L’Aura 2024 della famiglia Noventa, titolare dell’azienda vitivinicola fondata nel 1973, è un vino rosato profumato e strutturato, molto interessante, un blend dei vitigni schiava gentile al 60% e di sangiovese, caratterizzato da un’elegante sapidità, che viene prodotto nella stessa zona dove ha origine il Botticino Doc (dal comune omonimo in provincia di Brescia), rosso soprannominato “il vino che nasce dal marmo”, perché le sue vigne sono coltivate in un anfiteatro naturale i cui terreni poggiano sulle stesse colline calcaree e gessose da cui si estrae il pregiato marmo, vanto di questa porzione di territorio. Ed è proprio all’azienda Noventa che si deve una delle migliori versioni di Botticino, qual è il Pià de la Tesa, premiato con i Tre Bicchieri 2026.

La favorevole esposizione dei terreni, soleggiati e protetti dalla catena delle Prealpi, e la natura argilloso-calcarea dei suoli, posti sulle pendici delle colline ad est di Brescia, creano un ambiente ideale per la produzione di vini rossi dotati di buon corpo che evolvono molto bene con l’invecchiamento.Attualmente Noventa Botticino è una delle poche realtà del territorio a proseguire con passione il proprio lavoro, dedicandosi alla coltivazione della vite e custodendo, quindi, un patrimonio storico importante, in controtendenza al frequente abbandono, nel corso degli anni, degli antichi vigneti che in tanti casi hanno lasciato spazio a boschi e attività estrattive. Guidata oggi da Pierangelo insieme alle figlie Alessandra e Rossella con le rispettive famiglie e l’aiuto dell’enologo Carlo Ferrini, l’azienda punta sulla qualità con un lavoro certosino in cantina e sulla valorizzazione delle caratteristiche uniche di ciascuna vigna.

La ridotta quantità di bottiglie dei vini Botticino Doc (circa 200.000 bottiglie all’anno), dipende sia dalla limitata estensione della zona di produzione (poco più di 30 ettari vitati tra i comuni di Brescia, Rezzato e Botticino), sia dal rigoroso disciplinare che impone l’unione di ben quattro vitigni autoctoni nello stesso vigneto: barbera, marzemino, sangiovese e schiava gentile. Quest’ultima, presente nella percentuale maggiore nel L’Aura 2024, è un vitigno a bacca nera, noto anche come Schiava Piccola o Kleinvernatsch, appartenente alla grande famiglia dei vitigni schiava. Il nome, secondo le ipotesi più accreditate, deriverebbe dall’antica pratica di allevare la vite legandola a supporti o tutori, rendendola letteralmente “schiava” di una struttura portante. Viene coltivata principalmente in Trentino–Alto Adige e Lombardia, da cui si ottengono vini rossi leggeri, fruttati e di grande bevibilità.

Ripercorrere la storia della famiglia Noventa ci porta alla fine dell’Ottocento, quando i bisnonni di Pierangelo si dedicavano alla coltivazione della vite sui ripidi pendii, conducendo una vita molto faticosa, uno dei primi esempi di viticoltura eroica, anche per le condizioni meteo spesso avverse. Tutto ciò ha, però, contribuito non poco a rafforzare nelle generazioni successive «quei valori di rispetto del territorio e delle persone, di fatica del lavoro svolto con la gioia di dar vita a un prodotto unico».
Va detto subito, però, che fino ai primissimi anni Settanta del secolo scorso, la qualità del vino prodotto non era quella attuale, perché era considerato una bevanda al pari delle altre, quindi con elevate rese per pianta e un basso grado alcolico. A causa delle difficoltà nel coltivare la vite, come dicevamo e per gli alti costi di produzione e frequenti grandinate, molti di coloro che si dedicavano alla terra e alla vite in particolare decisero di cambiare vita, andando non di rado a lavorare nelle cave di estrazione del marmo Botticino.

Questa è la molla che fa scattare in Pierangelo la voglia di dedicare tutta la sua vita alla viticoltura e al recupero dei tanti vigneti abbandonati, memore degli anni in cui il vino Botticino era padrone assoluto delle tavole di tutte le osterie di Brescia e provincia. Così inizia la sua piccola rivoluzione nella valorizzazione di questo vino tipico frequentando prima un corso da cantiniere, poi quello da sommelier, affinando e migliorando le sue conoscenze, lavorando in cantina con più consapevolezza su cosa fare, affiancato dall’amico enologo ed agronomo Cesare Ferrari.
La cantina, però, non basta a Pierangelo, troppo grande è la passione per la vigna, è lì che vuole mettersi alla prova con l’obiettivo di esaltare nel vino l’unicità del territorio. Ed è da qui che inizia un percorso tutto in salita per lui e la sua famiglia. Oggi sono 11 gli ettari di vite coltivati in alta collina dai Noventa, che dal 2011 sono iscritti all’albo degli operatori biologici della Regione Lombardia.
«Tutto questo va necessariamente in controtendenza con le grandi produzioni, il mercato mondiale e la globalizzazione ma siamo fieri di coltivare e far conoscere un’importante tassello della storia agricola ed enologica bresciana e italiana» afferma Pierangelo.

Le vigne di proprietà dell’azienda Noventa Botticino si trovano a circa 380 metri s.l.m., su rilievi composti da carbonato di calcio e tra un vigneto e l’altro si incontrano le cave di estrazione del pregiato marmo Botticino Classico, che è largamente presente nel sottosuolo. In vigna, sotto un primo strato di circa 50 cm di terra, le viti trovano il marmo bianco che caratterizza questo territorio, fondamentale per la viticoltura. Nel terreno sono presenti altissime percentuali di calcare, carbonato di calcio e altri minerali, che insieme alle argille, danno origine alle tipiche Marne. I minerali vengono poi assorbiti dalle piante e contribuiscono alla struttura conferendo sapidità ed eleganza ai vini dei Noventa.
«Nel nostro Botticino si deve sentire il marmo» diceva nonno Piero, ricordano Alessandra e Rossella, figlie di Pierangelo, che già tre generazioni fa apprezzava la finezza di questa Doc e ne riconosceva la forte componente territoriale.
La maggior parte delle pratiche agronomiche vengono svolte a mano per quella tipica conformazione geomorfologica del territorio, con grandi pendenze, che rendono problematico l’utilizzo di macchinari e c’è la necessità di dedicare la massima attenzione a ogni singolo grappolo e pianta. La delicatezza, dalla vinificazione fino all’affinamento, è la caratteristica principale dei Noventa, che per non alterare l’equilibrio dei componenti delle uve prevedono soffici pressature, accompagnandole nella loro naturale trasformazione in vino e garantendo così che non perdano l’eleganza e finezza trasmessa dal terreno marnoso.

Il vigneto Pià de la Tesa nasce proprio accanto alle cave di marmo di Botticino sul confine con il comune di Nuvolera: qui il marmo Botticino è detto “Fiorito” per la presenza di chiazze gessose di color avorio e crea quindi un suolo argilloso, marmoso e gessoso.
All’interno della piccola valle di Botticino, detta Valverde, in frazione Mattina sul confine con Località Molvina, emerge una stratificazione chiamata “Calcare di Domaro” o “ Formazione di Concesio” caratterizzata da friabili marne variocolori formatesi tra 190 e 170 milioni di anni fa. Qui si trova il vigneto di Gobbio, caratterizzato da un terreno limoso ed altamente calcareo di color bianco ed avorio, con una vocazione naturale per la produzione di vini con finezza ed eleganza uniche. Numerosi i ritrovamenti di fossili di particolari ammoniti cefalopodi estinti, simili all’attuale Nautilus.
Il cru Colle degli Ulivi si trova invece nella frazione di Botticino Sera lungo il sinclinale est del Monte Maddalena, su una stratificazione geologica più recente, risalente a circa 150 milioni di anni fa, chiamata “Selcifero Lombardo” formata da una parte inferiore di selci policrome e nella parte superiore da marne calcaree e calcari marnosi silicei rossastri. Questo terreno di color nocciola è composto da un mix perfetto: un terzo di sabbia, un terzo di argilla ed un terzo di limo, con una percentuale elevatissima di calcare attivo.

Tornando al rosato aziendale, il L’Aura Rosato ’24 (prima annata prodotta nel 2015), è davvero buono, con un naso sfaccettato di anguria, rosa canina e petali di rosa. In bocca è ricco e pieno, ottimamente equilibrato da un finale salino, caratterizzato da un’elegante sapidità, data dal territorio calcareo in alta collina a Botticino, dove viene estratto il famoso marmo bianco. Ideale nei mesi più caldi in abbinamento con piatti a base di pesce di lago, o di carni bianche e vegetariani.
Per il rapporto qualità prezzo assolutamente amichevole lo abbiamo recensito sulla guida BereBene 2026 del Gambero Rosso, dedicata alle etichette che in enoteca e negli shop on line costano meno di 20 Euro. Il resto della gamma dei vini prodotti, tutti di grande livello, comprende il Pià de la Tesa, che nella versione 2022 apre con sentori floreali e balsamici, arricchiti da tocchi speziati, il Gobbio ’22, un vino di struttura che al naso offre profumi di frutta scura e dal sorso pieno e avvolgente.
Le foto sono di https://noventabotticino.it/
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