Le Nuove tecniche genomiche (Ngt) in agricoltura, chiamate anche Tecnologie di evoluzione assistita (Tea), iniziano a vedere la luce. Il lungo iter che sta portando alla loro approvazione definitiva a livello europeo, con un regolamento ad hoc, sta per concludersi. Il Consiglio dell’Ue e il Parlamento dell’Ue hanno annunciato di aver siglato l’accordo provvisorio giovedì 4 dicembre, in sede di trilogo, su un quadro normativo proposto dalla Commissione Ue che mette assieme le esigenze di sicurezza umana e animale con quelle dell’ambiente e con gli obiettivi europei sulla sostenibilità. L’intesa, che andrà ratificata singolarmente da Consiglio e Parlamento prima di entrare in vigore, arriva dopo una lunga fase di stallo nel confronto politico-istituzionale e una decisiva ripartenza a marzo 2025, a seguito del via libera del Coreper, il Comitato dei rappresentanti permanenti dei governi degli Stati membri dell’Ue.
Uno dei punti più importanti del negoziato è la netta distinzione tra piante Ngt di categoria 1, che sono assimilate alle varietà convenzionali, e piate Ngt di categoria 2, soggette alle norme Ogm con etichettatura obbligatoria. Per le Ngt 1, è prevista una procedura semplificata per la loro messa in commercio, e soprattutto non ci sarà un’etichettatura specifica. Si tratta di piante più resistenti ai cambiamenti climatici (tra cui siccità ed eccesso di piogge), che consentiranno di ridurre l’uso di pesticidi e fertilizzanti. Il regolamento entra anche nel merito dell’etichettatura, della proprietà intellettuale e dei brevetti, che rappresentano temi importanti per valorizzare l’innovazione a beneficio degli enti di ricerca, dei produttori e degli agricoltori, con l’obiettivo di evitare la concentrazione dei brevetti nelle mani di pochi enti.

Parlamento europeo – foto di Udo Pohlmann da Pixabay
Il Crea, ente di ricerca vigilato dal Masaf, coordinatore del progetto Tea4It, per lo sviluppo di varietà resilienti e di alta qualità, spiega che le nuove varietà di piante saranno capaci di esprimere le caratteristiche qualitative e nutrizionali delle principali colture italiane: pomodoro, melanzana, cereali a paglia (orzo, frumento duro, riso), specie arboree come vite, citrus, pioppo, kiwi, melo. Tutte queste varietà saranno sviluppate mediante le Tea, in particolare genome editing e cisgenesi (classificate come Ngt-1), tecniche che identificano i geni chiave e consentono di progettare interventi in laboratorio sempre più precisi, ispirati ai processi naturali. Temi, tra l’altro, affrontati anche nel corso di alta formazione Il vino del futuro , disponibile online e on demand sul sito di Gambero Rosso Academy.
Le nuove piante editate saranno sottoposte a rigorose analisi genetiche, per verificarne la classificazione come Ngt-1 e testate in sperimentazione in campo per confermare la corrispondenza tra i risultati di laboratorio e le reali condizioni ambientali. L’Italia, in questo, è uno dei Paesi più all’avanguardia, soprattutto nel settore vitivinicolo. Anche se non sono mancati atti di vandalismo clamorosi come la distruzione del campo sperimentale di San Floriano in Valpolicella, curato dall’Università di Verona. Il futuro per la difesa dei vigneti dalle nuove fitopatie passa per le Tea, come aveva sottolineato al settimanale TreBicchieri già a dicembre 2023, Riccardo Velasco, direttore del Centro di ricerca in viticoltura ed enologia del Crea. Il Paese ha giocato d’anticipo anche da un punto di vista delle norme nazionali, aprendo alla sperimentazione in campo già dal 2022.

Il vigneto sperimentale Tea a San Floriano, Valpolicella
Soddisfatti dell’intesa i sindacati agricoli, che parlano di «svolta storica», da Coldiretti a Confagricoltura e Cia-Agricoltori italiani che, tuttavia, punta il dito contro i critici delle Tea: «Hanno parlato di “nuovi Ogm” ma così non è – spiega il presidente Cristiano Fini – perché il miglioramento genetico che si ottiene con queste tecniche esclude qualsiasi trasferimento di Dna tra organismi appartenenti a specie diverse. In questo modo, possiamo rispondere alle esigenze e alle difficoltà che i nostri agricoltori fronteggiano ogni giorno. Nessun passo indietro, ora, per la prossima approvazione finale da parte della plenaria di Parlamento europeo e Consiglio».
«Rivendichiamo con orgoglio – ha dichiarato il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida – un risultato che permetterà di avere colture più resilienti, più produttive, con meno utilizzo di pesticidi e di acqua. Non si tratta di Ogm, ma di tecniche innovative che consentono miglioramenti mirati e naturali. L’Italia è all’avanguardia in questo settore, con i nostri scienziati e ricercatori del Crea in prima fila nello sviluppo di soluzioni che rafforzano la sostenibilità e la competitività del nostro sistema agroalimentare»
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