Nel corso di un incontro tra i Paesi impegnati a favorire la riattivazione dei traffici nello Stretto di Hormuz, il titolare della Farnesina, Antonio Tajani, ha indicato come prioritaria l’apertura di un’iniziativa coordinata con le Nazioni Unite. Alla riunione, alla quale hanno preso parte anche rappresentanti dei Paesi Bassi e degli Emirati Arabi Uniti, è stata evidenziata l’urgenza di istituire un canale solitamente dedicato all’assistenza umanitaria. Secondo quanto riferito in una comunicazione ufficiale del ministero, l’obiettivo principale riguarda il rapido ripristino del flusso di fertilizzanti e di altri beni essenziali, ritenuti determinanti per scongiurare un possibile aggravarsi dell’insicurezza alimentare, con particolare riferimento al continente africano. La Farnesina sottolinea inoltre che la continuità dei trasporti attraverso lo Stretto di Hormuz rappresenta un elemento cruciale per la stabilità degli approvvigionamenti.

In ottica di sostegno alle imprese pochi giorni fa è stata inaugurata alla Farnesina la “Sala Export”, nuova struttura permanente pensata per sostenere le imprese italiane sui mercati internazionali. L’iniziativa si inserisce nel rafforzamento della cosiddetta diplomazia economica, con l’obiettivo di offrire assistenza operativa continua anche in contesti critici.
L’obiettivo di questa struttura dovrebbe essere quello di integrare l’Osservatorio economico per il commercio estero e le task force attive nelle principali aree di crisi, tra cui il conflitto russo-ucraino e lo Stretto di Hormuz. Tra le funzioni previste, anche il coordinamento del portale dedicato all’export e il raccordo tra sistema produttivo e rete diplomatico-consolare, oltre all’organizzazione di iniziative per l’internazionalizzazione. Il progetto si affianca ad altre misure per l’export, tra cui missioni istituzionali e programmi promossi da enti come Ice, Cdp e Sace. Nel 2025 le esportazioni italiane hanno raggiunto i 643 miliardi di euro (+3,3%). Annunciato infine un ciclo di incontri preparatori alla Conferenza nazionale dell’export, al via da Torino a fine aprile.
La filiera agricola europea si trova a operare in condizioni di forte dipendenza dall’estero per quanto riguarda gli input chimici essenziali. Tra questi, i composti azotati – fondamentali per la resa delle colture – provengono in misura consistente da poli produttivi situati nel Golfo, come Arabia Saudita, Qatar e Emirati Arabi Uniti, dove l’impiego di gas naturale a costi ridotti consente economie di scala difficilmente replicabili in Europa. La distribuzione verso i mercati occidentali è vincolata a un corridoio marittimo altamente strategico, lo Stretto di Hormuz, la cui percorribilità rappresenta un fattore determinante per la continuità degli approvvigionamenti. In questo quadro, eventuali interruzioni o tensioni lungo la rotta si riflettono direttamente sulla stabilità del settore. La situazione si innesta su un contesto già segnato da squilibri, emersi in seguito alla crisi ucraina, che ha modificato gli assetti di mercato e accentuato l’oscillazione dei prezzi.
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