Con i vigneti più alti del mondo, piantati fino a 3.700 metri di altitudine, il Tibet sta iniziando a ritagliarsi uno spazio inatteso nel panorama vitivinicolo internazionale. Vino Joy racconta di una piccola ma significativa spedizione di 84 vini tibetani – da bianchi secchi a ice wine – che sono state esportate a Hong Kong, aprendo ufficialmente la strada all’ingresso del vino tibetano sul mercato.

Nella regione di Shannan, nel Sud del Tibet, si trova Pazhu Vineyard, realtà della viticoltura locale che è stata tra le prime ha scommesso su questo territorio. Qui le vigne si estendono tra i 3.500 e i 3.700 metri di altitudine, un record mondiale certificato dal Guinness World Records come il vigneto più alto del pianeta.
A queste quote estreme, l’altitudine non è un solo un dato geografico, ma diventa una firma sensoriale. L’irraggiamento solare è intenso, l’escursione termica notevole e l’aria sottile rallenta i processi vegetativi. Il risultato sono uve che maturano lentamente, conservando acidità e sviluppando profili aromatici netti, tesi e a quanto riporta Vino Joy, sorprendenti.
Come ha raccontato il fondatore della tenuta, Qu Tianwen, «la chiave è l’altitudine», ha detto. «I vigneti si trovano ben al di sopra dei 3.500 metri, e questo crea un’espressione molto diversa rispetto ai vini provenienti da altitudini più basse». Un’affermazione che trova riscontro nei buyer di Hong Kong. Un acquirente, per esempio, è rimasto colpito da un ice wine che, dopo qualche minuto nel bicchiere, offriva profumi di cordyceps, il fungo medicinale simbolo dell’altopiano tibetano.

Storicamente, l’agricoltura tibetana è sempre stata legata all’orzo, al pascolo e ai distillati locali. Il vino è un capitolo recente, ma in evoluzione. Oggi in Tibet operano otto aziende vitivinicole, un numero piccolo, ma sufficiente ad attirare l’attenzione di grandi nomi del vino cinese.
Nel 2024, ad esempio, Xige Estate – una delle cantine simbolo del Ningxia – ha annunciato un ambizioso progetto viticolo nella zona orientale del Tibet, a Chamdo, con l’obiettivo di esplorare nuove frontiere dell’alta quota e creare un modello di cantina boutique d’altitudine.
Accanto alla produzione, sta emergendo un altro filone strategico: l’enoturismo. Alcune cantine tibetane hanno iniziato ad accogliere viaggiatori, proponendo degustazioni e visite tra vigneti che sembrano sospesi tra cielo e terra. In una regione già fortemente attrattiva dal punto di vista culturale e paesaggistico, il vino diventa così un ulteriore strumento di racconto del territorio, capace di intercettare un turismo curioso, colto, alla ricerca di esperienze non convenzionali.
Photo credit: Pazhu winery
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