Nuove aperture

Nel mercato di Ponte Milvio ha aperto un bistrot che sembra uscito da Parigi

Alicina nasce da tre banchi abbandonati del mercato romano e oggi propone una cucina di mare firmata da Marco Claroni, tra lingotti ripieni, crudi e gastronomia d’autore

  • 22 Giugno, 2026
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Appena lo vedi, in mezzo ai banchi del mercato, è straniante, con quella forma ottogonale, gli infissi rossi e il bancone blu, le vetrate e il ferro battuto, la boiserie e i pavimenti antichi di recupero. Un bistrot in stile parigino catapultato nel bel mezzo di un mercato alimentare capitolino, quello di Ponte Milvio.

Si chiama Alicina, a suggerire una proposta gusto mare, ma anche in omaggio alla figlia di Giada Ricciardi, che lo ha creato dopo aver vinto un bando per l’assegnazione di alcuni banchi abbandonati. Questi sono tre, per una quarantina di coperti, arredi su misura disegnati dalla stessa Ricciardi: «faccio allestimenti da una vita, ma non essendo un’architetto ho fatto impazzire tutti… le vetrate le ho disegnate tre volte».

Un bistrot di pesce nel cuore del mercato di Ponte Milvio

Alicina nel mercato di Ponte Milvio

L’impatto, dicevamo, è forte: sembra venuto fuori non si sa dove e se durante il giorno si integra con l’atmosfera animata del mercato, la sera sembra un miraggio tra i banchi chiusi; come uno di quei secret restaurant nascosti in certe metropoli del mondo. L’obiettivo è anche di creare intorno a questo stallo una serie di iniziative, per far tornare il mercato un luogo di incontro; «vengo dal mondo degli eventi e mi piacerebbe fare una programmazione dentro al mercato: musica, mostre, eventi itineranti per i vicoletti, magari domenica durante il giorno, per non intralciare il lavoro degli altri operatori ma sempre insieme a loro. Sono l’ultima arrivata, mi devo adeguare agli altri».

La cucina firmata da Marco Claroni

Quando ha vinto il bando ha pensato a uno street food con una formula molto easy, ma poi la cosa ha preso un’altra piega, diventando un vero bistrot di pesce, con tanto di firma d’autore. «Sono andata all’Osteria dell’Orologio di Fiumicino e sono rimasta senza parole. Così ho cominciato a fare la corte a Marco e Gerarda fino a che non hanno accettato di fare parte del progetto. E devo dire che ho scoperto persone meravigliose, professionisti con cui è bellissimo condividere una esperienza lavorativa. Grandi lavoratori, molto bravi e pieni di passione». Gerarda è Gerarda Fine, sommelier che sta curando la proposta di vini, una quarantina di referenze che cambieranno nel corso dell’anno, «per ora ci sono molte bollicine, bianchi e rosati, con tanta Francia».

La cucina firmata da Marco Claroni

Marco Claroni, invece, è lo chef, che quando ha deciso di mettere le mani in questa nuova apertura è partito di slancio, spingendo parte perché le alici diventassero il fulcro dell’offerta, e lavorando in cucina, per esempio provando e riprovando impasti e cotture fino a trovare il perfetto lingotto.

«Il lingotto è nostro signature, una tasca lievitata e cotta al forno, a metà tra un pan brioche e shokupan farcito in vari modi, anche dolci». Da una parte tartare di tonno rosso del Mediterraneo, salmone affumicato e zucchine alla scapece, totani alla Luciana con dahl, baccalà e hummus con chimichurri e pil pil, dall’altra ricotta visciole e cioccolato o tiramisù. I lingotti sono l’idea da cui tutto è partito, facili e versatili, buoni anche per lo street food e per un format replicabile. E non è detto che a breve Giada non firmi anche un altro spot, sempre nel mercato: «ho vinto anche un altro bando per cui vorrei un’idea più semplice e divertente», oppure nel quartiere Prati, accanto all’Emerald’s bar sempre di sua proprietà. Non è certo un che sta con le mani in mano, Giada Ricciardi.

Aperto da mezzogiorno a mezzanotte, Alicina ha una proposta che va per fasce orarie: a pranzo e cena c’è la cucina operativa (dove si alternano Claroni, il suo secondo Valerio Volpi insieme al resident Alessandro Fumi), nel pomeriggio funzionano solo la gastronomia di mare e le conserve, alici ovviamente, sia di Cetara di Armatore che del Cantabrico, ma anche caviale; all’ora dell’aperitivo ci sono i lingotti, in versione tapas. Anche per quanto riguarda la gastronomia la mano di Claroni si sente con rivisitazioni originali, si tratti del polpo alla gallega o del ceviche di ombrina con pomodori verdi, o ancora il roastbeef di tonno da consumare sul posto o portare via come pure i salumi di mare, molti quelli di Claroni, «ma a breve vorremmo farli direttamente qui da noi, appena riusciamo a capire come muoverci nella cucina, che comunque non è piccola».

Ci sono poi ostriche e crudi, i piatti del giorno, primi con pasta di Mauro Secondi: tonnarelli burro alici e croccante al limone croccante, con lupini, o con pomodoro e bottarga; gli gnocchetti con crema di gamberi thai e latte di cocco o ancora cose come la parmigiana di alici, e poi i fritti – «le alici sono spaziali!» – il fish and chips alla romana. Un vero menu, buono per diversi appetiti e diversi momenti, che attinge ai prodotti del mercato ma anche a una serie di aziende stra-selezionate. E che potrebbe aprire una nuova stagione per il mercato di Ponte Milvio.

Alicina – Roma – via Riano 15 – Mercato di Ponte Milvio – https://www.instagram.com/alicinaroma/

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