Chiudete un gruppo di nonne italiane in una stanza e saprebbero sfamare un esercito. Probabilmente a pane e olio, la panacea di tutti i mali, la merenda eterna, capace di curare pure il male di vivere. Fame ma non troppa? Pane e olio. Ancora un piccolo spazio dopo il pasto? Pane e olio. E col mal di pancia? Si può fare, si può sempre. Pane e olio non è mai inopportuno.
Pane bianco fresco, dalla crosta croccante e la mollica compatta. Oppure no, meglio qualche alveolatura in più per raccogliere meglio l’oro liquido, vederlo colare sul piatto, una scusa per ripassarci l’ultima parte di crosta dentro. Un pizzico di sale, talvolta neanche quello. Due ingredienti, soltanto due. E tutti gli altri possono solo guardarli con ammirazione.

Pane tostato per una bruschetta, la madre di tutti gli antipasti, aglio appena strusciato sopra. Si può discutere di cultivar, intensità, ma quando l’olio è buono non serve altro. Un ultimo pezzo, il coltello che affonda nella mollica, la crosta che si rompe, le briciole che finiscono per impregnarsi sul piatto. Un altro giro, appena uno, per ripulire il piatto, promettendosi che sarà davvero l’ultimo.
Importa davvero capire da dove nasce questa usanza? Conta, piuttosto, quello che rappresenta per generazioni di italiani. La merenda della nonna, povera e buonissima. Sana, consigliata oggi persino dai nutrizionisti e molto prima dalla saggezza contadina (ce lo insegna lo sdijuno abruzzese). L’abbinamento senza controindicazioni. Esistono cibi che dividono, e poi quelli che mettono tutti d’accordo: pane e olio appartiene alla seconda categoria. Non ha nemici né detrattori. Non crea fazioni. Nessuno lo rivendica come simbolo identitario e nessuno ci costruisce sopra una moda. È il pasto dell’Italia tutta, che attraversa regioni e fasce d’età, mode alimentari e ossessioni salutiste.

Non è una ricetta, forse nemmeno un piatto. Pane e olio è una soluzione. La risposta che un Paese ha trovato ogni volta che serviva qualcosa di semplice ma sostanzioso, economico e rassicurante. Il comfort food che esisteva già quando il comfort food non aveva ancora un nome. E quindi sì, quando «non è proprio fame» va bene. Quando c’è ancora un piccolo spazietto, va bene. Anche senza un motivo apparente.
Pane e olio non ha bisogno di scuse.
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