Anniversari

Quell'eredità che ci portiamo dietro. Soldati, Veronelli e Petrini: la trinità laica della comunicazione del gusto

Il 2026 diventa un anno di coincidenze e anniversari significativi per il mondo enogastronomico, tra nascite e addii. Ecco cosa ci ha lasciato ognuno di questi narratori del cibo e del vino

  • 28 Maggio, 2026
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Anno particolare, questo 2026. Che celebra i 120 anni dalla nascita di Mario Soldati, i 100 da quella di Luigi Veronelli e che saluta, in questo maggio che alterna momenti autunnali a giornate estive, un altro grande come Carlo Petrini. Caso vuole, ma non è un caso, che una delle lezioni che tengo agli studenti del corso di Turismo Enogastronomico presso l’università di Tor Vergata, veda protagonisti proprio questi tre titani della narrazione del cibo e del vino. Una sorta di trinità laica che per alcuni ha assunto contorni quasi religiosi, come testimoniano frasi e saggi che da anni accompagnano la descrizione della vita e delle opere dei nostri.

Un’eredità pesante

Esagerazione? Propensione italiana alla beatificazione? No, in questo caso direi di no. Perché si tratta veramente di personaggi ai quali dobbiamo tutti molto. Il mondo produttivo che, grazie a loro, si è visto riconoscere uno status prima addirittura impensabile. Il pubblico dei consumatori che, attraverso i loro racconti, ha avuto modo di cambiare il punto di vista rispetto a quanto finisce nel loro piatto e nel loro calice. E non ultimi tutti coloro che si occupano di comunicazione in questo settore che, va ricordato, è una delle locomotive del Sistema Italia (che ora che lo scrivo mi rendo conto che potrebbe essere un discreto esempio di ossimoro).

Il loro contributo alla storia della gastronomia

Anche di questo si è parlato di recente in un convegno presso palazzo Grazioli a Roma, sede della Stampa Estera, dedicato a Mario Soldati. Si è trattato della prima tappa di un tour che proseguirà a Milano, New York e Londra per poi chiudersi a Torino, città natale di questa straordinaria figura. Una iniziativa fortemente voluta da Chiara Soldati, cugina di Mario, un’opportunità unica per immergersi in un mondo dimenticato ma, soprattutto, l’occasione di spiegare, a una platea attenta, quanto Soldati sia stato uno straordinario precursore. Qualcuno ha scritto che ci sono persone che scrivono la Storia, altri che la osservano e pochi che la fanno. Credo che la caratteristica unica di Soldati, Veronelli e Petrini sia stata quella di aver osservato la Storia e di averla saputa raccontare in modo talmente intenso da diventare loro stessi Storia.

Mario Soldati

Soldati e Veronelli

Con stili diversi, figli di diverse personalità e contesti. Mario Soldati intuisce che l’Italia del dopoguerra è un Paese che sta cambiando pelle e che l’agricoltura e i suoi frutti possono essere una risorsa culturale, un elemento identitario. Non a caso a lui si deve un vero processo di alfabetizzazione delle masse e basterebbe la visione di una sola puntata di Viaggio nella Valle del Po alla ricerca di cibi genuini, con quel suo sfolgorante bianco e nero, per comprendere quanto sia stata determinante la sua opera di divulgatore. Luigi Veronelli ha usato anche lui lo strumento televisivo con grande maestria, comprendendo che i tempi erano maturi per una narrazione già più dettagliata, in qualche modo meno empatica ma più specifica.

Luigi Veronelli|Chiara Veronelli e Christian Veronelli|Chiara Veronelli

Luigi Veronelli

Petrini e la “controriforma”

Carlo Petrini è, invece, artefice di una sorta di controriforma, la risposta al fast food style imposto dalle multinazionali americane e assorbito da un consumatore distratto e ipnotizzato da una facile omologazione. Risponde con lo slow food che diventa una filosofia e lo impone all’attenzione mondiale tra riconoscimenti e copertine. In pratica mette a sistema il nostro giacimento agroalimentare, crea un protocollo che offre un accesso a un mercato esteso. In estrema sintesi, anticipa il concetto di glocal (global+local), ma questa è un’altra storia.

Questa la chiudiamo con un ricordo di questi personaggi unici, modificando leggermente una frase di un altro grande cantore delle nostre eccellenze, Gianni Mura. «La terra vi sia lieve. Ve lo deve».

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