Il conflitto

La guerra in Iran potrebbe sconvolgere l'agricoltura europea

La chiusura dello Stretto di Hormuz ha bloccato il trasporto e la commercializzazione di circa il 30% dei fertilizzanti utilizzati nel mondo. Uno stop che potrebbe avere presto ripercussioni sulla produzione agricola europea

  • 04 Marzo, 2026
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Lo Stretto di Hormuz รจ quel braccio di mare largo poche decine di chilometri da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, una quota rilevante del gas naturale liquefatto, ma anche un terzo dei fertilizzanti utilizzati in agricoltura a livello globale. Il controllo di questo canale da parte dei Pasdaran iraniani, a seguito della guerra scatenata da Usa e Israele, sta giร  mettendo in difficoltร  molti Paesi del Golfo che sono esportatori rilevanti di fertilizzanti e materie prime per la loro produzione. Dinamiche geopolitiche e conflittuali che rischiano perรฒ di avere ricadute impattanti anche sulla produzione agricola nostrana e conseguentemente sul carrello della spesa.

La richiesta di sospensione del Cbam

ยซPrevediamo ulteriori rincari sia sul fronte energetico sia su quello dei fertilizzanti e dei concimi chimici. Non va dimenticato che da queste aree proviene oltre il 25% della disponibilitร  globale e piรน del 33% dei fertilizzanti utilizzati nel mondo: eventuali interruzioni avrebbero un impatto diretto sia sui costi sia sulla disponibilitร  dei prodotti. Le conseguenze sarebbero inevitabili come l’aumento dei costi di gestione lungo tutta la filiera agroalimentare e, a cascata, crescita dei prezzi per cittadini e consumatoriยป, ha dichiarato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini a margine dell’assemblea Coldiretti a Napoli.

Proprio per questo motivo Coldiretti e Filiera Italia ritengono non piรน rinviabile lo stop al Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (Cbam) applicato ai fertilizzanti. A loro giudizio, lโ€™imposizione di questo onere ambientale sui concimi rischia di incidere in maniera rilevante sui costi delle imprese agricole e, piรน in generale, di compromettere lโ€™autonomia alimentare dellโ€™Unione europea. Tra chi si รจ apertamente schierato per lo stop del Cbam c’รจ anche Copa Cogeca che a metร  febbraio scorso aveva messo in guardia sul “grave collasso senza precedenti delle importazioni europee di fertilizzanti azotati, a seguito dell’entrata in vigore del Cbam. La principale organizzazione degli agricoltori europei infatti, in una nota stampa, ha messo in luce il crollo dell’80% delle importazioni di fertilizzanti confrontando i dati di gennaio 2026 con quelli dello stesso mese dell’anno scorso.

Il problema della dipendenza dai fertilizzanti

Quello dei fertilizzanti azotati รจ uno degli aspetti piรน critici della produzione agricola nostrana. L’Europa importa enormi quantitร  di ammoniaca, urea e nitrato ammonico dai Paesi del Golfo Persico – Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti – che utilizzano il gas naturale associato all’estrazione petrolifera come materia prima a basso costo per la produzione. Tutto questo materiale viaggia via mare passando obbligatoriamente per Hormuz. Una situazione che rischia di diventare drammatica dato che tutto il comparto รจ stato giร  messo alla prova dopo l’invasione dell’Ucraina che aveva tagliato fuori la Russia dal mercato europeo rendendo i prezzi di questi prodotti molto volatili.

Le filiere piรน esposte

In un contesto di crisi come questo va detto che non tutte le produzioni europee sarebbero colpite allo stesso modo. Le filiere piรน vulnerabili sono quelle che combinano alta dipendenza da fertilizzanti di sintesi, elevato fabbisogno energetico e scarsa capacitร  di trasferire i costi a valle come nel caso della cerealicoltura, il comparto ortofrutticolo in serra e l’allevamento intensivo, che dipende in larga misura da mangimi prodotti con cereali coltivati ad alto input chimico. Al contrario, tra le produzioni piรน resilienti ci sarebbero genericamente quelle biologiche e le colture permanenti come vite e olivo che sono meno dipendenti dai fertilizzanti di sintesi e risentirebbero in misura minore dell’impatto diretto, pur subendo l’onda lunga dell’aumento dei costi logistici.

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