L'analisi

Il vino naturale è diventato (quasi) maturo: 3mila viticoltori nel mondo e locali in crescita del 60%

Un incremento controcorrente che cambia modalità e luoghi di consumo. Parigi, New York e Roma sono le capitali del movimento. L’Italia è il Paese più promettente secondo l’analisi Raisin

  • 06 Novembre, 2025
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Dealcolati, low alcol, biologici, biodinamici: le variazioni sul vino sono tante e, oggi più che mai, esplorate, ma c’è una tipologia che, pur sfuggendo ad una vera definizione, continua a crescere e fare proseliti. Parliamo del vino naturale che, secondo il dossier di Raisin (l’app francese che mappa i vignaioli, le enoteche e ristoranti del settore nel mondo) in soli tre anni ha registrato una crescita esplosiva: +60% di locali passati dai 5mila del 2021 agli 8mila del 2024. Il tutto in un contesto in cui, al contrario, il consumo globale di vino è diminuito del 7,5% (2018-2023).
Tanto quanto basta per parlare di un “movimento” controcorrente rispetto all’andamento generale e giunto alla sua fase di maturità, nonostante sia ancora una nicchia: attualmente sono poco più di 3mila i viticoltori che producono vino naturale in tutto il mondo. In Francia rappresentano appena il 2,03% di tutto il settore nazionale, in Italia sono circa il 2,5% del totale ( 739 vignaioli  su 30mila aziende vinicole). Ma non è nel campionato della quantità che si gioca la partita: «Il vino naturale non è una moda passeggera: è il futuro del vino», afferma Jean-Hugues Bretin, fondatore di Raisin.

Il ruolo del vino naturale nel consumo contemporaneo

Per capire cosa abbia rappresentato in questi anni il “movimento naturalista”, basti pensare alle tipologie di vini particolari che ha valorizzato, come i pét-nats o i vini macerati, ampliando gli orizzonti gustativi e rafforzando un’identità distintiva. «Oggi – si legge nell’analisi Raisin – i consumatori sono disposti a pagare di più per vini artigianali, a basso intervento, e questo impulso si fonde con il movimento slow-food, farm-to-table e locavore che ormai ci si aspetta».
Resta però il solito problema: che cos’è esattamente il vino naturale? Raisin prova a rispondere senza però voler definire davvero, perché quella del vino naturale è prima di tutta la storia di un’anomalia (“un felice scompiglio”, si legge sul sito del gruppo francese): «Questo interrogativo e l’assenza di una definizione precisa fanno parte integrante dell’evoluzione del settore, più che costituire una minaccia. Se le modalità di produzione possono variare, l’obiettivo rimane lo stesso: ottenere un vino a partire dall’uva fermentata, talvolta con un minimo uso di solfiti. La confusione ha anche un effetto positivo – è la conclusione – tiene lontani i grandi distributori (catene e supermercati) dal movimento». Un valore, quindi, e non una mancanza, che permette al vino naturale di esistere ed evolversi.

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In Italia è boom di locali di vino naturale

Come si legge nel dossier, oggi, nel 2025, oltre 8.500 locali dedicano almeno il 30% della loro carta ai vini naturali. In questi anni sono state le grandi città a guidare la crescita del movimento, ma oggi sono i mercati secondari a prendere il testimone. Sfogliando la mappa dei luoghi dove gustare vino naturale, la Francia si conferma leader indiscussa, con un numero di locali dedicati al vino naturale in continua crescita, che si avvicina ormai ai 3mila su tutto il territorio nazionale. Non a caso le radici del movimento vengono da qua. Non è da meno l’Italia, che detiene il tasso di nuove aperture più alto: +3428%. Nel 2016, infatti, si contavano appena 46 locali dedicati e oggi si son superati i 1600. Ed è sempre l’Italia ad essere indicata come la nazione più promettente per il futuro. In terza posizione gli Stati Uniti (612 locali).


Tra i mercati emergenti, Raisin indica la Corea del Sud (59 locali, 39 solo a Seul), Polonia (67 locali), Messico (34 locali) e Brasile (27 locali). Anche paesi più piccoli come Islanda (5 locali), Filippine (3 locali) e Costa Rica (3 locali) dimostrano quanto il vino naturale sia ormai un fenomeno globale, apprezzato ovunque.
Dall’analisi geografica, emerge un cambiamento significativo nella distribuzione: il vino naturale si sta sempre più affermando all’interno dei ristoranti, sottolineando il suo ruolo crescente come parte integrante di esperienze culinarie più ampie.

Parigi, New York e Roma capitali del vino naturale

A guidare la classifica mondiale delle grandi città del vino naturale ci sono Parigi (599 locali), New York (183 locali) e Roma (133 locali). Londra mostra segni di stagnazione, con un incremento minimo di soli 2 locali (da 98 a 100; sesta posizione), Milano si colloca in dodicesima posizione (73 locali). Città come Montréal, Gand, Anversa registrano una crescita impressionante, superando le tradizionali capitali del vino naturale, a testimonianza di un interesse sempre crescente. In Giappone, Osaka si è affermata come un polo rilevante in Asia, con 34 locali dedicati ai vini naturali.

 

Le tendenze per i prossimi anni

Dalla distribuzione e tipologia di locali, vengono fuori anche i trend per il prossimo futuro. In primis, a conquistare l’attenzione sono gli spazi ibridi: enoteche che diventano vinerie con cucina, ostelli che uniscono caffè del mattino, piatti locali e calici di vino naturale. A cui si aggiungono i momenti della giornata differenti da pranzi e cene: serate acustiche, degustazioni, mini-festival e fiere diventano momenti preziosi di incontro e comunità, ricercati dagli appassionati che vogliono non solo gustare, ma vivere e condividere. Un modo per attrarre quei giovani consumatori sempre più distanti del vino.

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