Il Piemonte vitivinicolo ha una nuova tipologia di vino. Si tratta dell’Asti rosé, che ha concluso il suo iter burocratico di riconoscimento avviato alla fine del 2023. Il via libera nella Gazzetta ufficiale italiana sancisce l’inserimento della tipologia nel disciplinare di produzione, che attualmente prevede il Moscato d’Asti e l’Asti spumante. Si potrà imbottigliare a partire da un mese dalla data di pubblicazione sul giornale dello Stato italiano. La scelta del Consorzio di tutela dell’Asti Docg si inserisce in un trend che sta interessando diversi enti italiani, dal Chianti al Primitivo di Manduria.
Il nuovo Asti Rosé è ottenuto con metodo Martinotti da un blend di uve moscato destinate all’Asti Docg (dal 70% al 90%) e di uve brachetto destinate al Brachetto d’Acqui Docg (dal 10% al 30%). Potrà essere proposto in tutte le varianti, fa sapere il Consorzio presieduto da Stefano Ricagno. Andrà dal dolce all’extra brut, per dare alle imprese vitivinicole la possibilità di «modulare il residuo zuccherino in base alle proprie scelte stilistiche e alle esigenze dei diversi mercati potenzialmente interessati» a questa nuova tipologia. I vertici del Consorzio parlano di «importante riconoscimento della storicità e della vocazione enologica di questo territorio».

Stefano Ricagno
«Questa nuova tipologia – spiega il presidente Ricagno – costituisce un unicum nel panorama italiano. Il prodotto unisce due vitigni diversi, entrambi aromatici». Il Vinitaly 2026 del prossimo aprile sarà l’occasione per brindare simbolicamente per la prima volta al risultato ottenuto. Il Consorzio ha annunciato che nei mesi successivi le aziende che credono nel progetto e che hanno investito nella sperimentazione ne svilupperanno la produzione. Per quanto riguarda i volumi, inizialmente la stima è compresa tra i 5 e i 10 milioni di bottiglie. Sarà importante capire la risposta dei consumatori.
Infine, il Consorzio dell’Asti Docg (che gestisce 9.800 ettari, con 4mila produttori in 51 comuni) ha registrato anche altre modifiche al disciplinare di produzione. Viene eliminato il peso minimo delle bottiglie, come «scelta sostenibile che permette ora alle cantine di adottare soluzioni più leggere, riducendo l’impatto ambientale». Ed è stato abolito l’obbligo di riportare la dicitura “Asti” sui tappi.
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