Quello tra il Verdicchio e le Marche è uno dei casi in cui c’è un legame speciale tra un’uva e il suo territorio, anche se la diffusione del vitigno non riguarda tutta la regione, ma solo una porzione che potremmo definire “centrale”, divisa tra una zona a ovest, nell’alta Vallesina, in provincia di Macerata, patria della denominazione (oltre che del Ribona, per restare sul fronte bianchista, altro vitigno autoctono che sta tornando alla ribalta) che prende il nome dalla cittadina di Matelica e una zona piuttosto vasta, in provincia di Ancona, sui Castelli di Jesi, territorio fatto di dolci colline che spesso respirano le brezze adriatiche: qui la sottozona più prestigiosa e antica si può fregiare della denominazione “classico” e i vini che ne derivano riescono ad essere eleganti nelle fragranze fruttate, floreali e speziate, armonici ma allo stesso tempo dotati di gran sapore in bocca.

Il successo del Verdicchio si deve in buona parte all’opera quarantennale del grande Ampelio Bucci, che ha dimostrato al mondo intero le potenzialità del vitigno, l’attitudine a prove autoriali e la peculiare longevità. Ampelio ha lasciato un tessuto di vignaioli nel pieno delle loro forze fisiche e mentali che stanno dando vita a vini fantastici, non solo tra i premiati con i Tre Bicchieri nella guida Vini d’Italia 2026 del Gambero Rosso.
Aziende che danno vita a veri portenti di personalità, bianchi in grado di sfidare nel bicchiere buona parte delle migliori etichette del mondo. Una struttura produttiva che non smette di dar voce a nuovi interpreti e consolidare le giovani realtà affacciatesi di recente alla produzione di qualità.

Tra questi c’è senz’altro Marco Simonetti, titolare dell’azienda Podere L’Infinito di Staffolo (AN), nata nel 2018, che comprende 12 ettari di vigneto impiantati soprattutto con verdicchio e un po’ di montepulciano, dislocati principalmente sui versanti più vocali del territorio del comune, avvalendosi della collaborazione dell’agronomo Luca Severini e dell’enologo Pierluigi Lorenzetti.

La passione per la terra e per il vino è sempre stata nel Dna di famiglia (Marco l’ha ereditata dal nonno Dino) e proprio nell’azienda di famiglia ha mosso i primi passi e vi è rimasto una decina di anni accumulando l’esperienza necessaria che lo ha portato alla scelta di creare qualcosa di suo, dando vita a un progetto, col Podere L’Infinito, che gli ha dato modo di comunicare la sua visione del vino. Marco segue direttamente tutte le fasi della filiera dalla vigna alla cantina, riuscendo ad ottenere vini che esprimono al massimo le caratteristiche del terroir.

L’affinamento dei vini avviene in acciaio (il cemento è riservato alla Riserva) ed evidenziano uno stile che unisce “beva scorrevole, nasi pimpanti e nitidissimi, un’appagante sapidità finale”.
In azienda si osserva una coltivazione rigorosamente biologica certificata nel segno della sostenibilità a 360°: dal lavoro manuale tra i filari all’inerbimento spontaneo, dall’utilizzo esclusivo di concimi organici alla salvaguardia della biodiversità. Coerenti con questo approccio sono l’impianto fotovoltaico sul tetto, il packaging il più possibile riciclabile e l’utilizzo di bottiglie in vetro leggero.

Il 2022 è stato un anno particolarmente importante per Podere L’Infinito, perché è stata completata la parte più moderna della struttura (dove sono stati previsti spazi per le degustazioni e la vendita) da cui si può godere di una splendida vista sui vigneti e vallate circostanti, mentre la cantina è seminterrata, sfruttando la naturale pendenza del terreno.

L’assaggio del Verdicchio Eclissi di Luglio 2024 non lascia spazio a dubbi: al naso offre sensazioni intense di agrumi, frutti bianchi e mandorla, erbe aromatiche; la bocca è dinamica, dal passo deciso, con un finale lungo e convincente. Considerando il notevole livello qualitativo e il prezzo davvero amichevole (lo trovate in enoteca e negli shop on line tra i 10 e i 12 euro), lo abbiamo inserito tra i vini della guida BereBene 2026 del Gambero Rosso, dedicata ai migliori vini italiani che non costano più di 20 euro.

Molto interessante anche il resto della gamma aziendale, come il Verdicchio Ca’ di Cerere ’24, sottile e aggraziato nei rimandi di mela e anice o il rosato da uve montepulciano affinato per 18 mesi in acciaio: naso con cenni evolutivi e ricordi di purea di fragole, ha bocca piacevolmente consistente.
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