Un meccanico, un lavapiatti, due cuochi e un aiuto cuoco. Sembra l’incipit di una di quelle barzellette un po’ datate, che finivano sempre con l’italiano che faceva la solita figura barbina. Ma non è una barzelletta e non c’è nessun italiano nel mezzo, è invece la storia di cinque ragazzi bengalesi tutti tra i 23 e i 27 anni trapiantati a Roma da oltre dieci anni, che hanno deciso di dare forma e sostanza ad un sogno, oggi divenuto realtà: si chiama Bondhu Lounge ed è il più grande ristorante di cucina bengalese della città.

La seconda comunità bengalese più numerosa d’Europa si trova proprio nella Capitale dove attualmente risiedono regolarmente oltre 45 mila persone di nazionalità bengalese. Oggi il Bangladesh – con non pochi problemi interni legati alla corruzione – è uscito dalla lista dei Paesi meno sviluppati e si è guadagnato il nome di Tigre Economica grazie ad una esponenziale crescita del PIL che negli ultimi 10 anni si è attestata al 7% annuo. Ma trent’anni fa la situazione non era questa, il 50% della popolazione viveva sotto la soglia di povertà e questo ha determinato una fortissima ondata migratoria verso l’Europa in cerca di lavoro e di benessere. Che è quel che hanno fatto nei primi anni 2000 i padri di Shejan Hossain, Himel Hussain, Md Mridul, Nayem Howlader e Jahid Sordar.
Cinque ragazzi, tutti nati tra il 2000 e il 2004 in Bangladesh e che una decina di anni fa insieme alle loro madri hanno richiesto ed ottenuto il ricongiungimento familiare, che uscendo dai tecnicismi giuridici vuol dire ricomporre una famiglia e tornare ad abbracciare quei figli lasciati in fasce e visti crescere attraverso gli schermi di un telefono o qualche foto spedita di tanto in tanto. «Quando sono arrivato a Roma avevo 10 anni – racconta Mridul – gl’inizi sono stati complicati, non conoscevo la lingua e l’inserimento a scuola non è stato facile. Ma grazie alla comunità bengalese e alla grande accoglienza dei romani, sono riuscito ad integrarmi ed oggi mi sento metà bengalese e metà italiano!». E ci crediamo, il suo italiano nient’affatto claudicante si mischia a qualche inflessione romana, segno inequivocabile che il processo d’integrazione sia finito da un pezzo.

L’insegna non è stata ancora montata ma al civico 112 di via Ponzio Cominio, si capisce dai tanti fiori e piante all’ingresso che c’è stata da poco una nuova apertura. L’inaugurazione del ristorante Bondhu Lounge dello scorso 31 marzo è stata una festa pazzesca «c’erano più di 2mila persone. Se ci penso, ancora mi vengono i brividi!» a parlare è Jahid, ha 26 anni ed è in Italia dal 2014, di lavoro fa il meccanico ma quando con i suoi amici è nata l’idea di aprire un ristorante non ci ha pensato due volte «questo non è solo un ristorante di autentica cucina bengalese, ma è anche un luogo di ritrovo per la nostra comunità e per tutti i romani che vogliono scoprire la nostra bellissima cultura».
Bondhu in bengalese vuol dire amici, e non poteva essere altrimenti visto che ad aprirlo ci hanno pensato questi 5 ragazzi cresciuti assieme e nei lavori di ristrutturazione hanno coinvolto tanti altri loro connazionali che vivono, lavorano e studiano a Roma. Come nel caso delle cinque studentesse all’Accademia delle Belle Arti che hanno realizzato tutte le decorazioni del locale, inclusi i disegni che colorano le pareti ed i bellissimi fiori di loto che spiccano sulle sedute in legno. Ci racconta Jahid che per aprire Bondhu Lounge ci è voluto un anno «quando abbiamo rilevato il locale avevamo pochi soldi e tanti lavori da fare, il grosso l’abbiamo fatto noi 5 anche potendo contare sul supporto di tanti amici che appena avevano un momento libero venivano qua a darci una mano».
Gran parte dell’arredamento è fatto a mano, come la bandiera del Bangladesh riprodotta con le bottiglie colorate o il rickshaw appena dopo l’ingresso. «Questo l’ha montato io!» dice fiero Jahid che si è fatto mandare i pezzi da Dacca e poi ho realizzato questo tipico triciclo a pedali, che è il mezzo di trasporto più usato dai bengalesi.

Di Bondhu Lounge colpiscono i colori, gli spazi ampissimi ma soprattutto la fierezza di questi ragazzi consapevoli di essere riusciti in una missione quasi impossibile, quella appunto di aver creato uno spazio per i loro tanti connazionali residenti a Roma ma aperto ovviamente ai romani curiosi di conoscere la tradizione bengalese. «In molti conoscono la cucina indiana, ma pochi quella bengalese che invece è ricca di piatti buonissimi e particolari» spiegano. La sala centrale che accoglie oltre 100 coperti è grandissima, c’è un angolo dedicato alla mixology halal e in fondo anche una piccola libreria con una raccolta dei volumi scritti dai più importanti autori e poeti bengalesi. E poi la musica, la loro ovviamente che accompagna il pranzo e la cena e tutte le feste che qui da Bondhu Lounge in questa prima settimana di apertura sono state già tantissime.
Quando andiamo ad intervistarli, i ragazzi sono impegnati nell’allestimento di un matrimonio, due loro amici convolano a nozze e la sala è pronta per accogliere gli sposi «arriveranno più duecento invitati, abbiamo realizzato il menu delle feste ed abbiamo preparato tutto in casa». In cucina la squadra è composta da cuochi bengalesi che realizzano piatti tradizionali della loro terra come il paratha, un pane tipico ripieno di uova e spezie e poi i fuchka, delle sfere croccanti farcite con patate e ceci e ancora il riso palao con uvetta, cardamomo e spezie, il bhuna khichuri che è un riso speziato cotto con le lenticchie rosse ed anche il chaana dolce, a base di latte vaccino cagliato e servito come fosse una sorta di yogurt.

Prima di salutarci, chiediamo ai ragazzi cosa provano ad essere già a capo di un ristorante così grande pur essendo giovanissimi, e rimaniamo stupiti dalla loro grande maturità che non ci si aspetta da un gruppo di ventenni. «Abbiamo fatto investimenti importanti e per onorarli nessuno di noi ha lasciato il proprio lavoro – racconta Jahid – io la mattina lavoro in officina ed è così per gli altri quattro che lavorano in diversi ristoranti della zona. In base ai turni del pranzo e della cena, ci organizziamo per essere qui a Bondhu Lounge, ma uno di noi c’è sempre». L’intraprendenza è sempre da premiare, forse un po’ di più quando arriva da un gruppo di giovani che stanno facendo di tutto per riscattarsi senza rinnegare le proprie origini.
Ma al netto di un filo di romanticismo di troppo – che siamo certi ci perdonerete – vi consigliamo di provare Bondhu Lounge perchè si mangia bene, realizzano tantissime preparazioni in casa e in sala ci sono persone sorridenti e felici. Un bonus che vale sempre la pena segnalare, soprattutto in questi tempi.
Bondhu Lounge – via Ponzio Cominio, 112 – 00175 Roma – Tel. 06 84358 459 – Profilo Instagram
Niente da mostrare
Reset© Gambero Rosso SPA 2026 – Tutti i diritti riservati
P.lva 06051141007
Codice SDI: RWB54P8
registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma
Modifica preferenze privacy
Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]
Resta aggiornato sulle novità del mondo dell’enogastronomia! Iscriviti alle newsletter di Gambero Rosso.
Made with love by
Programmatic Advertising Ltd
© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.
Made with love by Programmatic Advertising Ltd