Scambi commerciali

La Cina adesso tradisce anche il vino australiano: nel 2025 crollo delle esportazioni aussie

L'ultimo report di Wine Australia rileva un calo del 17% nel mercato cinese, nonostante la tregua commerciale. E non va meglio negli Stati Uniti e nel Regno Unito

  • 05 Febbraio, 2026
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L’Australia รจ sempre piรน Cina-dipendente. Questo doppio legame emerge ulteriormente dall’andamento delle esportazioni di vino nel corso del 2025. Per i produttori aussie, la fine della guerra commerciale con Pechino aveva significato un lungo periodo di ripresa, iniziato da aprile 2024, ma ora proprio la Cina sembra aver tradito nuovamente le aspettative. L’ultimo report di Wine Australia rileva un calo dell’8 per centoย nel giro d’affari (2,34 miliardi di dollari australiani) e una perdita in volume del 6 per cento (613 milioni di litri), per un prezzo medio sceso del 3 per cento, a 3,81 dollari australiani per litro. Secondo il direttore Peter Bailey, il 2025 รจ stato caratterizzato da un calo globale dei consumi, spinto dai trend salutistici e dall’aumento del costo della vita. Allo stesso tempo, per i produttori vitivinicoli, le difficoltร  sono state generate dalle barriere tariffarie e dalle guerre in alcuni mercati di destinazione.

Cina, mercato ridotto a un terzo rispetto al 2020

Ma รจ il forte calo verso la Cina che ha spinto al ribasso i conti del vino australiano. Infatti, in un anno e verso Pechino, l’Australia ha perso il 17% del valore delle spedizioni vinicole, che sono crollate a 755 milioni di dollari australiani, dopo l’iniziale periodo di scorte seguito alla rimozione dei dazi in ingresso da parte del governo cinese. La riapertura del mercato alla fine del marzo 2024 ha solo parzialmente ridato ossigeno alle aziende esportatrici.

Oggi questo mercato vale un terzo delle quote rispetto al peso che aveva cinque anni fa, nel 2020, anno di inizio della guerra commerciale tra i due Paesi. A perdere sono stati soprattutto i vini rossi mentre i vini bianchi hanno incrementato del 77% in volume raddoppiando in un anno il relativo peso percentuale nell’export australiano (da 7% a 15%). Le tre tipologie di bianchi in crescita sono Chardonnay, Sauvignon blanc e Riesling.

Il calo negli Stati Uniti e nel Regno Unito

Oltre la metร  delle vendite fuori confine di vino australiano si dirigono verso i mercati Uk e Usa, dove risultano in diminuzione anche i consumi interni. E proprio quest’ultimo รจ un altro co-responsabile di questo crollo nel 2025 ed รจ il mercato statunitense. Secondo i dati di Wine Australia, l’export di vino verso gli Stati Uniti รจ sceso del 12 per cento a valore (a 287 milioni di dollari) ed รจ salito dell’11 per cento in volume (a 118 milioni di litri, ma si รจ trattato in prevalenza di vino sfuso) in dodici mesi.

Mentre il calo verso il Regno Unito รจ del 3 per cento in valore e del 9 per cento a volume (194 milioni di litri). In questo specifico mercato, si registrano tuttavia incrementi dei vini di fascia premium (sopra i 7,5 dollari australiani), con aumenti trasversali tra le tipologie: Shiraz, Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Grenache e Sauvignon blanc. Male, infine, le spedizioni in Nuova Zelanda (-13% a volume).

New York

I mercati con segno positivo

Le cose sono andate meglio negli altri due mercati che sono inclusi tra i primi cinque clienti: Canada (+12% in valore, a 175 mln, e -2% a volume) e Singapore (+18%, a 118 milioni di dollari australiani). Ad esclusione del mercato cinese, la macro area asiatica risulta per i vini australiani in lieve crescita nel 2025 (+1%). In particolare, Singapore ha superato per la prima volta Hong Kong e i dati sono confortanti, in un quadro che resta comunque difficile, per le spedizioni verso Thailandia, Malaysia, Indonesia e Taiwan.

Piccoli incrementi, conclude l’analisi di Wine Australia, dai mercati settentrionali dell’Asia: Giappone e Corea del Sud, mercato alternativo su cui anche l’Italia dovrebbe guardare con maggiore attenzione.

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