La recente visita del Papa in Turchia, con il richiamo simbolico al Concilio di Nicea e allโidea di unโunitร cristiana, si sovrappone a una realtร fatta di pluralitร . In Anatolia, questa pluralitร non emerge nei dogmi, ma nelle pratiche quotidiane e soprattutto nelle tavole festive, dove Natale e Capodanno continuano a raccontare storie diverse, profondamente radicate nei luoghi. Qui il calendario liturgico si intreccia con il territorio e le stagioni, con i colori e con la luce dei piatti.
E se a Natale, festa legata al Cristianesimo che in Turchia รจ minoranza assoluta, sono solo le famiglie di origine cristiana che festeggiano con piatti tradizionali – come gli armeni o i cristiani della Chiesa Siriaca – รจ poi a Capodanno che le diverse culture si intrecciano e che nel corso di contaminazioni lunghe secoli e secoli hanno dato vita a piatti piรน o meno comuni per la festa del nuovo anno: dai Meze (antipasti come hummus, melanzane e yogurt) al pesce al forno (nelle cittร di mare) dalla carne ripiena (tacchino, agnello) con riso a insalate fresche e a dolci come il Baklava; dal Kebab (in varie forme) el Lahmacun (pizza turca): specialitร onnipresenti, accompagnate spesso dal Raki, il tradizionale distillato a base di anice.

ยซTra gli Armeni di Diyarbakir, ancora oggi il digiuno inizia come da tradizione il 28 dicembre – racconta Silva รzyerli un’armena della cittadina sull’altopiano del Kurdistan che produce liquori artigianali ed รจ autrice di diversi libri sulla tradizione culinaria del suo popolo – Il Capodanno viene celebrato con una tavola interamente vegana, mentre a Istanbul la carne era giร presente da tempo. ร ed era un tempo di attesa piรน che di rinuncia, e anche la tavola ne seguiva il ritmoยป.
I piatti sono – erano – pochi, essenziali e preparati senza carne, riconoscibili per i loro toni chiari, adatti a un momento di passaggio. Dolma โfalsoโ di melanzane secche, iรงli kรถfte vegane con tahina e zuppe bianche come lโayran asi accompagnano il rito della tavola, legati allโidea di entrare nellโanno nuovo in uno stato di purezza.
Al centro della tavola tradizionalmente c’รจ il mezalak (erba agbandir), raccolto dโestate, intrecciato come una treccia e fatto seccare al sole. Bollito con grano spezzato, viene servito nel piatto scavato al centro, con melassa dโuva versata a conca e noci sopra. Un gesto pensato come augurio, secondo la logica dellโasure, mettere insieme ingredienti diversi per richiamare fertilitร e continuitร .
ยซIl 5 gennaio, vigilia dellโEpifania, il pesce รจ invece d’obbligo. La tavola si allarga e tutto viene disposto su grandi piatti di rame, con pestil, frutta secca, melograni e candele colorateยป. Una candela infilata nel melograno serve ad augurare luce e prosperitร per lโanno che sta per iniziare. Il liquore di visciole, preparato nei mesi estivi, segue la stessa idea di misura e attesa: non viene mai aperto prima del 6 gennaio, giorno dellโEpifania.

ยซA Mardin – racconta Semra Tokuรง, originaria della cittadina dell’Anatolia Sud Orientale e membro della comunitร della Chiesa Siriaca, antichissima realtร religiosa del cristianesimo orientale – il Natale inizia la sera del 24 dicembre. Si indossano gli abiti migliori, i bambini mostrano con orgoglio i vestiti nuovi, e si va in chiesa. Lโattesa รจ parte della festa, tanto quanto il giorno successivo. Il 25 dicembre, dopo la messa, le strade e i cortili si riempiono di profumi riconoscibili che escono dalle caseยป.
Involtini di vite con sommacco e spicchi dโaglio, kaburga ripiena, pensata per essere condivisa, e dobo, coscia dโagnello incisa e farcita con pimento e cannella, animano cucine e cortili.
Il pranzo non si consumava mai in famiglia ristretta. Si mangiava nella casa dellโanziano, attorno a una tavola ampia, pensata per accogliere. Dopo il pasto, gli uomini uscivano per fare visita e scambiarsi gli auguri, mentre le donne restavano in casa ad accogliere chi arrivava, offrendo caffรจ e zucchero. Il Capodanno aveva un ritmo diverso: dopo il pasto principale, la tavola veniva riallestita con frutta secca, pestil, fichi secchi, sucuk alle noci e una halva locale di tahina, sesamo e noci. Poco prima della mezzanotte si accendevano piccole candele, disposte tra i piatti. Una breve preghiera accompagnava lโingresso nel nuovo anno, che doveva avvenire nella luce.

ยซNelle comunitร greco-ortodosse di Istanbul, il periodo tra Natale, Capodanno ed Epifania รจ conosciuto come Dodekaimeron, dodici giorni di festa continua –ย racconta Sula Bozis, creatrice di costumi per il teatro e autrice di diversi studi sulla tradizione culinaria greco-turca – Il Capodanno coincideva con la tavola piรน sontuosa dellโanno. Decine di meze, dolma, piatti di pesce e come portata principale pollo o tacchino ripieno con riso, castagne e frutta secca riempivano la sala. Al centro della notte cโera la vasilopita, pane rituale con una moneta nascosta: chi la trovava era considerato il fortunato dellโanno. A mezzanotte le candele venivano accese, un melograno veniva spezzato e si spargeva riso, gesti pensati per augurare abbondanza, continuitร e luce alla casa. I colori, i toni dei piatti, le forme dei dolci e la luce delle candele contribuivano a creare un rito che univa tavola, comunitร e tempoยป.
Sulla scia del Dodekaimeron istanbuliota, รจ il Capodanno che alla fine unisce tutti al termine di un lungo periodo in cui l’atmosfera di festa รจ costante. Tradizionalmente, il nuovo anno si festeggia a casa mangiando fino allo sfinimento e si gioca a tombola davanti al televisore che manda programmi speciali dai diversi canali disponibili e si ricorda con nostalgia il tempo in cui cโera un canale solo e il programma di capodanno di TRT raccoglieva tutti i vip e le stelle possibili e in cui la “grande danzatrice del ventre” – una donna di grande eleganza e professionalitร come Nesrin Topkapi – era ciliegina sulla torta della “tv di stato” degli Anni ’70-’80. Insomma… tutto il mondo sembra davvero essere Paese!
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