un obiettivo.

E se Meta a un certo punto chiude i rubinetti o le hackerano il profilo, che fa?

Io non mi appoggio solo a Meta, ma anche a Google e TikTok.

Quindi non ha un piano B?

Sì, ma non sono legati ai video sui social, se dovessi chiudere questo capitolo di vita farei altro.

Cosa?

Se ci fosse possibilità ritornerei in cucina, oppure ho una grande passione per le professioni medico-sanitarie, lavorerei in ospedale.

Come mai questa scelta?

Perché sono riconoscente verso questi ruoli, mi hanno tenuto attaccata una gamba, ho familiarizzato con il personale e con alcuni siamo diventati amici. Ho vissuto l’ospedale da paziente, ero diventato la mascotte del reparto. Rispetto queste professioni che fanno forti sacrifici.

È vero che in ospedale si mangia malissimo?

È vero (sorride, ndr.). Tant’è che grazie a qualche amico OSS, ordinavo il delivery. Comunque, credo non sia facile preparare migliaia di pasti in poco tempo.

Da dove cerca ispirazione per le sue ricette?

Non ho una tradizione culinaria in famiglia, tutte le idee derivano da esperienza professionale personale e dagli stimoli esterni che ricevo tutti i giorni soprattutto dai social.

Le riprese e la lavorazione le fa in autonomia o si serve di una squadra?

Mi aiuta un ragazzo videomaker che sta facendo l’accademia, per il resto alcune riprese le faccio da solo, il montaggio lo faccio io, e poi c’è anche una mano dalla mia agenzia.

Con tutti questi food influencer non pensa che a un certo punto lei possa diventare noioso perché omologato agli altri?

Mi ritengo abbastanza, non dico unico, ma differente. Qualcuno potrà stufarsi, ci può stare ma vuol dire che ho stufato io, non ci vedo nulla di troppo sbagliato.

Dove va a finire tutto il cibo che cucina?

Combatto lo spreco alimentare da anni, non butto il cibo, una parte va in famiglia, abitiamo a 15 minuti di distanza, li invito o vado io; i lievitati vengono congelati ho il freezer pieno di pane; poi registro due giorni a settimana e mi lascio le cose in modo strategico, tattico per i giorni in cui non faccio video.

Quando non cucini per lavoro, cosa prepara a casa?

Pasti semplici, economici e rapidi.

Per esempio?

Pasta al pomodoro, zuppe, ramen, tante verdure arrosto forno. Non mangio molta carne o pesce, fra le proteine prediligo latticini e uova.

Quali posti frequenta fuori casa?

Sono di Milano e sono molto affezionato alla cucina tradizionale sia milanese che del nord Italia come polenta, brasati, pizzoccheri, adoro la cucina gourmet ma sono anche appassionato di street food.

C’è un boom della cucina asiatica, cosa ne pensa di questa tendenza?

Adoro coreana, mette una pezza sull’unica mancanza che abbiamo nella cucina italiana, ossia gli estremismi: in Italia è difficile pietanze tanto piccanti, tanto fermentate, sono caratteristiche che apprezzo.

Ha mai fatto diete?

Da ragazzino non adesso sono sereno, non ho grossi problemi, non ho motivazioni per farla.

Qual è il suo comfort food?

Tagliatelle al ragù.

Hai un ricordo sul cibo che la lega all’Alessio bambino?

Pasta al pomodoro, era uno dei piatti che mi faceva mia nonna: rigorosamente tortiglioni Barilla e sugo con aglio, cipolla e chiodi di garofano, con Parmigiano sopra.

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