Bilanci

La crisi dello Champagne non è finita. In un triennio vendute 60 milioni di bottiglie in meno

Per le bollicine francesi è il terzo anno consecutivo con segno negativo: nel 2025 le vendite hanno registrato un -2%. Intanto Trump minaccia dazi al 200%

  • 21 Gennaio, 2026
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Lo Champagne aveva raggiunto il suo record di vendite globali dopo la pandemia, toccando la sorprendente quota di 326 milioni di bottiglie nel 2022. Da quel momento, però, è iniziata una fase calante che dura ormai da tre anni consecutivi. Per le celebri bollicine francesi, infatti, anche il 2025 registra dei segni meno. L’anno appena terminato si è chiuso, secondo i dati resi noti dal Comité Champagne, con 266 milioni di pezzi venduti e una diminuzione del 2% rispetto al 2024, anno in cui la denominazione aveva perso oltre nove punti percentuali. Di fatto, in tre anni, i produttori hanno venduto ben 60 milioni di bottiglie in meno.

Livelli inferiori al pre-pandemia

Situazione complessa, su cui pesa certamente un cambio di atteggiamento dei consumatori, e che indica uno stato di difficoltà, considerando che nel pre-Covid lo Champagne vendeva 297 milioni di pezzi (dato 2019). Numeri negativi che si sono riverberati inevitabilmente sul mercato interno francese, che resta in ogni caso il primo riferimento per le vendite di Champagne. Nel 2025, sono state vendute in Francia 114 milioni di bottiglie, erano 118,2 nel 2024 (-3,5 per cento). Per fare un raffronto antecedente, nel 2022 il numero di bottiglie fu pari a 138,4 milioni. «Il mercato francese è una vetrina per la nostra denominazione e dobbiamo rafforzarlo», ha dichiarato Maxime Toubart, presidente dell’Unione generale viticoltori e copresidente del Comité Champagne.

All’estero 152 milioni di bottiglie

Per quanto riguarda, invece, le vendite estere, il Comité Champagne ha reso noto che la filiera vitivinicola, durante il 2025, ha spedito in tutto il mondo 152 milioni di bottiglie, in lieve calo (-0,8%) rispetto a quelle vendute un anno prima. Erano 187,5 milioni nel 2022. Rispetto a quest’anno record, il rapporto tra bottiglie vendute e bottiglie esportate è stabile, con una quota export di circa 57 per cento.

«Con una denominazione forte e tramite azioni coordinate, continueremo a deliziare tutti coloro che nel mondo amano i grandi vini» è il commento di David Chatillon, presidente dell’Unione Maison de Champagne e copresidente del Comité. Non sarà comunque un percorso semplice, dal momento che proprio i vini e le bollicine francesi sono nuovamente sotto la lente del governo degli Stati Uniti e del presidente Donald Trump che, dopo il sostegno di Parigi alla Danimarca sulla Groenlandia, ha nuovamente minacciato di portare i dazi al 200 per cento.

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