Addio

È morto Ercolino, il re delle pizzette che ha cresciuto generazioni di pescaresi

Con le sue pizzette tonde e il celebre calzone davanti al liceo classico di Pescara, Ercole “Ercolino” Calchi è stato per decenni molto più di un pizzaiolo: un simbolo cittadino e generazionale

  • 20 Maggio, 2026
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Fino al 2020, al Liceo Classico “G. D’Annunzio” di Pescara, in via Venezia, pieno centro, confluivano in massa anche quelli che col greco non avevano nulla a che fare. Lì di fronte, attraversata la strada, c’era la Pizzeria Liceo di Ercole “Ercolino” Calchi, mitologico inventore di una pizzetta tonda (e di un calzone!) che vanta più tentativi (fallimentari) di imitazione della Settimana Enigmistica, morto il 18 maggio 2026 alla soglia dei 90 anni.  La Liceo è stata molto più di una pizzeria da studenti, ed Ercolino era molto più di un pizzaiolo/imprenditore lungimirante che si è trovato al posto giusto nel momento giusto. Sono stati e rimangono simboli cittadini trasversali a generazioni, gusti e mode. E di un’epoca che si è chiusa nel 2020.

Chi era Ettore Calchi

Classe 1937, pescarese doc, Calchi aveva iniziato a lavorare giovanissimo. Prima l’esperienza alla Dreher di corso Vittorio Emanuele, poi la decisione di aprire un’attività tutta sua insieme alla moglie Maria. E fu così che tra il 1963 e il 1964 sollevò le saracinesche di un posto anonimo e pure un po’ asfittico nei momenti di punta. E lo fece proprio davanti al Liceo Classico in centro città, quello a forma di M come molti altri edifici sorti durante il Ventennio.

La storica Pizzeria Liceo davanti al classico

Già, l’uomo giusto nel luogo giusto e al momento giusto. Ossia un pizzaiolo sveglio e in gamba che alle frotte di adolescenti famelici in fuga da scuola offriva una pizzetta alta e tonda, unta al punto giusto, abbastanza piccola da richiedere inevitabilmente il bis. Al bancone comandavano le rosse, poi si sfornavano quelle bianche, con mozzarella e alici o con funghi o melanzane sott’olio. Venivano cotte a temperature “infernali” in stampi circolari che Ercole aveva fatto arrivare direttamente da Treviso, stampi che dalla mezza in poi uscivano dai forni elettrici a ritmo sempre più rapido man mano che si avvicendavano le campanelle di fine lezioni. A quell’ora erano le esemplari migliori: incandescenti, fumanti, qualcuna cotta di più, qualche altra di meno, andavano letteralmente a ruba.

Il calzone di Ercolino e la ricetta mai copiata

Ma attenzione, il massimo della soddisfazione arrivava solo col calzone, altra geniale creazione “calchiana”. Probabilmente è lui la ragione principale dell’arrivo in massa davanti al Liceo di ragazzi da ogni scuola della città.  Di calzoni non ne uscivano tanti come le pizze, erano solo per chi sapeva aspettare. Su ricetta, composizione e cottura circolano varie leggende. Era una mezzaluna dorata con i bordi e le punte leggermente bruniti e croccanti, unta a dovere, bassa come un calzone fritto napoletano, sfrigolante se appena sfornata.

L’involucro al centro era abbastanza sottile, così il ripieno esplodeva letteralmente in bocca. C’era una sola versione, ossia prosciutto cotto, mozzarella e c’è chi dice uovo, sulla presenza del quale, a quanto ne sappiamo, non ci sono mai state certezze. Per affrontarlo c’erano due modalità: dal centro al “corno”, specie se si “smezzava” con la compagna di merende (i maschi non facevano a metà con nessuno, in genere), o viceversa per gustarsi il climax dal croccante che al cuore diventava morbido e scioglievole, saporito e ristorante.

Il posto dove sono cresciute generazioni di studenti

Il punto è che il locale di Ercole diventò nel tempo un centro di aggregazione sociale tanto quanto – a fine anni Novanta – Pac Mania (un’orrenda sala giochi) a piazza Salotto, lo stabilimento Trieste (altra pizzetta tuttora iconica) d’estate, del “tridente” di Pescara Vecchia il sabato sera. Da Ercole, onnipresente dietro al bancone, si tornava anche di pomeriggio per studiare, o meglio, perdersi nel mare di chiacchiere adolescenziali, quando si “okkupava” per fare una pausa o semplicemente merenda, per lasciarsi o mettersi insieme, per riunirsi “in branco”. Ci si andava anche la sera, prima del cinema, quando qualcuno si sedeva nella saletta in fondo e sotto le luci sparate al neon e si sparava una tonda al piatto (dopo un antipasto a base di dimenticabilissimi supplì e crocchette), o al mattino presto per ordinare giganteschi vassoi da compleanno che a ricreazione i bidelli ritiravano e portavano in classe. Era un posto dove i futuri adulti crescevano fisicamente vicini, senza filtri e schermi social, dove ci si davano appuntamenti e se si faceva tardi non c’era modo di avvisare con un messaggio su WhatsApp.

Un pezzo di Pescara che non tornerà più

Nel 2020, in pieno Covid, la Pizzeria Liceo ha abbassato le saracinesche e non le ha alzate più. Per un po’ si è sperato che cambiasse solo sede (Calchi era titolare anche di Ercolino, sorta di fac simile in zona Ospedale), ma un paio d’anni più tardi è comparso l’inequivocabile cartello “vendesi”. Affitto, questioni burocratiche, l’implacabile lockdown hanno definitivamente abbattuto uno degli ultimi baluardi di un’epoca che non tornerà mai più. Né migliore né peggiore di quella attuale, di sicuro più umanamente “calda”. Come le pizzette di Ercole quando le beccavi appena sfornate.

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