Tra i comuni di Umbriatico e Cirò, in provincia di Crotone. sorge la piccola (ma storica) cantina di Francesco ed Enza Fezzigna, territorio sui cui insistono due delle Doc più rappresentative della Calabria, come Cirò e Melissa. La storia ci riporta indietro al 1957, quando Francesco (prima generazione della famiglia Fezzigna nell’attività di vignaioli) fonda la sua azienda agricola in una fascia di territorio chiamato Caraconessa, a 100 metri di altitudine. Scelta azzeccatissima, visto che il territorio si è ben presto rivelato particolarmente vocato alla coltivazione della vite, ricco com’è di sali minerali di origine arenaria che donano alle uve autoctone caratteristiche uniche, grazie anche alla notevole escursione termica che può raggiungere i 20 gradi tra la notte e il giorno.

foto di https://www.fezzignavini.it/
L’azienda della famiglia Fezzigna merita attenzione non solo per la costanza qualitativa che la contraddistingue da decenni, ma anche perché dal 2015 – quando ha ottenuto le certificazioni Bio e Doc Melissa – è di fatto la prima e unica realtà vitivinicola dell’Alto Marchesato Crotonese che cura direttamente tutte le fasi della produzione, dalla coltivazione della vite fino all’imbottigliamento dei vini.

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E se – proprio per la sua storicità e la cura di ogni singolo dettaglio che caratterizza da diversi anni un sistema di produzione di tipo artigianale – non fa propriamente parte di quel risveglio della Calabria del vino a cui stiamo assistendo , estremamente vitale infatti lo è sempre stata, Fezzigna si inserisce però a pieno titolo in quella riscoperta e valorizzazione dei vitigni autoctoni a bacca bianca portata avanti negli ultimi anni anche da altre storiche cantine, come Ippolito 1845, che ha fatto ottenere per la prima volta i Tre Bicchieri a un Cirò Bianco.
Dai quattro ettari di vigneti, tutti situati nello stesso appezzamento di terreno dove sorge anche la cantina aziendale, si ottengono vini rossi, bianchi e rosati, tutti certificati Doc Melissa, Doc Cirò e Igp Calabria. A quest’ultima denominazione appartiene il Fren ’24, acronimo formato dalle iniziali dei due vignaioli Francesco ed Enza, il vino bianco dei Fezzigna che ci ha particolarmente colpiti durante le degustazioni. un blend di greco bianco (20%), zibibbo (20%), malvasia (20%), pecorello (20%), trebbiano (20%). Le uve, grazie al microclima che si viene a creare per l’azione della brezza marina e del calore estivo, sviluppino una complessità gustativa del tutto particolare, ma cerchiamo di conoscere meglio i vitigni autoctoni appena citati.

Francesco ed Enza Fezzigna – foto di https://www.fezzignavini.it/
La scelta di coltivare vitigni autoctoni rappresenta la volontà di mantenere un legame forte con il territorio, con una cultura vitivinicola che affonda le radici nella storia millenaria della Calabria. Tutte i vini prodotti da Fezzigna incarnano l’espressione più autentica delle tradizioni vitivinicole del territorio. Qui ci soffermeremo sui vitigni autoctoni a bacca bianca citati sopra (o che comunque vengono coltivati anche in Calabria con caratteristiche specifiche), non perché il magliocco, il gaglioppo o il mantonico non regalino rossi molto buoni e alle volte sorprendenti, ma perché bianco è il vino aziendale su cui concentriamo.

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Il nome descrive con sufficiente chiarezza l’origine di questo vitigno bianco diffuso in Campania e in Calabria, regioni che anticamente erano comprese nella Magna Grecia. Dalla varietà calabrese (diffusa soprattutto nei comuni di Bianco, che dà il nome alla Doc, e di Gerace), si ottiene uno dei migliori vini da dessert italiani: di colore giallo dorato, ha un profumo intenso e fine di fiori d’arancio, è inoltre dolce, alcolico ed aromatico, e dimostra una buona capacità d’invecchiamento. Da uve greco si ottiene anche il Cirò Bianco, che in questi ultimi anni ha compiuto dei notevoli passi in avanti, come pure gli altri bianchi calabresi ottenuti del tutto o in parte da questa varietà.

Il nome Zibibbo ha radici nella parola araba Zab?b, che significa “uvetta” o “uva passita”. Questa varietà ha origini egiziane ed è stata introdotta per la prima volta a Pantelleria dai Fenici. Successivamente furono i Saraceni a diffonderne la coltivazione anche nel resto della Sicilia e in Calabria.
Insieme al moscato, la malvasia è una delle uve dalla storia più antica e movimentata. Nell’antica Grecia, dove era giunta dall’Asia Minore, prese il nome dal porto di Monenvasia. Da qui, grazie al talento marinaro (ed enologico) dei greci, nel giro di qualche secolo si diffuse per tutto il bacino del Mediterraneo e nella zona continentale. In Calabria viene coltivata principalmente la Malvasia Bianca (conosciuta localmente anche come Verdana o Iuvarella), affiancata in misura minore dalla Malvasia Nera. All’olfatto spiccano aromi fruttati e floreali, con note di pesca, albicocca e mandorla. In bocca risulta fresca, moderatamente acida e con una spiccata sapidità.Viene spesso assemblata con altre uve autoctone (come il Greco Bianco) per dare vita a vini DOC e IGT.
Il pecorello è un antico vitigno a bacca bianca autoctono della Calabria, coltivato principalmente nella provincia di Cosenza e nella Valle del Savuto. Riscritto da un recente oblio, regala vini dal colore giallo paglierino, con aromi di agrumi, fiori bianchi e macchia mediterranea, che si distinguono per grande freschezza e sapidità.

Il trebbiano è il vitigno che produce la maggior quantità di vino nel mondo. L’origine di quest’uva è senz’altro italica, ma sulla zona di provenienza regna una notevole incertezza dovuta alla grande abbondanza di località geografiche che fanno riferimento a questo etimo. Le caratteristiche che hanno decretato l’enorme diffusione del trebbiano sono la sua resistenza alle malattie e ai parassiti, la sua grande adattabilità e la sua fortissima produttività. Il vitigno coltivato in Calabria è principalmente il trebbiano toscano. Sebbene non sia tra le varietà autoctone più rappresentative del territorio, è diffuso a livello regionale e spesso inserito nei disciplinari di produzione di vini bianchi locali per la sua spiccata acidità e le ottime doti di assemblaggio.

ll Fren ’24 di Fezzigna colpisce per i nitidi sentori di frutta gialla fresca, zagara, cedro e timo, fresco e invitante al palato dalla notevole persistenza aromatica e dal sapore intenso. Per il suo ottimo rapporto qualità prezzo , lo trovate in enoteca e negli shop on line a meno di 15 euro, lo abbiamo inserito nella guida Berebene 2026 del Gambero Rosso, ma ha ottenuto anche i Due Bicchieri Rossi, essendo arrivato alle degustazioni finali per la guida Vini d’Italia 2026 del Gambero Rosso.
Foto di copertina https://www.fezzignavini.it/
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