Il personaggio

Elisa D’Ospina: "Sono la regina degli sgarri. Il cibo spazzatura? Non bisogna demonizzarlo"

Elisa D’Ospina racconta il suo rapporto con il cibo tra dieta, libertà e body positivity: dagli sgarri all’Ozempic, fino all’educazione alimentare

  • 19 Aprile, 2026
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Conduttrice e modella curvy, Elisa D’Ospina è il volto della tv che ha sdoganato le plus size in televisione con la trasmissione “Detto Fatto” della Rai. Esempio di body positivity, nel 2012 con altre quattro modelle curvy è stata l’ideatrice della campagna “I’m not a fashion victim” diventata copertina di un numero di Vogue.it. Da sempre attivista per l’accettazione del corpo, ha portato avanti le sue battaglie anche contro i disturbi alimentari. L’abbiamo incontrata al Gambero Rosso Roof Restaurant di Casa Sanremo.

Se dovesse definirsi con un aggettivo “culinario”, quale sceglierebbe?

Onnivora. Mangio tutto, mi piace tutto, chi mi segue sui social sa che mi piace mangiare, viaggiare, ricercare, trovare le specialità del territorio.

Da dove nasce questa passione per il cibo?

I miei per molti anni hanno avuto un ristorante e sono cresciuta lì: mamma chef, papà pizzaiolo e la buona cucina fa parte della mia vita e della mia cultura.

Sua nonna era salentina. Qual è il piatto che gliela ricorda?  

Le polpette della nonna, uniche e inimitabili. E poi la lasagna, dove dentro c’era di tutto: polpettine, besciamella, formaggio, prosciutto, pomodori, uova.

È anche modella curvy. Nel suo libro “Una vita tutta curve”, aveva raccontato di un invito a dimagrire agli esordi della sua carriera. Com’era andata?

La moda è sempre in evoluzione, io sono entrata nell’anno in cui si richiedeva alle ragazze della taglia 50 di diventare una 46. Io ero già una 48 abbondante, poiché facevo anche altri lavori non mi interessava dimagrire, se non per un discorso salutare ma non sicuramente per lavorare.

E perché accade questo nella moda? Perché si richiede spesso di perdere peso?

Nella moda non vai mai bene, sei un mannequin, c’è il cliente che ti vuole più nordica, chi più mediterranea, chi con un seno più abbondante, ognuno ha le se esigenze. Io dicendo di no, quell’anno paradossalmente ho lavorato di più perché sono rimasta l’unica in una taglia che stava scomparendo e da lì è iniziato il mio percorso.

Lei ha sdoganato le plus size in televisione nella trasmissione “Detto Fatto”. In tv, c’è l’ossessione della magrezza, secondo lei, fra conduttrice e artiste?

Siamo nell’era dell’Ozempic dove tutte stanno magicamente dimagrendo in modo veloce. È anche vero che ho imparato che non bisogna giudicare il percorso di ogni persona, magari dietro ci sono altre cose, si spera sempre che sia un processo che miri alla salute e non all’estetica, non vorrei che questi dimagrimenti fossero dettati solo dall’esigenza di indossare una taglia, piuttosto che dire: “No, io sto bene in questo corpo”.

Ha accennato all’Ozempic, secondo lei va demonizzato?

Nella grande obesità è un toccasana, ben venga una terapia che ti possa aiutare a stare in salute per chi deve perder 4/5 chili è una sciocchezza. Molti medici sostengono che non sia la cura definitiva se smetti di usarlo ingrassi subito. Bisogna fare attenzione, chiedere sempre consiglio medico e lasciamo certi percorsi a chi ne ha veramente bisogno.

Il concetto di obesità è spesso associato al cibo spazzatura. Lei ne consuma? Cosa ne pensa?

Ho girato negli anni tanto con nutrizionisti e psicologi e nessuno ha mai demonizzato il cibo spazzatura. Addirittura, ricordo una nutrizionista che consigliava nelle scuole non le patate lesse ma quelle fritte. In una dieta equilibrata, un pasto in un fast food, o un panino con patatine, non sono un problema, in realtà quando c’è una conoscenza alimentare non è vietato nulla basta riequilibrare il giorno prima e il giorno dopo.

Come sta educando a tavola suo figlio Niccolò di due anni e mezzo?

È lui che educa me perché è un salutista, devo ricontrollare il dna a volte (sorride, ndr.). Preferisce la verdura cruda al gelato. A scuola ha un piano alimentare fatto da professionista, a casa cerchiamo una dieta dissociata.

Nelle mense scolastiche, si sono fatti grandi passi. Come ricorda la sua mensa quando era una piccola studentessa?

Non mi sono mai chesta se il menu che mangiassi a scuola fosse salutare o meno, era molto variegato. Poi io ho fatto l’alberghiero per ter anni e cucinavamo noi i piatti nel percorso didattico, è stata una bella esperienza.

Tornando agli sgarri, fa colazione al bar?

Anche spesso, poi cerco di recuperare durante la giornata con lo sport, poi io sono la regina degli sgarri, è inutile fare la filosofica, mangio un po’ di tutto e sono una buongustaia.

Sui social ha quasi 400mila follower, segue i trend, riproduce ricette?

Sono anti-social per eccellenza. Quando c’è una tendenza cerco di non seguirla. Mi piace seguire qualcuno che mi possa ispirare se sto cerando una ricetta particolare, vado sui profili che mi piacciono o su quelli di persone che ho conosciuto.

A Roma c’è un posto del cuore dove va a mangiare?

È un risto di sushi di un amico, si va solitamente il sabato che è il nostro rifugio familiare. Ci piacer frequentare osterie romane quando abbiamo tempo libero.

Ha un guilty pleasure?

Di tutto un po’.

Pizza, romana o napoletana?

Assolutamente napoletana!

A casa chi cucina?

Io!

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