Storie

Chi è Dolores Huerta, la donna che ha riscritto la storia dei contadini d’America

A 96 anni l’attivista continua a difendere i diritti dei lavoratori agricoli. Dallo sciopero dell’uva di Delano alla nascita del sindacato United Farm Workers, la storia di Dolores Huerta intreccia giustizia sociale, sistema alimentare e responsabilità dei consumatori

  • 04 Marzo, 2026
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Il nome di Dolores Huerta è legato a uno snodo cruciale della storia alimentare contemporanea: il momento in cui i lavoratori dei campi riescono a ottenere voce e rappresentanza. A novantasei anni, continua a parlare in pubblico, sostenere campagne civiche e richiamare l’attenzione sulle condizioni dei lavoratori agricoli e le donne negli Stati Uniti. Il suo nome resta indissolubilmente legato alla nascita del sindacato dei braccianti e alla stagione dei grandi boicottaggi che cambiano il volto dell’agricoltura californiana, lo Stato noto come il “granaio d’America” che fornisce circa il 40% del cibo da tavola degli Stati Uniti. Il percorso di Huerta, oltre all’impegno sindacale, da forma al sistema alimentare, la filiera produttiva e il rapporto tra consumo e responsabilità.

dolores huerta, 96 anni

Chi è Dolores Huerta

Dolores Clara Fernández Huerta nasce nel 1930 a Dawson, una comunità mineraria nel New Mexico. Il padre, figlio di immigrati messicani, lavora nelle miniere di carbone e poi come bracciante migrante raccogliendo barbabietole in Colorado, Nebraska e Wyoming. Dopo il divorzio, la madre cresce la piccola Dolores e i suoi fratelli a Stockton, in California, in un ambiente segnato da forte impegno civico. È qui, tra famiglie di lavoratori agricoli, che Huerta matura la consapevolezza delle disuguaglianze economiche. Dopo gli studi allo Stockton College dell’Università del Pacifico ottiene l’abilitazione all’insegnamento, ma lascia presto la scuola: non accetta di vedere bambini arrivare in classe affamati e senza scarpe mentre le condizioni dei genitori restano immutate.

Attivismo comunitario

A soli 25 anni, nel 1955 entra attivamente nella Community Service Organization, che si batte per il miglioramento economico dei latini. Sceglie di impegnarsi nell’organizzazione dopo aver visto da vicino le condizioni dei braccianti agricoli: salari minimi, assenza di diritti, alloggi di fortuna senza acqua potabile né servizi igienici, giornate di lavoro dall’alba al tramonto senza pause. Molti erano costretti a spostarsi seguendo i raccolti stagionali, con figli privati di continuità scolastica e spesso impiegati nei campi fin da piccoli. Racconta anche delle molestie e delle aggressioni subite da numerose lavoratrici, che raramente denunciavano per paura di perdere l’unica fonte di reddito familiare.

È fondamentale l’incontro con César Chávez, sindacalista e attivista di origine messicana, tra i principali organizzatori dei lavoratori agricoli negli Stati Uniti e volto pubblico delle grandi mobilitazioni non violente dei braccianti negli anni Sessanta e Settanta. Nel 1962 Huerta fonda insieme a Chávez la National Farm Workers Association, che diventa in seguito il sindacato United Farm Workers (UFW). È l’unica donna nel consiglio direttivo e assume un ruolo centrale nelle trattative.

dolores huerta cartello "sciopero" 1965

Huerta chiede “huelga”, lo sciopero

Nel 1965 dirige lo sciopero dell’uva di Delano mostrando la situazione difficile degli operai agricoli ai consumatori, un boicottaggio nazionale durato 5 anni che ha portato alla firma dei primi contratti collettivi dell’industria californiana dell’uva da tavola. Per la prima volta i braccianti ottengono riconoscimento sindacale, salari migliori e tutele minime. Si impegna per l’approvazione dell’Agricultural Relations Act del 1975, la prima legge che istituisce il diritto dei lavoratori agricoli alla contrattazione collettiva. Un episodio che la segna profondamente avviene il 5 giugno 1968, quando si trova all’Hotel Ambassador di Los Angeles accanto a Robert F. Kennedy, dopo la vittoria di quest’ultimo alle primarie democratiche in California. È tra i sostenitori del candidato che presiedono l’incontro con la stampa quando, pochi istanti dopo la fine del discorso, Kennedy viene assassinato nelle cucine dell’hotel.

La protesta pacifica, il pestaggio e l’attivismo femminista

Huerta diventa anche una delle principali lobbiste del movimento nelle stanze del potere nel capoluogo Sacramento, facendo pressione per riforme legislative a favore dei lavoratori agricoli, spesso esclusi dalle protezioni garantite ad altri settori. L’impegno le costa critiche e attacchi personali. Nel 1988 viene brutalmente aggredita durante una protesta pacifica a San Francisco contro le politiche di George H. W. Bush senior. Il linciaggio le causa gravi lesioni interne al busto, rompendo diverse costole e richiedendo la rimozione della milza in un intervento chirurgico di emergenza. Il pestaggio viene registrato in video e trasmesso ampiamente sui notiziari locali. Huerta vince successivamente una causa contro la polizia cittadina; destinando il risarcimento a sostegno dei lavoratori agricoli. Dopo la convalescenza amplia il proprio raggio d’azione ai diritti delle donne, incoraggiando in particolare le latine a candidarsi a cariche pubbliche. Nel 2002 fonda la Dolores Huerta Foundation, organizzazione che promuove partecipazione civica, equità ambientale, salute pubblica e sviluppo economico nelle comunità a basso reddito.

Dolores Huerta ritratta nel museo The Smithsonian a Washington DC

Onorificenze e vita privata

I riconoscimenti istituzionali arrivano nel tempo. Nel 1993 è la prima donna latina ammessa nella National Women’s Hall of Fame. Riceve nel 1998 l’Eleanor Roosevelt Award for Human Rights dal presidente Clinton. Nel 2012 il presidente Obama le conferisce la Presidential Medal of Freedom, la più alta onorificenza civile degli Stati Uniti. Tra gli altri riconoscimenti figurano lauree honoris causa, la UCLA Medal e l’intitolazione dell’asteroide 6849 Doloreshuerta.

La sua vita privata si intreccia con quella del movimento. Si sposa due volte, prima con Ralph Head e poi con Ventura Huerta. In seguito ha una lunga relazione con Richard Chavez, fratello di César Chávez, dalla quale nascono quattro figli. Madre di undici figli in totale, Huerta porta avanti l’attivismo conciliando famiglia e mobilitazione pubblica, in un’epoca in cui la leadership femminile nei sindacati è inesistente. Come icona dei diritti civili, voce di un femminismo risoluto contro il mondo del lavoro dominato da uomini, e una fede incrollabile nella protesta non violenta per i diritti dei lavoratori, su Huerta si sono dipinti murales, dedicate mostre, e composte corridos, ballate popolari messicane che narrano fatti storici, oppressione, vita quotidiana e personaggi leggendari come forma di storia orale. Una frase da lei coniata, «Sí, se puede» ha avuto due vite: come grido di battaglia negli anni ’60 per i lavoratori latini in cerca di diritti fondamentali, e come slogan politico galvanizzante, tradotto in Yes, We Can, che ha dato un contributo determinante all’elezione del primo presidente nero degli Stati Uniti.

In un sistema agricolo che ancora oggi solleva interrogativi su diritti salari e sostenibilità sociale negli Stati Uniti e non, la figura di Dolores Huerta continua a ricordare che il cibo è certamente produzione e mercato, ma anche giustizia.

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