Celebrazioni

"Quei pranzi lenti a Tellaro con Mario Soldati. Campagne anti-vino? Che risate si farebbe". Il ricordo di Chiara Soldati

La produttrice ricorda il rapporto personale con il cugino scrittore e lo immagina alle prese con le sfide attuali: cambiamenti dei gusti, ascesa dei dealcolati, demonizzazione del vino

  • 21 Maggio, 2026
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Sono partite da Roma le celebrazioni per i 120 anni dalla nascita di Mario Soldati con il talk “Mario Soldati, il gusto di raccontare l’Italia” fortemente voluto da Chiara Soldati, cugina dell’autore e quarta generazione dell’azienda La Scolca. Poi si proseguirà a Milano (6 ottobre), New York (26 ottobre in occasione di Vinitaly Usa) e, infine, Londra (18 novembre).
Proprio alla produttrice di Gavi, Cavaliere del lavoro, abbiamo chiesto cosa si porta dietro degli insegnamenti del cugino.

Cosa ha imparato da questo cugino narratore e appassionato di vino?

La cosa che contraddistingue il nostro Dna di produttori e cugini è la genuinità. Un racconto del vino vero e non artefatto: essere coraggiosi al di là delle mode. Senza mai perdere la leggerezza e il sorriso.

C’è qualche aneddoto particolare che ricorda di Mario Soldati al di là della sfera pubblica?

Il ricordo più bello è quello dei pranzi lenti a Tellaro: pasti lunghi con disamina del territorio. E poi si finiva a parlare di letteratura, musica e ovviamente cinema. Ricordo bene la lentezza del racconto e quella sua capacità di gustare i dettagli, sia che si trattasse del piatto in tavola, sia di libri che Mario immancabilmente andava a ripescare nella sua biblioteca. E poi c’erano i racconti con Sofia Loren, Aida Valli. Le giornate passavano senza quasi accorgercene in un susseguirsi di risate e passeggiate.

Ma era così come appariva sul piccolo schermo?

Sicuramente era molto umano. Mai snob. Con lo stesso garbo incontrava persone importanti e il piccolo contadino o il piccolo oste.

Le ha mai dato consigli sul lavoro

La cosa che ricordo mi disse l’ultima volta che ci siamo visti fu di non fermarmi mai al primo livello di conoscenza. E poi c’è una dedica che fece a tutti noi cugini nel libro Vino al Vino.

Ovvero?

Ci augurava, una volta incontrato il mondo industriale, di non dimenticare quello artigianale.

Pensando ad un Soldati proiettato ai giorni nostri, cosa crede penserebbe della demonizzazione del vino con tutte le campagne anti-alcol in corso?

Si farebbe una grande risata. Lui ha sempre pensato al vino come consumo moderato e responsabile. Non a caso comunicava la lentezza del consumo. Il messaggio di Mario era modernissimo: il vino non veniva mai raccontato da solo; era sempre co protagonista in tavola assieme al cibo. Concetto ripreso successivamente da Carlo Petrini nell’ambito food.

Scriveva Soldati: “Le bottiglie di vino con etichetta sono quasi sempre cattive; le bottiglie senza etichetta e il vino sciolto quasi sempre buoni”. Quei vini sinceri e senza etichetta erano forse quelli che oggi chiamiamo vini naturali?

Anche in queste sue parole non posso che vederci tutta la modernità di Mario Soldati. Oggi i giovani stanno cercando vini più semplici, senza processi enologici, non filtrati. Praticamente il corrispettivo di quel messaggio di genuinità che dava lui, vero antesignano del tema e dei protocolli virtuosi.

Sui dealcoalti, invece, avrebbe avuto da ridire?

Credo che anche il vino no alcol, come quello low alcol, racconti i cambiamenti della società. Gli stessi che Mario provava a raccontare senza giudizi. Personalmente credo che siano nuovi modi di dialogare con le nuove generazioni. Il vino in fondo è un mondo che assorbe e a volte anticipa i grandi cambiamenti sociali. Pensiamo a come è cambiato il consumo nel momento in cui anche le donne sono diventate consumatrici. E come ancora sta cambiando con le nuove generazioni.

A proposito, secondo lei, di cosa hanno bisogno oggi le nuove generazioni?

Oggi i giovani vanno alla ricerca di approccio più semplice più sostenibile. E tra le nuove esigenze c’è anche quella di bere vini meno alcolici. Non dimentichiamo che molti vini low alcol sono anche ottenuti naturalmente. Personalmente non demonizzo le novità. È come andare al Louvre e avere a disposizione un’ampia gamma di espressioni artistiche diverse tra loro.

Come lo vede il futuro del vino?

L’auspicio è che ci sia da parte dei giovani la capacità di scoprire nuovi vini e territori. E da parte del vino e delle istituzioni la voglia di incuriosire e di rendere questo mondo un po’ più accessibile.

Un consiglio che darebbe alle nuove generazioni, partendo proprio dal messaggio di Mario Soldati?

Rallentare. Per ritrovare la bellezza di gustare, prima di quella di fotografare.

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