Sebbene sia diffuso in tutta Italia sotto varie forme, l’amaretto è indissolubilmente legato a una cittadina incastonata tra le province di Varese, Milano e Como: Saronno. Che si stia parlando del famoso liquore o dei biscotti, l’associazione tra il territorio e l’amaretto nasce spontanea e il connubio tra storia secolare, aroma e consistenza rende questi piccoli biscotti unici nel loro genere.

La leggenda fa risalire la loro origine al 1718, quando una giovane coppia decise di onorare con questi croccanti dolcetti l’arcivescovo di Milano, che si trovava in visita al santuario della Beata Vergine dei Miracoli di Saronno. Racconti popolari a parte, una cosa è certa: gli amaretti devono la loro fama mondiale alla famiglia Lazzaroni, che da fine Settecento se ne fece portabandiera, prima in un piccolo laboratorio familiare e successivamente a livello industriale, grazie alla fondazione della D. Lazzaroni & C, marchio a cui i biscotti sono ormai intimamente legati.

Albume d’uovo, armelline (le mandorle contenute nei noccioli di pesche e albicocche) e zucchero: questi i tre semplici ingredienti che danno vita a un amaretto dalla consistenza croccante e friabile e dal sapore unico, che bilancia perfettamente il dolce e l’amaro. Questi piccoli biscotti secchi si rivelano particolarmente versatili, ottimi gustati così come sono, per accompagnare un caffè, un vino dolce o un tè pomeridiano, ma anche come ingredienti per arricchire ricette dolci e salate.
Non a caso, è facile imbattersi negli amaretti scorrendo lungo gli ingredienti di diversi piatti della tradizione lombarda: pensiamo alla torta paesana brianzola, ai tortelli di zucca mantovani, ai casoncelli bergamaschi. Sconfinando in territorio piemontese, poi, ci sono il famoso bonet e le pesche all’amaretto.

L’azienda Lazzaroni, casa degli amaretti di Saronno, non lascia nulla al caso, neanche il confezionamento: i biscottini, ricoperti di granella di zucchero, sono posizionati a coppie di due e avvolti da carta velina colorata, come a formare una caramella. Un tempo era tradizione arrotolare l’involucro del biscotto e adagiarlo a terra in posizione verticale: si bruciava l’estremità in alto e si attendeva fiduciosi che svolazzasse in aria. Un piccolo rituale che per tempo ha reso ancora più iconici gli Amaretti di Saronno. Oggi il materiale è cambiato e l’incarto non vola più, ma chi è cresciuto nel saronnese porterà sempre con sé i ricordi di questo gioco della tradizione.
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