La storia recente del vino รจ fatta di attacchi spesso pregiudiziali, demonizzazione del rapporto alcol-salute, comunicazione approssimativa e posizioni rigide. Ma negli ultimi periodi, fortunatamente, basandosi su dati scientifici, il vino รจ tornato a essere considerato, nel contesto della dieta mediterranea e della moderazione, come alimento capace di apportare benefici. Parole di Giovanni Scapagnini, docente di Nutrizione clinica all’Universitร del Molise e ricercatore di respiro internazionale. La scienza sostiene sempre piรน che un consumo moderato di vino nel contesto della dieta mediterranea sortisca effetti protettivi sul rischio cardiovascolare e su specifici aspetti della salute cerebrale.
Due recenti pubblicazioni nell’ambito del PREDIMED (PREvenciรณn con DIeta MEDiterrรกnea), un grande studio condotto in Spagna per valutare lโeffetto della dieta mediterranea sulla prevenzione cardiovascolare, supportano fortemente questa tesi. Ed รจ lo stesso nutrizionista a spiegarlo, tracciando un quadro che difende anche il ruolo socio-culturale di questa antica bevanda: ยซIl vino – osserva Scapagnini – si posiziona diversamente rispetto a un superalcolico, sia culturalmente sia per i composti che ne costituiscono l’essenzaยป.
Professore, perchรฉ il consumo di vino non va trascurato?
Il vino รจ un alimento ottenuto da una fermentazione alcolica, che va bevuto con moderazione. Contiene sostanze attive, come i polifenoli, che amplificano e valorizzano il suo potenziale salubre quando รจ abbinato ai pasti. Ma, soprattutto, รจ parte integrante della nostra storia ed รจ all’origine della nostra specie.
In che senso?
Nel 2023, uno studio pubblicato su Science ha ricostruito che le prime fasi di coltivazione e domesticazione della Vitis vinifera possono essere fatte risalire a prima dellโ11.000 a.C., duemila anni prima dei cereali. Questo dimostra come la stanzialitร degli insediamenti umani si sia strutturata anche attorno alla vite. Non a caso, il vino รจ presente in tutte le religioni del mondo.
E come la mettiamo con l’alcol in esso contenuto?
L’alcol, l’etanolo, รจ parte di una nicchia evolutiva che coinvolge uomo e primati. Nel Congo, scimpanzรฉ e gorilla cercano attivamente frutta fermentata, ovvero assumono etanolo equivalente a due bicchieri di vino al giorno. L’alcol รจ metabolizzato da un enzima, l’alcol deidrogenasi, e sia i primati sia l’uomo hanno sviluppato una mutazione genetica capace di farlo funzionare bene. Si tratta di una mutazione vantaggiosa che ci siamo tenuti stretti nel percorso evolutivo e che non รจ stata eliminata. L’alcol deidrogenasi produce acetaldeide, sostanza tossica per l’organismo e che viene velocemente metabolizzata e poi eliminata. Per questo motivo, non si puรฒ esagerare con la sua assunzione: entro un certo dosaggio si hanno dei vantaggi e dopo un certo limite si hanno dei danni, soprattutto al fegato, ma non solo. L’invito, quindi, รจ a bere con moderazione e in abbinamento ai pasti. Dobbiamo pensare il consumo di vino come una sorta di trucco nutrizionale che abbiamo imparato in migliaia di anni. Perdere questa normalitร sarebbe depauperante.

Come interpretare il fatto che al consumo di alcol รจ correlato un aumentato rischio oncologico per seno, colon retto e pancreas?
Su questi temi si รจ fatta molta semplificazione e tanto allarmismo. ร vero che lโassunzione di alcol incrementa il rischio di tumore del colon-retto: nella letteratura di sintesi, lโordine di grandezza รจ circa +7% di rischio relativo per ogni 10 g/die di etanolo. Per fare un confronto su un altro fattore ben documentato, 50 g al giorno di carne processata (salumi inclusi) sono associati a circa +18% di rischio relativo di colon-retto. Quindi, va considerato lโinsieme dei fattori e, soprattutto, i pattern complessivi di dieta e stile di vita, non un singolo elemento isolato. Sul pancreas, gli studi piรน ampi mostrano un segnale molto modesto: un ordine di grandezza intorno a +3% di rischio relativo per ogni 10 g di alcol/die, che per un tumore abbastanza raro come quello del pancreas significa un incremento assoluto piccolo, circa +0,03โ0,06 punti percentuali. Per quanto riguarda, infine, il tumore al seno, ci sono studi che dimostrano l’incremento dei rischi, anche qui lโordine di grandezza piรน citato รจ circa +7% di rischio relativo per ogni 10 g/die. Per questo, la moderazione รจ particolarmente prudente nelle donne e nei giovani. Ma lโelemento importante resta evitare binge drinking ed eccessi.
Ma i giovani bevono poco vino, sono piรน attratti da cocktail come il gin tonic…
In effetti, stando alla frequenza di consumo in questa fascia di consumatori, dovremmo demonizzare il gin tonic piuttosto che il vino.
Quindi meglio bere vino che cocktail. E, forse, assumere anche acqua quando si beve alcol?
Buon suggerimento. L’idratazione migliora gli aspetti metabolici, accelerando l’eliminazione degli elementi tossici.
Cosa ci puรฒ dire del rischio cardiovascolare?
Il noto Seven countries study di Ancel Keys, avviato a fine degli anni โ50, ha identificato da subito il vino come elemento della dieta mediterranea protettiva. Piรน studi epidemiologici mostrano la cosiddetta curva a “J”, ovvero che senza alcol si ha un rischio base, con circa uno o due bicchieri al giorno il rischio cardiovascolare diminuisce e che con un uso eccessivo il rischio risale. Altri studi piรน recenti, come il Predimed, usando un biomarcatore urinario (acido tartarico, indicatore oggettivo di consumo di vino) mostra che un consumo leggeroโmoderato รจ prospetticamente associato a un minor tasso di eventi cardiovascolari, fino a un 50% in meno rispetto ai non bevitori. In base a questi dati clinici, la stessa Societร europea di cardiologia ha riconsiderato il ruolo protettivo del consumo di vino moderato.

Ci sono studi anche piรน recenti?
Si. Sempre in ambito Predimed, una nuova ricerca pubblicata circa un mese fa, condotta su tutta la popolazione del campione, mostra che, tra chi segue molto bene la dieta mediterranea, includere vino in moderazione si associa a ~45% in meno di eventi cardiovascolari e ~33% in meno di mortalitร totale. Tutti questi studi hanno il pregio di ricondurre il vino nel contesto della cultura mediterranea, dell’uso quotidiano, della tavola, come elemento capace di apportare sostanze utili al nostro organismo.
Qui entrano in gioco i polifenoli
Il loro effetto positivo non รจ trascurabile. Perchรฉ il basso tasso alcolico del vino, associato ai polifenoli, contribuisce a risolvere il problema della loro bio-disponibilitร . Ovvero, assumere polifenoli nel vino raddoppia la capacitร di assorbimento da parte dell’organismo. Di questo si parla molto poco.
Che rapporto c’รจ tra vino e sistema nervoso?
Il vino รจ una bevanda in grado di modulare molti aspetti del sistema nervoso centrale. Esistono diversi studi sull’azione protettiva del vino sul cervello, che supportano l’idea che l’assunzione moderata di vino a pasto prevenga il rischio demenza. Scienziati come Giulio Pasinetti, a New York, hanno scoperto il ruolo dei metaboliti dei polifenoli del vino rosso come capaci di bloccare l’avanzamento della demenza. Purtroppo, comunemente si pensa che il vino abbia effetti negativi su memoria e invecchiamento cerebrale, mentre nel contesto della moderazione i dati sembrano dimostrare il contrario.
Come va assunto il vino in base all’etร ?
Il concetto di dose giusta varia. Per un giovane uomo, la dose giornaliera suggerita รจ 2โ3 bicchieri; per una giovane donna รจ di 1โ2 bicchieri. Per gli anziani la cosiddetta finestra di vantaggio si sposta verso lโalto. Ciรฒ significa che, in un anziano sano, 4โ5 bicchieri possono essere ancora protettivi sul cuore. Ma sempre distribuiti e assunti coi pasti. Nel Seven countries study gli uomini anziani con la maggiore aspettativa di vita erano quelli che assumevano 5 bicchieri di vino al giorno, circa 2 anni in piรน di vita rispetto ai consumi molto bassi e molto elevati.

Come neuroscienziato, si occupa di longevitร nelle blue zone, aree del mondo con alti indici di sopravvivenza e con centenari, come Sardegna, Giappone, Costarica.
Non esiste un centenario che non consumi vino o bevande alcoliche. Ci sono studi dell’Universitร di Irvine, in California, che dimostrano come l’assunzione di un paio di bicchieri di vino in persone novantenni garantisca una maggiore sopravvivenza, se abbinata all’attivitร fisica.
Possiamo dire che grazie a una visione piรน contemporanea, meno pregiudiziale, la reputazione del vino si stia riposizionando su binari corretti?
No, c’รจ ancora una frattura. Il mondo della ricerca si sta dividendo. Conosco colleghi appassionati di vino che sostengono pubblicamente che bisogna starne lontani perchรฉ fa male. Ritengo che lo studio Predimed sia tra quelli con l’approccio piรน corretto. Sulla comunicazione c’รจ tanto da fare.
A proposito di comunicazione, cosa pensa della campagna istituzionale del Masaf dedicata al vino?
Puntare su convivialitร e sul ruolo della tavola nella nostra cultura e architettura sociale รจ doveroso. Ma occorre insistere sulle giovani generazioni, perchรฉ piรน a rischio, di allontanarsi dalla tradizione alimentare mediterranea. Bisogna operare in maniera moderna: per convincere bisogna coinvolgere, a partire dalle scuole.
Dove vanno i prossimi studi su vino e salute?
Tra i tentativi che stiamo sviluppando ci sono lavori, con approccio simile al Predimed spagnolo, nel contesto americano. L’obiettivo รจ vedere se il consumo moderato possa fare bene a una popolazione che da un punto di vista nutrizionale presenta numerosi aspetti negativi.

Infine, quale visione ha del futuro del vino?
Ritengo naturale osservare spostamenti dei consumi verso il basso e poi di nuovo verso l’alto. Penso che il prodotto vino sia cosรฌ buono e portatore di un tale fascino da non rischiare l’estinzione. Torno all’idea a cui tengo molto: la societร umana si รจ costituita anche attorno al il vino, che รจ tra i motori dell’aggregazione. Il vino ha avuto un impatto importante anche in termini di biochimica del cervello, al punto da essere un elemento della nostra evoluzione. In futuro, ci saranno alti e bassi ma sono certo che anche i giovani acquisteranno presto la consapevolezza di questo straordinario alimento.
FONTI
Wine consumption, Mediterranean diet, and cardiovascular risk in two Spanish cohorts
European Heart Journal (2026)
Alcohol and survival in the Italian rural cohorts of the Seven Countries Study
International Journal of Epidemiology 2000; 29: 667โ671
Alcohol consumption in later life and reaching longevity: the Netherlands Cohort Study
Age and Ageing, Volume 49, Issue 3, May 2020, Pages 395โ402
Urinary tartaric acid as a biomarker of wine consumption and cardiovascular risk: the PREDIMED trial
European Heart Journal (2025) 46, 161-172
Dual domestications and origin of traits in grapevine evolution
Dong et al., – Science 379, 892โ901 (2023)
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