Ricordi

"Ricordo il primo traumatico incontro con Carlo Petrini in un wine bar di Trastevere. Poi il percorso comune"

Dalle riunioni di ArciGola alle pagine del Gambero Rosso, Marco Sabellico ricorda il profondo legame con il fondatore di Slow Food e la nascita di una grande famiglia allargata

  • 23 Maggio, 2026
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Se una notte dโ€™inverno del 1988 un avventore fosse entrato in un piccolo wine bar di Trastevere, in via di Santa Dorotea, avrebbe assistito alla scena di un cliente che rifiutava con un piemontesissimo โ€œDio Fร usโ€ un calice di Moscato Rosa (aveva chiesto un vino da dopo cena) allโ€™impacciato gestore dietro il bancone. La serata per fortuna si risolse bene per il sottoscritto, ancora alle prime armi nel mondo del vino. Il cliente โ€œdifficileโ€ era invece Carlin Petrini (scomparso nei giorni scorsi), nientemeno che il presidente di ArciGola di cui ero socio.

L’incontro tra Carlin Petrin e il Gambero Rosso

Dopo un anno, avevo abbandonato bancone e grembiule ed ero passato full-time allโ€™organizzazione della Condotta Romana dellโ€™associazione, lavorando con Paolo Battimelli e Sandro Sangiorgi col quale organizzavamo corsi di degustazione, didattica e le attivitร  della Piccola Tavola, lโ€™Organo direttivo della condotta, da un piccolo ufficio in via Firenze. Da allora tante cose sono successe. Tra le mie mansioni cโ€™era il compito di supervisionare le pagine appannaggio di ArciGola sul Gambero Rosso, allora supplemento de Il Manifesto.

Eravamo una grande famiglia allargata

Questa frequentazione divenne sempre piรน assidua al punto che, quando Stefano Bonilli, Daniele Cernilli e Andrea Gabbrielli mi paventarono lโ€™opportunitร  di traslocare in via di Ripetta accettai lโ€™offerta, sempre col beneplacito di Carlo. Avevamo fatto la prima Convention Internazionale dei Vini di Langa a Bra, avevo collaborato agli assaggi della Guida dei Vini dโ€™Italia, allora in coedizione, frequentavo Bra e il gruppo di amici appassionati che diedero vita al movimento, e questo cambio fu piรน di forma che di sostanza. Eravamo una grande famiglia allargata, collaboravamo per gli assaggi della Guida, ci si sentiva, tra primavera ed estate, praticamente tutti giorni fino allโ€™organizzazione delle degustazioni finali, che si svolgevano in parte a Bra, in parte a Roma e infine in Friuli.

Sono stati anni di straordinaria creativitร  per questo gruppo di appassionati che ha fatto riscoprire il piacere e lโ€™orgoglio di mangiare e bere bene (un atto politico, diceva Carlin) a tre generazioni di italiani. ArciGola รจ diventata Slow Food, รจ nata Slow Food International, il Gambero Rosso ha cambiato piรน sedi diventando un editore multimediale che organizza tantissimi eventi allโ€™estero. I legami tra le due entitร  si sono allentati quando Slow Food (contro il parere di Carlin e di Gigi Piumatti) decise di editare una propria Guida dei Vini, ma i legami culturali, di affetto e di amicizia tra noi che avevamo collaborato strettamente per ventโ€™anni e piรน non sono mai venuti meno, come i travasi lavorativi da Slow al Gambero e viceversa.

L’epopea di un maรฎtre ร  penser

Carlin era ormai un maรฎtre ร  penser di fama internazionale, firmava libri che devono essere nella biblioteca di ogni consumatore โ€œcurioso e golosoโ€, progettava battaglie internazionali in difesa degli umili e degli oppressi partendo dalla riscossa di unโ€™agricoltura e di una nutrizione โ€œbuona, pulita e giustaโ€, e il mondo glie lo ha riconosciuto, dalle istituzioni a milioni di consumatori e contadini.

Quando mi hanno detto che Carlin aveva scritto, su esplicita richiesta, la prefazione allโ€™enciclica Laudato Siโ€™ di Papa Francesco mi sono precipitato in via della Conciliazione e ne ho comprato una ventina di copie da regalare agli amici piรน cari. Una storia, quella di un agnosticoย che su richiesta papale scrive un testo in apertura di un documento ecclesiale cosรฌ importante, che non sโ€™era mai vista nรฉ sentita, e dimostra โ€“ se mai ce ne fosse bisogno – la grandezza dei due personaggi, poi diventati grandi amici.

Ma Carlin era cosรฌ, perfettamente a suo agio ed empatico con i grandi della terra, come Carlo dโ€™Inghilterra, fino allโ€™ultimo contadino messicano o indiano, amico e confidente di alcune delle migliori intelligenze del nostro tempo.

L’ultimo incontro

Lโ€™ultima volta che ci siamo visti รจ stato un paio dโ€™anni fa. Carlo presentava un libro a Trento, ero in zona e non ho potuto non andarci. Il giorno dopo lโ€™abbiamo passato a spasso per la Valle Isarco tra vigne e monasteri. A pranzo ci siamo ritrovati โ€“ affamati โ€“ a casa di un vignaiolo che in attesa degli immancabili canederli ci ha messo davanti un cestino di schรผttelbrot che per durezza risaliva almeno a sei mesi prima, sul quale ci siamo avventati. Il giorno dopo ci siamo sentiti per telefono allโ€™uscita dei rispettivi studi dentistici che avevano faticato non poco a rimetterci in sesto le mandibole, e ne abbiamo riso a lungo. Carlin era questo e tante, tante altre cose. Ci ha insegnato tanto, e ci mancherร .

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