Intervista

"Non solo bottiglie: il vino al ristorante si deve vendere al calice. Anche quello da 100 euro". La ricetta anticrisi di Marina Cvetic

Dalla rivoluzione del vino al calice nei ristoranti ai consumi in calo, dai rossi serviti freddi al nodo delle rese e dei mercati esteri: Marina Cvetic parla con il Gambero Rosso al Vinitaly

  • 14 Aprile, 2026
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ยซVinitaly รจ un poโ€™ il nostro Sanremoยป, dice Marina Cvetic, e sorride, occhi chiari, volto dai lineamente decisi, mentre tiene il punto con quella determinazione che rivendica senza giri di parole: ยซVengo dai Balcani, quindi la tenacia e la determinazione fanno parte del mio carattere, come Djokovicยป. La incontriamo qui, dentro Vinitaly, in un passaggio continuo di persone e vini, e in quella presenza si leggono gli anni in cui, dopo la scomparsa di Gianni Masciarelli, ha preso in mano la cantina omonima e lโ€™ha portata avanti senza cambiare direzione, tenendo insieme famiglia, figli, (con lei lavorano Mriam Lee e Chiara Ludovica), azienda e unโ€™idea precisa di qualitร  costruita tra le colline di San Martino sulla Marrucina, dentro un Abruzzo che allora parlava di quantitร  e che oggi riconosce anche il lavoro di chi, come lei, ha imposto unโ€™altra misura – niente tendoni in vigna, ma sistema del Guyot, legno piccolo e non grande – con la forza tranquilla di chi sta in un mondo maschile e decide di pesare senza lotte di genere.

Dopo la scomparsa di suo marito Gianni Masciarelli, non tutti avrebbero scommesso sul futuro dell’azienda.

Hanno sbagliato.

รˆ stata dura?

Ho un carattere forte, vengo dai Balcani, ce l’ho nel sangue. Ho costruito tutto l’export, da anni mi occupo anche della parte commerciale. Se gli alberi non fanno rumore non vuol dire che non esistano.

Oggi Masciarelli รจ uno dei simboli dell’Abruzzo del vino. Come ci รจ riuscita?

Per noi รจ stato fondamentale costruire una mentalitร  volta alla qualitร . Questa mentalitร  non lโ€™ha portata solo Gianni Masciarelli ma tutta la sua famiglia: cโ€™รจ sempre stata una fiducia fortissima nella qualitร , in vigna e in cantina. Lavoriamo in una terra straordinaria, tra Parchi nazionali, una grande biodiversitร . Siamo fortunati, lโ€™Abruzzo รจ una terra generosa.

Avete iniziato quando in Abruzzo il vino era soprattutto quantitร .

Gianni Masciarelli รจ stato un pioniere, tra i primi a spiegare che in Abruzzo si poteva fare qualitร . Meno rese, fermentazioni piรน lunghe, criomacerazione, temperature basse, un uso intelligente del legno. Oggi lโ€™azienda continua a lavorare con piรน materiali e contenitori, ma sempre con questa idea: rispettare il vino e farlo crescere nel modo piรน adatto.

Il vino resta un mondo molto maschile. Quanto รจ stato difficile, per una donna, emergere in questo settore?

Ho un carattere molto determinato, e chi lavora con me lo sa bene. La mia famiglia mi supporta. Ma penso anche che ci siano tante donne abruzzesi molto forti, molto serie, grandi lavoratrici. Le donne portano anche delle soft skills, una morbidezza, una leggerezza, una sensibilitร  che possono essere preziose. Perรฒ il talento non ha genere. Se sei brava, sei brava.

Certo, ma in in azienda avete molte donne, comprese le sue due figlie.

Sรฌ e ho una responsabile in vigna che รจ una donna, e la adoro perchรฉ รจ efficace, rapida, essenziale. Con lei mi confronto molto. Amo le persone smart, che capiscono subito, che amano davvero quello che fanno. Non lo fanno solo per una ricompensa economica, ma perchรฉ ci credono. Ma ripeto questo non ha genere. Io cerco sempre il talento umano, in vigna e in cantina.

Ma nel lavoro ha dovuto dimostrare di piรน in quanto donna?

Ho lavorato senza pensarci. Metto bocca un poโ€™ su tutto, do una linea, una direzione. Sono molto presente. Il vino deve piacere anche a chi lo fa e a chi lo rappresenta, e a me piace. Poi ho una grande ossessione: la vigna. Mi confronto con lโ€™agronomo e con chi lavora con noi, continuamente settimanale, spesso quotidianamente.

Comโ€™รจ cambiata la viticoltura abruzzese negli ultimi anni?

Sicuramente oggi cโ€™รจ una consapevolezza maggiore sul tema della qualitร  del vino. Nel mio caso ho sempre cercato di dare anche un contributo di visione, di organizzazione, di armonia. Per me tutto deve avere una coerenza, come se fosse una sinfonia, anche nei dettagli. Il mio contributo รจ stato anche nel creare sistema, nellโ€™incoraggiare e organizzare le persone a fare meglio.

In Abruzzo perรฒ oggi si discute ancora di aumentare le rese per il vino comune, proprio mentre il mercato soffre. Che cosa ne pensa?

Secondo me bisogna diminuirle, non aumentarle. La qualitร  cresce quando la produzione รจ piรน equilibrata. Bisogna cercare maggiore valore, non maggiore quantitร . I vigneti vecchi, per esempio, producono meno ma spesso danno di piรน in qualitร . Io credo in questa filosofia.

Secondo lei si รจ impiantato troppo in Italia negli ultimi decenni?

รˆ una domanda complessa, ma sicuramente oggi in molti luoghi ci si interroga su questo. In Francia, per esempio, si sta estirpando. Anche da noi bisogna guardare bene dove ha senso tenere certi vigneti e dove invece no. In alcuni casi puรฒ servire un incentivo, un sostegno, per accompagnare chi deve estirpare.

A proposito di Abruzzo: cโ€™รจ il dibattito sul nome Montepulciano, che ricalca anche quello della cittร  toscana.

In realtร  il nostro si chiama Montepulciano d’Abruzzo.

Lei rinuncerebbe mai a chiamare Montepulciano il tuo vino?

No, non ci rinuncerei mai. Amo il Montepulciano, me ne sono innamorata profondamente. Per me รจ un vitigno con unโ€™anima fortissima. Quando comincio a fare qualcosa, poi non smetto. I vini sono un poโ€™ come figli. I nomi sono diversi.

Il vino oggi รจ in una fase difficile. Qual รจ la sua esperienza?

Il momento รจ difficile ma sono convinta che il vino vada in modo diverso.

Ovvero?

Deve essere venduto anche, e soprattutto, al calice. Anche i vini costosi.

Quindi parliamo dei ristoranti…

Sรฌ e non riesco a capire perchรฉ tanti ancora non lavorino davvero in questa direzione. Ognuno beve in modo diverso: io non bevo come unโ€™altra persona, magari voglio un vino bianco e unโ€™altra vuole un rosso, ma non per questo vogliamo aprire una bottiglia intera. Io stessa non sempre voglio spendere cento euro per una bottiglia: magari voglio un bicchiere a pranzo e uno a cena. Mi piacerebbe trovare trenta vini al calice. La ristorazione deve cambiare certe abitudini. Il sommelier deve tornare a raccontare, a suggerire, a guidare. Questa figura deve tornare centrale.

E i ricarichi al ristorante che sono cresciuti? Oggi sono uno dei grandi temi del settore.

Sรฌ, รจ un problema. Da una parte cโ€™รจ lโ€™inflazione, dallโ€™altra bisogna trovare un equilibrio. In certi casi si sta esagerando, e questo dร  fastidio alle persone, che giร  bevono meno vino rispetto al passato. Bisogna trovare una misura piรน sostenibile.

I dazi di Trump hanno portato rincari e incertezza. Negli Stati Uniti come sta andando? Per voi lโ€™export รจ calato?

Lโ€™America non รจ solo New York. Ci sono tanti altri Stati, tante situazioni diverse. Non si puรฒ dare una risposta unica, ci sono momenti in cui il mercato si blocca, va un poโ€™ a singhiozzo, ma non si puรฒ semplificare troppo.

State guardando anche ad altri mercati?

Sรฌ. Serve promozione e serve pazienza. Guardiamo con interesse ad altri mercati.

Per esempio?

Il Brasile รจ una grande opportunitร . Bisogna tornare a promuovere e a far venire i brasiliani in Italia, perchรฉ quando vengono qui si innamorano. Il loro cibo, spesso speziato, ricco, anche piccante, puรฒ dialogare molto bene con il vino.

Cโ€™รจ poi il tema geopolitico: Trump, Iran, Hormuz, tensioni internazionali. Temete ripercussioni anche sul turismo e quindi sui consumi?

Noi stiamo vedendo una stagione molto piena, con tanti arrivi da molti Paesi europei: Austria, Belgio, Lussemburgo, Paesi dellโ€™Est. Vedo che in questo momento lโ€™Europa sceglie lโ€™Europa. Cโ€™รจ una domanda crescente, una volontร  di restare piรน vicini. Vedo una possibilitร  di crescita del turismo intraeuropeo.

Vini dealcolati e no alcol. Se ne parla moltissimo. Che cosa ne pensa?

Sicuramente rispondono a un modo diverso di stare insieme e di bere in compagnia. I giovani bevono meno alcol rispetto a prima, questo รจ evidente. Ne ho assaggiati diversi. Quelli aromatici, che hanno profumi importanti, in alcuni casi possono funzionare meglio.

Li farebbe? Ci ha pensato?

รˆ un tema che guardo con attenzione, perchรฉ il mercato lo sta ponendo. Perรฒ per me resta fondamentale il piacere del vino, il suo equilibrio, la sua identitร .

Un altro tema รจ quello dei vini rossi, il gusto sta cambiando, si inizia a preferire vini piรน leggeri a discapito di quelli strutturati. Che ne pensa?

Piรน che cambiare il vino si deve lavorare sulla temperatura di servizio. Noi abbiamo iniziato a servire i vini rossi, anche riserve, a 12 gradi. Poi nel giro di mezzโ€™ora arrivano a 14, soprattutto con il caldo estivo, quando fuori ci sono 35 o 38 gradi. Il risultato รจ molto interessante: la prima impressione รจ la frutta, non lโ€™alcol. Quando il vino รจ fresco senti prima il frutto.

Basta questo?

Lโ€™abbiamo visto per tutta lโ€™estate: la gente beve il rosso senza nessun problema. Anzi, io dico proprio che il rosso va servito non solo fresco, ma freddo. Anche le riserve a 14 gradi sono fredde.

Quindi non bisogna per forza cambiare il vino, basta cambiare il servizio?

Ne sono convintissima. La prima percezione รจ quella decisiva. Se allโ€™inizio il vino รจ piacevole, il cervello lo accetta, il palato lo promuove. Anche se poi dopo mezzโ€™ora arriva a 16 gradi, lโ€™esperienza รจ giร  partita bene. Abbassando la temperatura non cambi il vino: cambi il modo in cui entra in bocca. Sono tre anni che lo facciamo e per noi il risultato รจ stato convincente.

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