Nuove aperture

"Ho paura di sbagliare vino": a Milano apre il locale che vuole eliminare l'ansia della scelta

Da Reverso, in via Savona, cento etichette sono disponibili al calice e una chat basata sull'intelligenza artificiale aiuta i clienti a orientarsi. L'obiettivo non è sostituire i sommelier, ma rendere il vino meno intimidatorio

  • 15 Giugno, 2026
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Le nuove aperture assomigliano sempre meno a quei luoghi tradizionali fatti di scaffali colmi di bottiglie di vino, cantine sotterranee con vini impolverati e lunghe conversazioni di sommelier esperti. Milano, ancora una volta, si conferma uno dei laboratori in cui vengono sperimentati nuovi linguaggi dell’ospitalità e nuove modalità di consumo. Reverso si muove proprio in questa direzione. Il progetto evita di definirsi una tradizionale enoteca o un semplice wine bar e costruisce la propria identità attorno a un’offerta composta esclusivamente da vini al calice, supportata da una serie di strumenti tecnologici che accompagnano il cliente durante l’esperienza.

Perché scegliere il vino mette ancora in difficoltà tante persone

Il nuovo locale propone una selezione di cento etichette di vino disponibili contemporaneamente, servite attraverso smart wine dispenser che consentono di mantenere costanti la temperatura, le condizioni di conservazione e di scegliere diversi formati di assaggio. Uno degli elementi che più incuriosisce, però, è la presenza di un sommelier virtuale: una chat sviluppata con intelligenza artificiale per orientare il consumatore davanti a una proposta molto ampia.

L’ansia della carta dei vini

L’intelligenza artificiale, spiegano i fondatori, non rappresenta però il centro del progetto: «È uno strumento, uno dei tanti che utilizziamo per il cliente. È un supporto, ci fa piacere se la gente lo utilizza, ma non è necessariamente l’obiettivo finale. Si integra con il servizio che danno i nostri sommelier». L’idea è quella di costruire un’esperienza che lascia maggiore libertà di scelta a chi si trova davanti a una carta così vasta: «Quello su cui vorremmo spingere di più è che il cliente sia libero di scegliere in autonomia, senza i vecchi costrutti della sommellerie classica, senza paura del giudizio e senza la paura della scelta».

Da tempo il settore vitivinicolo convive con l’innovazione: dalla ricerca scientifica applicata ai vigneti alle nuove tecniche agronomiche, passando per il rebranding delle aziende alle architetture che stanno ricostruendo il volto di molte cantine. Oggi, però, la trasformazione riguarda anche il momento del consumo. In questo senso, Reverso si inserisce in una tendenza già presente in altre città europee. Per l’apertura i soci si sono ispirati proprio a Vagabond Wines, una catena di enoteche presente a Londra che ha costruito il proprio modello attorno a una vasta proposta di vini alla mescita e a sistemi automatizzati che guidano il cliente.

Cosa si mangia

Ma il progetto milanese non ruota soltanto attorno al vino. Accanto alla proposta vini trova infatti spazio anche la cucina guidata dallo chef Matteo Giovanoli, classe 1988 e founder di Autentico Bistrot, presente stabilmente all’interno del locale e non come semplice consulente esterno. La proposta gastronomica nasce dallo stesso principio che accompagna il vino. Lo chef racconta: «Partendo dal concetto di convivialità e dalla possibilità di assaggiare più calici e vini diversi, ci siamo concentrati su una proposta fatta di tapas e piccoli piatti, in modo tale che il consumatore possa assaggiare più cose durante la serata». L’ispirazione internazionale comunque coesiste con un forte legame territoriale: «Io sono milanese e il fil rouge è la milanesità. Se si aprisse in altre regioni il fil rouge sarebbe il territorio in cui si trova». Il menù si muove così tra piatti più tradizionali e proposte che guardano altrove, come Rotta verso Est, un piatto che unisce noodles di grano, crema di carote, speck d’anatra, gambero e fonduta di pecorino.

I giovani bevono meno, ma meglio

Dietro il progetto c’è anche una riflessione sul modo in cui stanno cambiando i consumi e il rapporto delle nuove generazioni con il vino, uno dei proprietari dice la sua sulla questione: «Esiste una retorica secondo cui i giovani non bevono. In realtà è un allarmismo che esiste da decenni. Oggi si beve si di meno, ma meglio». Più che una questione quantitativa, secondo i fondatori, si tratta di un cambiamento di approccio: «Il mercato dei millennials, di cui io faccio parte, si è incentrato sullo storytelling delle aziende. I giovani oggi credono di più ai fatti, alla genuinità del prodotto e alla sostenibilità».

Resta poi aperta una riflessione più ampia. Il vino continua a essere un prodotto profondamente legato alla terra, alle persone e ai territori. Per questo ogni tentativo di innovazione, soprattutto quando coinvolge strumenti come l’intelligenza artificiale, finisce inevitabilmente a creare interrogativi sul valore della mediazione umana.

Almeno nelle intenzioni di Reverso, la tecnologia non sostituisce il racconto del vino, ma prova ad affiancarlo. Intanto, in via Savona, il dialogo tra vino e tecnologia ha già iniziato a prendere forma. E il locale sembra voler dare vita a un tentativo di costruire un nuovo lessico del consumo del vino: meno rituale, meno intimidatorio e più aperto alla sperimentazione. Perché il vino rimane una storia profondamente umana. E oggi, forse, sta imparando a raccontarsi in un linguaggio diverso.

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