L’Unione Europea ha intenzione di accelerare l’iter normativo sulla semplificazione fiscale per il commercio online del vino e dei prodotti soggetti ad accisa. Bruxelles starebbe infatti lavorando a un sistema unico europeo per la gestione delle accise nelle vendite a distanza, con l’obiettivo di arrivare entro il 2027 a uno sportello unico capace di alleggerire gli adempimenti burocratici per le aziende del vino.

A spingere verso questa direzione, oltre alle associazioni dei vignaioli indipendenti come il Cevi e in Italia la Fivi, ci ha pensato ultimamente il deputato europeo Eric Sargiacomo che, in qualità di co-presidente dell’intergruppo Wine, Quality Products and Spirits del Parlamento Europeo, ha evidenziato come per la prima volta la Commissione – all’interno di una lettera del 19 maggio scorso dei Commissari Wopke Hoekstra e Christophe Hansen in risposta a un’interrogazione sul tema – abbia fatto esplicitamente riferimento a una possibile riforma per il 2027 che potrebbe includere un sistema per le accise. Un segnale molto importante per il settore vinicolo e per gli Viticoltori Indipendenti, per i quali questo sarebbe un vero punto di svolta.
All’interno della lettera viene anzitutto messo nero su bianco l’importanza di arrivare a uno sportello unico per le imprese vinicole: «L’importanza di uno sportello unico per le imprese vinicole europee è stata infatti discussa in seno al Gruppo di alto livello sulla politica vitivinicola. Quest’ultimo ha raccomandato alla Commissione di valutare soluzioni volte a semplificare e agevolare le vendite transfrontaliere a distanza di vino, istituendo un sistema ispirato allo sportello unico per l’Iva, che potrebbe risultare particolarmente vantaggioso per i piccoli produttori».
A questo si aggiunge l’impegno per concretizzare questo passaggio entro il prossimo anno mettendo in luce come la Commissione stia attualmente esaminando le conclusioni di questo gruppo al fine di semplificare il quadro giuridico ed eliminare eventuali ostacoli al funzionamento del mercato interno, tenendo conto dei rischi di evasione fiscale: «I nostri servizi hanno in particolare commissionato uno studio sulla semplificazione delle procedure relative alle accise che, tra l’altro, conterrà un’analisi dettagliata del rapporto costi-benefici della soluzione proposta. Tale analisi supporterà un’eventuale proposta di modifica della suddetta legislazione, da presentare entro il 2027», conclude la lettera firmata dai due Commissari europei.

Oggi chi vende vino online a consumatori di altri Paesi Ue deve confrontarsi con un mosaico di norme nazionali: registrazioni fiscali multiple, rappresentanti fiscali nei singoli Stati, procedure differenti per il versamento delle accise e documentazione complessa. Un quadro che, soprattutto per le piccole e medie cantine, rende difficile sviluppare il canale e-commerce oltre confine. La riforma europea punta invece a creare un modello simile all’OSS (One Stop Shop) già utilizzato per l’Iva nelle vendite digitali. L’idea sarebbe infatti quella di consentire ai produttori di gestire in un solo Paese gli obblighi fiscali legati alle accise, evitando duplicazioni amministrative e costi elevati. Il progetto riguarda in particolare le vendite b2c, cioè direttamente ai consumatori privati, un segmento considerato strategico in una fase di rallentamento dei consumi e di pressione sui margini del settore vitivinicolo.
Il tema è cruciale perché le accise, a differenza dell’Iva, restano una delle aree meno armonizzate del mercato unico europeo. Attualmente il vino spedito da un Paese Ue a un consumatore residente in un altro Stato deve spesso assolvere l’imposta nel Paese di destinazione, con procedure che cambiano da nazione a nazione. La Corte di giustizia europea e le più recenti direttive comunitarie hanno già confermato la necessità di aggiornare il sistema per adattarlo alla crescita dell’e-commerce.
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