Fuori confine

Questa birra nasce a Roma ma arriva dal Belgio (con un'uva spesso sottovalutata)

Dal bancone del Ma Che Siete Venuti a Fà al birrificio Cantillon: la storia di una lambic speciale che unisce Roma e il Cesanese per celebrare 25 anni di rivoluzione nella birra artigianale

  • 21 Aprile, 2026
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Tutto comincia – come spesso accade – da un luogo preciso, uno di quei posti in cui le cose cambiano direzione senza fare rumore, ma con una forza che si rivela solo col tempo. È lì che, poco alla volta, in questo paese ha preso forma un modo diverso di pensare la birra. Quel luogo è il Ma Che Siete Venuti a Fà — il Macché, per chi lo vive davvero — dove Manuele Colonna ha costruito, sera dopo sera, una trasformazione concreta, accompagnando una generazione intera verso una soglia nuova del gusto, più consapevole, più esigente, più profonda, fino a trasformare il modo stesso di bere — e quindi di pensare — la birra in Italia.

La birra dei 25 anni: un progetto fuori scala

Dopo venticinque anni, una storia così chiedeva di essere celebrata con una birra all’altezza: non un omaggio formale, ma qualcosa di necessario, capace di racchiudere tutto ciò che da quel bancone è passato e da lì è cambiato. E allora Manuele Colonna ha fatto quello che ha sempre fatto: ha pensato fuori dagli schemi. Come succede a Roma quando qualcuno prova davvero a cambiare qualcosa, dentro una città irregolare, a tratti distratta, capace di mettere alla prova e allo stesso tempo di formare, di rallentare e poi improvvisamente aprire spazi. Una città che non facilita, ma che riconosce, col tempo, chi riesce a starci dentro con coerenza, trovando il proprio modo di fare le cose.

Quando l’idea della birra per i venticinque anni prende forma, la direzione è chiara: deve essere qualcosa di irripetibile, all’altezza di un luogo che ha segnato un vero punto di svolta nella storia della birra artigianale italiana. E per questo serve Cantillon. Ma Jean Van Roy mette subito una condizione: quella birra deve avere un senso territoriale preciso, deve raccontare il luogo che celebra. Ed è qui che Manuele Colonna pensa al Cesanese. Non ad un’idea generica di territorio, ma a un lavoro concreto, riconoscibile. Pensa al percorso di Damiano Ciolli e Letizia Rocchi, a quello che hanno costruito negli anni attorno a questo vitigno difficile, sospeso tra marginalità e possibilità.

Il Cesanese e il territorio laziale

Il Cesanese, da queste parti, non è mai stato un vitigno semplice: troppo vicino a Roma per essere periferia, troppo poco riconosciuto per essere davvero centrale. Damiano e Letizia hanno scelto di lavorare proprio lì, in quella tensione, con rigore e continuità. Hanno preso un’uva spesso raccontata male e le hanno dato una forma precisa, una voce chiara. Per questo la scelta diventa inevitabile.

Le uve e le vinacce partono da Olevano Romano su mezzi refrigerati e attraversano l’Europa fino ad arrivare nelle mani di Jean Van Roy, nello storico birrificio di Anderlecht. E questo non è un semplice dettaglio tecnico, ma il cuore del progetto: portare dentro quella birra un pezzo reale di territorio, non un’idea.

Benedikta 25 nasce così, senza forzature e senza costruzioni artificiali, come esito naturale di un incontro tra persone che condividono non solo un’intuizione ma un sapere concreto, fatto di mestiere, di pratica sedimentata e di decisioni prese nel tempo giusto, perché qui l’idea conta, ma conta soprattutto chi è in grado di portarla fino in fondo. La sua prima apparizione è fissata per il 31 maggio, a Roma, e non è una scelta accessoria né un dettaglio organizzativo, ma il ritorno preciso nel luogo in cui questa traiettoria ha avuto origine, chiudendo un cerchio che non ha bisogno di essere spiegato, ma solo riconosciuto.

Restano loro — Manuele Colonna, Damiano Ciolli e Letizia Rocchi, insieme a Jean Van Roy — figure che bastano a definire la sostanza del progetto, mentre intorno scorre Roma, con il suo tempo lungo e stratificato, che non accelera e non concede scorciatoie, ma accoglie e restituisce ogni cosa alla sua giusta misura. E poi, infine, una bottiglia, che non segna un inizio né una fine, ma semplicemente il momento esatto in cui tutto diventa leggibile. Il resto, inevitabilmente, si beve.

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