Tra le cantine presenti al padiglione (sempre più ricco) della regione Calabria all’ultima edizione di Vinitaly c’era anche Colacino Wines, una storica realtà che da più di cinquant’anni lega il proprio nome a un’altrettanto storica denominazione, la Doc Savuto. Per ora meno nota della Doc Cirò, (qui le migliori etichette di quest’anno) con la quale si identifica la Calabria del vino fuori dai confini regionali, la Doc Savuto contribuisce comunque a quel fermento e costante crescita qualitativa dell’antica Enotria (come chiamavano i Greci la Calabria, “terra del vino” da oinos), di cui nell’ultimo anno siamo tornati più volte a parlare, dedicando al tema anche la copertina del mensile Gambero Rosso di ottobre 2025. Assodato che la Calabria non è più la Cenerentola del vino e che ottimi segnali arrivano anche da tipologie per anni poco considerate, si vedano per esempio i primi Tre Bicchieri a un Cirò Bianco, il passo successivo è far conoscere la grande biodiversità che caratterizza la regione, i suoi vitigni e le sue diverse Doc.

Maria Teresa e Mauro Colacino
La cantina della famiglia Colacino si trova a Marzi, un piccolo borgo dell’entroterra cosentino con meno di mille abitanti situato a 530 metri sul livello del mare, nel cuore della Valle del Savuto, il fiume da cui ha origine il nome del vino più noto di questa zona.
Qui i fratelli Maria Teresa e Mauro Colacino – apportando a tutta la filiera produttiva un pizzico di innovazione e managerialità, con la perseveranza di voler migliorare un prodotto già fortemente apprezzato e rispettandone la storia – guidano l’azienda – che può contare su 18 ettari di vigneto – fondata nel 1968 dal padre Vittorio, medico condotto, che seguiva i suoi pazienti coltivando allo stesso tempo la grande passione per la terra e gli antichi vigneti, dai quali iniziò a produrre un notevole Savuto denominato “Britto” «dal profumo intenso di amarena speziata», che colpì molto Mario Soldati, tanto che lo scrittore e regista nel suo famosissimo libro “Vino al vino. Alla ricerca dei vini genuini“, dopo aver fatto visita al dr Colacino e degustato Savuto di quattro annate diverse, dal 1971 al 1974, scrive «il vino va bevuto e capito la dove nasce, (…) nessuno è Savuto, Savuto è solo il Britto».

Alla metà degli anni Settanta del secolo scorso, a quando risalgono le parole di Soldati, quella di Colacino era la sola cantina a produrre e valorizzare il Savuto; oggi, a distanza di più di 50 anni, si contano altre realtà che tra le province di Cosenza e Catanzaro si dedicano alla produzione dei vini della Doc nelle sue tipologie rosso, rosato e bianco, come Antiche Vigne, Cantine Odoardi e Le Moire. La Colacino Wines, dal canto suo, ha ampliato la gamma aziendale, dimostrando quella perseveranza e determinazione nel raggiungere i propri obiettivi che aveva contraddistinto il modus operandi di papà Vittorio. Se, infatti, è vero, come dice Mauro, che la presenza a poca distanza l’uno dall’altra di mare e montagna contraddistingue la regione, conferendole un mix di venti che permette alle viti di crescere rigogliose, è altrettanto vero che si tratta a tutti gli effetti di una viticoltura di montagna, quindi ostica, su terreni impervi, che si possono coltivare solo grazie a un sistema di terrazzamenti. Lo spazio necessario alla meccanizzazione è stato reso possibile da scavi che sono durati due anni.

Doc dal 1975, il Savuto (“Sanutum” per i Latini), di cui tessevano le lodi autori come Plinio e Strabone, era sempre presente ai banchetti dei patrizi romani. Viene prodotto nelle tipologie rosso, bianco e rosato. Fanno parte della denominazione una ventina di comuni lungo il fiume omonimo, che divide equamente le due province di Cosenza e Catanzaro, sulle colline sopra la costa occidentale della Calabria. Il fiume Savuto sorge nell’altopiano della Sila e scorre per 48 km attraverso le colline prima di sboccare nel Golfo di Sant’Eufemia. La stretta valle fa sì che i comuni, posti in collina, si guardino l’un l’altro attraverso il fiume e segnino delle strette linee di demarcazione per la provenienza dei vini. Mentre durante il giorno la terra si riscalda, il mare dà vita a brezze mattutine e pomeridiane, che oltre a stabilizzare il clima sono fondamentali per prevenire le malattie fungine, comuni in presenza di un clima umido. Le colline attorno a Savuto, invece, grazie alla loro conformazione,danno un contributo importante nel canalizzare i movimenti dell’aria su e giù per le valli.

Il Savuto che vi presentiamo qui è della tipologia rosato, il Savuto Rosato Si 2024 – ottenuto da due dei vitigni autoctoni più diffusi della Calabria, protagonisti anche del rosso, il magliocco dolce (o arvino) e il magliocco canino – che si inserisce in quella riscoperta dei rosati calabresi di cui abbiamo già parlato, soffermandoci su quanto sia importante che il colore rispecchi il tipo di uva. E così, se quei vitigni danno origine a rossi di un rubino pieno, dagli stessi nasceranno rosati con una carica cromatica decisa, l’opposto di quanto dovrebbe accadere invece con un rosato ottenuto da gaglioppo tanto per rendere l’idea, che dovrebbe mostrarsi con un colore rosa scarico.

Il Savuto Rosato Sì ’24, dal colore rosa intenso, luminoso con qualche sprazzo rubino, è un blend di uve autoctone quali arvino (noto anche come magliocco dolce) e magliocco canino, coltivate a Marzi a 500 metri di altitudine. Violetta, ciliegia e macchia mediterranea caratterizzano l’intrigante bouquet dalla lunga persistenza aromatica, mentre il sorso è fresco, fruttato e appena tannico. Le uve vengono raccolte verso i primi di ottobre e dopo un’accurata cernita manuale vengono pigiate e poste a fermentare in maceratori orizzontali a temperatura controllata dalle 5 alle 10 ore a contatto con le vinacce, successivamente vengono pressate, segue decantazione statica a freddo del mosto ed eliminazione delle fecce grossolane. Dopo l’imbottigliamento riposta altri sessanta giorni in bottiglia.
Lo trovate in enoteca e negli shop on line a meno di 10 euro e per questo motivo lo abbiamo inserito tra i vini della guida BereBene 2026 del Gambero Rosso, dedicata alle etichette italiane dal miglior rapporto qualità prezzo.
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