Nel centro storico di Roma, a soli tre minuti a piedi da Piazza Navona e appena dieci dal Pantheon, si trova una delle pizzerie più famose della città. È La Montecarlo che quest’anno festeggia quarant’anni di apertura e di successi. L’abbiamo visitata e intervistato Carlo Muzi, iconico titolare che ci ha raccontato la storia di questo locale tra aneddoti, ospiti famosi e qualche mito da sfatare.

Quando arriviamo in pizzeria, ad attenderci c’è Carlo seduto in quella che è la sua inespugnabile postazione, la cassa. Sono appena le 12 ma il forno è già acceso «qua la cucina è operativa no stop da mezzogiorno a mezzanotte. Se vuoi una pizza alle 5 del pomeriggio, te la facciamo». Eccolo subito svelato un primo elemento che contribuisce a costruire e mantenere il successo di un locale: non perdere la propria identità e contemporaneamente adattarsi alle esigenze della clientela che fisiologicamente cambiano.
E intanto che il forno raggiunge la giusta temperatura per cuore le prime pizze a Carlo chiediamo di raccontarci la storia di questa pizzeria, un posto iconico del centro di Roma frequentato da molti turisti ovviamente ma anche da tanti romani che scelgono la Montecarlo per mangiare una pizza romana di vecchia scuola ma anche per riappropriarsi dell’anima più autentica e verace della propria città (qui un’altra pizzeria romana di successo). «Io sono originario della provincia di Rieti, venni a Roma neanche ventenne e conobbi Anna, la nipote di Baffetto (altra storica pizzeria romana del centro in via del Governo Vecchio, ndr). Ci fidanzammo, ci sposammo e nel 1986 decidemmo di aprire questa pizzeria”. Anna era figlia d’arte e magari nei suoi progetti c’era l’idea di lavorare nella ristorazione, ma Carlo veniva da tutt’altro settore. Si era trasferito a Roma dopo il diploma da geometra e per aprire questa pizzeria fece pure una mezza follia: lasciò l’impiego fisso in banca per lanciarsi in questa avventura. Ma col senno del poi ha fatto più che bene, quest’anno la Montecarlo festeggia quarant’anni e lo fa restando fedele a quello che è sempre stata.
«Questa è una pizzeria classica, anzi se vogliamo pure semplice – dice Carlo – non ci siamo inventati nulla ma tutto quello che prepariamo lo facciamo con professionalità e usando materie prime di qualità». Ecco, Carlo non la manda a dire e arriva subito al dunque: parla di qualità e di locali che proprio nel salotto buono di Roma non rappresentano più quell’identità romana che forse ci si aspetta di trovare nel centro storico. «Quando ho aperto nell’86 qui tra vicolo Savelli, Piazza Navona e via del Governo Vecchio di ristoranti, trattorie e pizzeria ce n’erano uno via l’altro ed erano gestiti da romani. Oggi è tutto cambiato e se non siamo rimasti soli poco ci manca».

Ci agganciamo a questa riflessione di Carlo dal gusto agrodolce, per chiedergli come fa a resistere la Montecarlo in questo centro città in cui tutto è cambiato. La sua risposta è semplice e diretta proprio come lui «abbiamo iniziato nell’86 con la pizza romana, poi abbiamo aggiunto qualcosa di cucina – racconta – ma non ci siamo mai stravolti, non abbiamo mai inseguito le mode e soprattutto fieramente abbiamo sempre scelto di restare un posto popolare».
E allora, è inutile girarci intorno e affrontiamo con Carlo e suo figlio Filippo, oggi trentenne che ha iniziato a lavorare nella pizzeria di famiglia quando di anni ne aveva solo 15 anni, l’annosa questione dei prezzi. «Per legge in centro non si possono applicare i costi di servizio e coperto – spiegano – e noi non lo facciamo. Quindi i nostri clienti pagano solo quello che mangiano: se prendi una pizza margherita e una bottiglia d’acqua paghi 11 euro». Carlo e Filippo, anticipano la nostra domanda e ci raccontano che se i prezzi sono bassi non lo è di certo la qualità delle materie prime che usano in cucina «qua ci scaricano 250 chili di grana padano a settimana e lo prendiamo dalla Latteria Sociale di Mantova, i pomodori pelati li acquistiamo anno per anno sempre dalla stessa azienda agricola del sarnese e il fiordilatte – continua Carlo – ci arriva freschissimo da un caseificio campano con 4 scarichi settimana”. Ma la lista è lunga, c’è olio extravergine di oliva umbro e la farina italiana di tipo 1 “qua non usiamo semi lavorati o farine con agenti lievitanti e tra l’altro – aggiunge Carlo – facciamo l’impasto a mano».

Carlo e Filippo Muzi
Non è per fare retorica, ma dietro il successo di un’insegna storica come la Montecarlo c’è certamente la capacità imprenditoriale della proprietà ma anche il contributo fondamentale della squadra, della quale il signor Carlo parla con grande fierezza. “Oltre a me e mio figlio ci sono 22 dipendenti e la maggior parte lavora qui da almeno 10 anni. L’anno scorso in due hanno raggiunto la pensione!”. Il personale è croce e delizia di ogni ristoratore, ed è così anche per Carlo «da noi un pizzaiolo arriva a guadagnare anche 2500 euro al mese ma nonostante questo è difficilissimo trovarne» ci racconta che l’anno scorso quando quello storico stava andando in pensione fu difficilissimo trovare un altro che potesse prendere il suo posto.
Ma del resto, qui a La Montecarlo oltre a saper fare le pizze, rigorosamente romane, bisogna anche essere allenati a ritmi sostenuti: la cucina è aperta 12 ore no stop e dal forno a legna escono circa 400 pizze al giorno. Non male per una pizzeria del centro, ma Carlo con una buona dose di pragmatismo ci ricorda che con 22 dipendenti, un discreto carico di spese di gestione e tutto il resto che ne consegue, con la ristorazione non ci si arricchisce ma certo si può vivere più che decentemente.

Impasto diretto con lievito di birra, si prepara la mattina per il pranzo e il pomeriggio per la sera. Niente lunga lievitazione, l’impasto è pronto in due ore. E non c’è da strabuzzare gli occhi, la romana si faceva così una volta e qui a La Montecarlo si continua anche oggi. Panetti da 160/180 grammi l’uno, stesura a matterello per un diametro di una trentina di centimetri e poi cottura velocissima nel forno rigorosamente a legna «ce ne scaricano 20 quintali ogni due settimane, è legna di cerro e arriva da Rieti. È un legno compatto e particolarmente profumato, nel forno conferisce alla pizza una nota aromatica particolare». In carta ci sono una dozzina di pizze, tra le classiche intramontabili e qualche new entry frutto dell’arrivo del figlio Filippo «non ho introdotto mica chissà che – ci dice – ho convinto papà a inserire la pizza con la bufala o quella con patate e salsiccia», eh sì Carlo è un conservatore vero.
Ma nel forno a legna non ci finisce mica solo la pizza, una specialità de La Montecarlo è il creme caramel che viene cotto a legna «è fantastico, lo facciamo così dal primo giorno di apertura» dice Carlo fieramente. E parlando di cucina, e di cose che vengono fatte bene, sfatiamo qualche altro mito: qua supplì, crocchette e mozzarelline panate vengono fatti in casa e per i crostini si usano le ciriole del vicino forno Ruggeri. E per chi invece della pizza, gradisce un primo della tradizione romana, deve munirsi di una fame sostenuta ‘che le porzioni sono abbondanti. Mentre intervistiamo Carlo e suo figlio, il servizio del pranzo è iniziato da un po’ e l’occhio ci cade sui piatti d’acciaio che arrivano a tavola «questa è stata la scelta migliore che potessi fare: leggeri e super igienici – dice Carlo – li usiamo sin dall’apertura, in verità ne avrei comprati altri mille, ma purtroppo l’azienda che li produceva ha chiuso». Carlo ci spiega che per i camerieri fare il servizio con questi piatti, rispetto a quelli classici di ceramica, è meno faticoso: sono leggerissimi e ne riescono a portare anche 10 per volta senza sforzare troppo braccia e polsi.

Morrissey durante la visita nell’agosto 2025
Prima di salutarci chiediamo a Carlo se ha qualche aneddoto da raccontarci, perché lo sappiamo che La Montecarlo è la pizzeria preferita di tanta gente famosa. «Qua ci sono passati sempre molti attori, adesso hanno chiuso un sacco di teatri qui in centro ma fino a una decina di anni fa era pieno ed era normale avere tutte le sere a cena, registi, attori e maestranze».
Ci racconta di quando si fermava a cena Nino Manfredi, che prendeva sempre la pizza napoletana e se era in compagnia della moglie Erminia le diceva che si assentava per andare in cucina a friggersi un supplì «invece usciva sul retro per fumarsi una sigaretta di nascosto da sua moglie che non voleva!» ci confessa Carlo, sorridendo. E poi, parlando dei tanti amici del mondo del cinema, ci racconta di quando organizzò una cena di beneficienza per raccogliere fondi da destinare ai terremotati di Amatrice «in una sola sera raccogliemmo più 30 mila euro, tra sala e cucina avevamo il miglior cast cinematografico possibile: Valerio Mastandrea, Alessandro Gassman, Massimo Giallini, Anna Foglietta. Stavano tutti qua a lavorare!».
E poi sì, il cliente decisamente più famoso e forse anche più insolito, parliamo di Morrissey l’ex frontman degli Smiths che giusto l’anno scorso, a distanza di 30 anni dalla prima visita è tornato a La Montecarlo e quel doppio scatto del prima e dopo ha fatto il giro del mondo. «Ma a prescindere dai vip, qua abbiamo clienti storici che in questi quarant’anni non ci hanno mai mollato» e ci fa vedere la foto del signor Romano che giusto un paio di settimane fa ha festeggiato i suoi fantastici 90 anni proprio qui a La Montecarlo. “È stata una serata bellissima, gli abbiamo fatto la torta con sopra le candeline. Lui era felicissimo ed anche noi”.
E allora auguri al signor Romano ed anche a La Montecarlo!
Pizzeria La Montecarlo – vicolo Savelli, 13 – 00186 Roma – Tel. 06 686 00 278 – Profilo Instagram
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