Il Vermentino è un’uva che ama il mare, il sole e la salsedine. Lo abbiamo evidenziato in maniera netta sul mensile di settembre, vuole calore per maturare alla perfezione, ma ha anche bisogno di temperature non troppo elevate – soprattutto di notte – per evitare scottature e crolli di acidità. Non è un caso che più si scende a sud nel Mediterraneo, più i suoi territori di elezione si allontanano dalla fascia costiera: in Gallura, le vigne superano spesso i 400 metri di altitudine e toccano punte di 550. In quelle storicamente molto vocate dei comuni di Monti, Telti e Calangianus, la riviera e la sagoma imponente dell’isola di Tavolara si scorgono all’orizzonte dai punti più alti, ma, più che il mare, a definire il paesaggio è la cuspide granitica del Monte Limbara, il secondo più alto dell’isola con i suoi 1.390 metri. Svetta su di un paesaggio fortemente mediterraneo tra sugherete e uliveti, ma anche continentale. Capita, soprattutto di mattina, che vigne e boschi appaiano circondati da brume e foschie che ricordano quelle di altre zone vitivinicole dell’entroterra peninsulare.

È forse per questo che, nelle sue migliori espressioni, il Vermentino gallurese è contraddistinto da una finezza più continentale che marina, anche se non rinuncia a solarità e pienezza. Lo sanno bene Raffaele Gregu, suo fratello Federico e la compagna Marianna, che con le due annate commercializzate del loro Vermentino di Gallura Superiore di punta, Pitraia, hanno agguantato i Tre Bicchieri della Guida Vini d’Italia per due anni consecutivi.
La loro azienda è nata solo nel 2014, ma ha fatto passi da gigante nell’arco di pochissimi anni, grazie ad un approccio oculatamente cosmopolita: Raffaele e Marianna viaggiano molto, sia per vino che come sponsor di competizioni sportive, tra cui la formula uno sull’acqua. Hanno un background imprenditoriale ed esperienze lavorative pregresse a Londra, dove tornano ogni volta che possono; assaggiano vini dal mondo. Riescono, insomma, ad avere visione non scontata del mondo del vino oltre le sponde dell’isola. E se da un lato l’impostazione produttiva la si deve all’enologo sardo Angelo Angioi, già fautore di numerosi progetti di successo in regione, dall’altro possono contare da qualche tempo sulla consulenza di Calogero Portannese, ex amministratore delegato Tenuta di Trinoro in Toscana e Passopisciaro sull’Etna, che gli sta dando man forte nella ricerca di una cifra stilistica contemporanea.
Gli ettari vitati sono circa venti, principalmente coltivati a Vermentino ma con buona presenza di uve rosse come Cannonau, Carignano, Muristellu, Merlot e Syrah. Al Pitraia è dedicata una piccola parcella: “ Si trova in mezzo al bosco e all’incrocio tra due fiumi – spiega Raffaele – è per questo che in alcune annate, ma non tutte, sull’uva si sviluppa la muffa nobile”. Le due edizioni prodotte finora, assaggiate in comparativa, riescono interpretare l’annata di riferimento molto bene: il 2021 è figlio di una stagione più fresca e richiama certi vini francesi prodotti con lo stesso metodo: la botrytis cinerea, concentrando gli acini, dà vita a un colore dorato intenso, che anticipa profumi di zafferano, miele e agrumi canditi con un accenno idrocarburico. In perfetto equilibrio tra polpa e acidità, il finale è lungo, salino e piccante di erbe spontanee. Il 2022, invece, ha la polpa e l’esuberanza dei bianchi mediterranei: più ricco e meno marcato dalla muffa nobile, con accenti esotici e floreali. Lo sviluppo è diverso per cremosità e volume, ma non meno definito ed equilibrato.
Il Pitraia non è l’unico Vermentino di Tenute Gregu: c’è il Selenu, selezione senza botrytis cinerea, e il Rias, vino “base” che in gioventù che gioca su note più classiche, salvo poi esplodere in evoluzione. Assaggiata di fianco all’ultima versione 2024, la 2014, prima annata prodotta, stupisce con un naso idrocarburico da far impallidire certi Riesling; il corpo è relativamente leggero, la freschezza intonsa e il finale lungo e complesso. Altro che vino “entry-level”!
Tra i rossi sorprende Raighinas 2024, il Cannonau affinato in acciaio, con un mix di frutto e spezia e tannini leggeri: perfetto per il pane frattau che Marianna, già private chef, prepara per gli ospiti che d’estate vengono a degustare nel dehors vista vigne e a prendere un po’ del fresco serale della Gallura. Ma le partite migliori appartengono alle ultime annate e sono ancora in affinamento nei tini d’acciaio: “ l’obiettivo sarebbe rinunciare ai blend per produrre tutti i vitigni rossi in purezza: anche quelli internazionali” spiega Raffaele. Un’altra idea che conferma una certa chiarezza di visione e lascia intuire ottime prospettive di sviluppo per l’azienda.
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