Storie

La piccola azienda umbra dove cresce un ulivo gigante e millenario (che si può anche abbracciare)

Gli oli e i legumi dell'azienda Oro di Giano si sono fatti largo nelle botteghe di nicchia, ma una visita in azienda vale il viaggio anche per abbracciare il mitico Olivone, testimone silenzioso di grandi storie

  • 09 Febbraio, 2026
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In dieci anni tutto può cambiare. Si può, per esempio, abbandonare il marketing e dedicarsi all’agricoltura, scoprendo un legame che forse è sempre stato lì. E si può entrare, passo dopo passo, in tutte le gastronomie specializzate di Roma. Lo si può fare partendo da zero, a Giano dell’Umbria, anzi a Villa di Macciano: un’azienda di famiglia da trasformare e un ulivo millenario a cui chiedere consiglio. Claudia Pompilj – romana, per diciott’anni nel mondo della pubblicità e una loquacità che nasconde una grande timidezza – ci è riuscita. Nelle eleganti confezioni, le etichette, il logo ci sono tutte le sue competenze, ma la terra l’ha scoperta a poco a poco, con rispetto, mettendosi in ascolto. Tutto torna, e in questi dieci anni di Oro di Giano la terra l’ha ricompensata eccome. 

La pubblicitaria diventata olivicoltrice in Umbria

A dirla tutta, Claudia in Italia neanche ci voleva lavorare. Per non parlare della campagna. Quelli umbri, per lei, sono i ricordi delle estati d’infanzia, della frittura la domenica mattina attaccata alla gonna della nonna, le gite in trattore con il nonno. Poi però è successo: il papà l’ha lasciata troppo presto, con un bimbo di quattro anni, un matrimonio alle spalle e due aziende agricole da gestire insieme al fratello. Centosessanta ettari, di cui 10 di uliveto (oggi diventati 15). «Papà conferiva tutto ai consorzi, inizialmente abbiamo continuato a fare lo stesso, l’azienda si autogestiva» racconta al Gambero Rosso.

Era il 2013, quello che Claudia ricorda come l’anno della crisi: l’impasse è durato poco, però, perché questa imprenditrice con le mani in mano non ci è mai saputa stare, così nell’ottobre 2016 si è messa a fare l’olio, «col sostegno di un collaboratore che è in azienda da prima di me», forse l’unico a crederci davvero. «È stato un progetto di cuore, conoscevo le regole del marketing ma in questo caso non le ho applicate». Roba da matti, dice sempre da allora, e forse è stato proprio questo, un gesto impulsivo rivelatosi salvifico: «L’ho fatto e basta, ho creato il logo e l’ho chiamato Oro di Giano, come la divinità romana che unisce passato e futuro». Ed eccoli lì, sulla sua bottiglia, il profilo del papà a sinistra e quello di Claudia a destra, origine ed evoluzione di un’azienda che ha sempre saputo raccontare l’Umbria. 

L’olio umbro che ha conquistato le botteghe romane

Partire da zero, a ottobre, in un’annata caratterizzata dalla mosca è veramente «da matti». Il risultato finale fu un fruttato leggero, Macciano, da subito etichettato “Dop Umbria Colli Martani”, dopo poco già a scaffale da Castroni a Balduina: «Era il 23 dicembre, mi sono presentata in negozio con la brochure, l’olio appena imbottigliato in macchina… mi hanno detto “Dai, scarica“». Da quel momento, non si è più fermata: Enoteca Trimani, Piccola Bottega Merenda, La Salsamenteria di Roberto Mangione e ancora, ancora, conquistando la Capitale una bottega alla volta. All’estero non ci è più andata, «questa rete umana mi ha stregata, ho deciso di mantenere una produzione piccola ma di livello».

L’oliva “orco” e l’oliva “milady”

Si è lanciata a occhi chiusi, ma poi a testa china sui libri ha recuperato tutto quel che c’è da sapere. Corso di analisi sensoriale, da tecnico di frantoio, ed eccola pronta per la seconda stagione con il suo primo monovarietale, la San Felice, «un’oliva grande, che dà origine a oli intensi ed eleganti». La scelta per il monocultivar era tra lei e il moraiolo, «che io chiamo amichevolmente “orco”, perché lo vedo come un uomo burbero e un po’ cupo, mentre la San Felice è una milady, inappuntabile e raffinata». La pubblicitaria che non conosceva la stagionalità della frutta ne ha fatta di strada, oggi inventa persino i personaggi dietro le olive. Terzo figlio della Claudia olivicoltrice è Basilio, un blend di frantoio, moraiolo e San Felice, chiamato così in onore di suo zio, fratello del bisnonno, «che fu cardinale a Roma nei primi del Novecento».

I legumi e la riscoperta della roveja

Il secondo anno, però, è stato anche quello dei cereali e dei legumi, altra chicca dell’azienda. Lenticchie e lenticchie nere, ceci bianchi e neri, fagiolina, grano saraceno, orzo, farro e infine anche la roveja, antico pisello selvatico che chef e artigiani stanno riscoprendo in questi tempi. Non è certificata biologica, l’azienda (che si chiama ufficialmente Agricadd, acronomico che sta per «Agricoltura con l’aiuto di Dio») ma Claudia ha una sensibilità spiccata verso certi temi: «Ho 15 ettari di terreno alimentare, 15 più altri 15 di riposo, erba medica e prato per far rigenerare la terra. In dieci anni ho salvato una sessantina di ettari». 

L’abbraccio silenzioso dell’ulivo millenario

Tra le mille idee che le frullano in testa, quella dell’accoglienza è un punto fisso: la stalla è già stata ristrutturata, presto sarà la volta delle camere. Intanto, però, una visita in azienda vale la pena anche solo per abbracciare il mitico Olivone, un albero secolare dove la titolare ritrova la sua spiritualità. Nel tempo è diventato il suo rifugio, ma anche meta di pellegrinaggio per appassionati di extravergine e amanti della natura, oltre che felice destinazione per le scolaresche in gita.

«Ognuno a modo suo» è lo slogan che accompagna le foto che immortalano le persone abbracciate al suo tronco accogliente. Un nome ufficiale, per ora, non ce l’ha «la terra è la mia, l’ulivo è di tutti». Gli oli di Claudia oggi sono recensiti nelle guide (Tre Foglie, Due Foglie Rosse e altre Due Foglie Rosse nell’ultima guida Oli d’Italia), vincono premi, sono ricercati dai gourmand… ma quel primissimo olio, alla fine, era buono o no? «Mah, era quello che era, un primo tentativo… però devo tutto a lui. L’emozione della prima volta: e chi se la scorda? Che storia…». Roba da matti. 

Oro di Giano – Agricadd Società Agricola srl – loc. Macciano, Giano dell’Umbria (PG) – orodigiano.it/ita-home 

                        

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