ยซFammi controllare, ma sarร quasi sicuramente iraniano, non italianoยป. Pierluigi Gallo, chef di Achilli al Parlamento a Roma, guarda lo zafferano che sta usando durante una lezione di cucina e allarga le braccia: ยซCon tutto il casino che sta succedendo sarร difficile averne se continua cosรฌยป. Dietro quei fili rossi che finiscono nei risotti e nei piatti dellโalta cucina si nasconde infatti una dipendenza che in pochi conoscono: oltre il 90% dello zafferano mondiale arriva dallโIran.
ร un filo sottilissimo, color rubino, che lega le cucine italiane alle alture dellโIran. Una spezia millenaria, preziosa come un metallo raro: soprannominata “oro rosso”, con prezzi che variano dai 3mila ai 60mila euro al kg per le varietร piรน pregiate raccolte a mano, con una resa di circa 150.000-200.000mila fiori per chilo di prodotto, necessari per ottenere gli stimmi essiccati di crocus sativus. Oggi quel filo rischia di spezzarsi. Perchรฉ dietro ogni risotto alla milanese si nasconde una veritร poco raccontata: lโItalia dipende quasi totalmente dallโestero per lo zafferano.

La produzione รจ fortemente concentrata in Iran, che copre oltre il 90% del mercato globale con 170-180 tonnellate annue prodotte. Una dipendenza cosรฌ marcata rende la filiera estremamente vulnerabile: la guerra in atto, difficoltร logistiche e restrizioni commerciali possono incidere rapidamente su prezzi e disponibilitร . Nonostante le criticitร , negli ultimi mesi lโexport iraniano ha continuato a crescere: +45% nel 2025, con circa 60 milioni di dollari nei primi mesi dellโanno. Ormai le crisi non sono solo militari; le guerre mostrano effetti concreti sullโeconomia reale: aumento dei costi energetici, rallentamento dei trasporti, merci ferme nei porti. Il blocco e le tensioni nello Stretto di Hormuz, uno snodo chiave per il commercio globale, stanno creando ritardi e rincari nelle spedizioni, mentre container e carichi restano bloccati o subiscono deviazioni: anche per lo zafferano. Ma qui sta il nodo: il conflitto in Iran significa shock immediato sui prezzi e sulle forniture globali; la raccolta non si improvvisa, non si industrializza facilmente e ad oggi non esistono altri paesi in grado di compensare un eventuale calo produttivo su larga scala.

Questo argomento era stato trattato dal Gambero Rosso in un articolo del 11 Gennaio 2025 a firma di Eugenio Marini nel quale si riportava, che da alcuni anni negli Stati Uniti ยซpiccoli agricoltori stanno mostrando un certo interesse nei confronti dello zafferano: รจ possibile portare a casa un buon compenso, sufficiente a farne una fonte attendibile di reddito. Resta difatti la spezia piรน costosa al mondoยป. Nel tempo conflittuale che stiamo vivendo potrebbe essere visto come una chiusura alle importazioni estere (soprattuto dallโIran) per portare avanti il sogno di essere meno dipendenti dal mondo fuori confine anche per un minuscolo pistillo: la realtร รจ che lโimportazione rimane alta, perchรฉ lo zafferano estero risulta ยซdecisamente piรน conveniente, economico rispetto ai prezzi che avrebbe se fosse interno, a partire dal costo della manodoperaยป.
Al di fuori dellโIran, il mercato รจ frammentato tra pochi attori: India (Kashmir), Grecia, Marocco e Spagna: questโultima, pur con una produzione limitata, mantiene un ruolo centrale nella lavorazione e distribuzione globale. Nel complesso, questi Paesi rappresentano meno del 10% della produzione mondiale. Un dato che evidenzia quanto sia difficile riequilibrare il mercato in caso di crisi.
Anche in Italia si produce lo zafferano e pochi lo sanno; siamo storicamente legati (il risotto alla milanese รจ nellโimmaginario collettivo), ma la produzione nazionale resta marginale rispetto al consumo: lโItalia รจ tra i primi 5 importatori mondiali perchรฉ con meno di 600 kg annui il prodotto italiano copre solo una piccola quota del fabbisogno interno. La maggior parte dello zafferano utilizzato arriva quindi dallโestero, soprattutto dallโIran, spesso attraverso paesi intermedi come Spagna o Emirati Arabi. Un passaggio che puรฒ incidere sulla trasparenza della filiera e la sua qualitร .
Il cuore dello zafferano italiano batte in Abruzzo, sullโaltopiano di Navelli: sulla strada che da LโAquila porta a Sulmona nasce lo Zafferano dellโAquila DOP, tra i piรน pregiati al mondo. Qui la coltivazione avviene ancora secondo metodi tradizionali: raccolta manuale, lavorazione immediata, rese limitate. Accanto a Navelli, altre aree produttive includono la Sardegna, la Toscana e alcune zone del Centro Italia: basti pensare che ci sono circa 300 aziende per 50-60 ettari coltivati che sono sempre piรน esposti anche al cambiamento climatico. Si tratta perรฒ di tutte produzioni di nicchia, con costi elevati e volumi ridotti, destinate soprattutto alla ristorazione e a un consumo di altissima qualitร .
Come detto servono fino a 150.000mila fiori per ottenere un chilogrammo di prodotto: in un contesto di instabilitร , รจ plausibile attendersi un aumento dei prezzi e una maggiore volatilitร per un prodotto cosรฌ fragile e con una lavorazione ancora dipendente dalle risorse umane. Per la ristorazione, questo potrebbe tradursi in un uso piรน selettivo della spezia o nel ricorso ad alternative. Per i consumatori, invece, il rischio รจ quello di imbattersi piรน facilmente in prodotti adulterati o di qualitร inferiore.
In questo scenario, lโItalia potrebbe rafforzare la propria produzione, puntando su qualitร , filiera corta e identitร territoriale. Tuttavia, i limiti strutturali restano evidenti con costi elevati, manodopera intensiva e difficoltร di scalare la produzione: Navelli, San Gavino e gli altri distretti non potranno sostituire i volumi iraniani, ma possono consolidare un posizionamento allโinterno del mercato nazionale. In fondo, lo zafferano italiano non รจ pensato per competere sul prezzo, ma per raccontare un territorio. E in tempi di incertezza, sapere da dove arriva ciรฒ che si porta in tavola diventa un valore sempre piรน centrale: nel mondo globale del cibo, anche il dettaglio piรน piccolo puรฒ diventare strategico.
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