Lo spiegone

Perché le bottiglie di vino hanno forme diverse?

Dal fondo incavato della champagnotta alle spalle della bordolese: ecco perché la forma di una bottiglia influenza conservazione e servizio

  • 26 Giugno, 2026
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Vi siete mai chiesti perché alcune bottiglie di vino hanno il collo lungo, altre sono basse e tarchiate, mentre quelle dello Champagne sembrano avere quasi tutte la stessa forma e un fondo incavato? Non è soltanto una questione estetica. Dietro la forma di una bottiglia c’è una storia fatta di tradizioni, necessità pratiche, evoluzione tecnologica e di piccoli accorgimenti che influenzano la conservazione e il modo in cui il vino arriva nel bicchiere. Ogni bottiglia racconta qualcosa ancora prima di essere stappata.

Come nasce la bottiglia di vino

Non è facile stabilire con precisione quando sia nata la bottiglia di vetro. Quello che sappiamo con certezza è che nell’antichità il vino veniva conservato soprattutto in anfore di terracotta e ceramica. A queste si aggiungevano gli otri in pelle e, soprattutto nei paesi del Nord Europa, le botti di legno. Il vetro, invece, era un materiale molto meno diffuso. È infatti sorprendente una delle scoperte più famose legate al mondo del vino: la bottiglia di Spira, ritrovata nella tomba di un aristocratico romano e datata tra il 325 e il 350 d.C. La cosa curiosa è che, all’epoca dell’Impero romano, il vetro era considerato troppo fragile, eppure quella bottiglia è arrivata intatta fino ai giorni nostri.

Le forme più diffuse

Con il passare dei secoli e il perfezionamento delle tecniche produttive, la bottiglia moderna iniziò a prendere forma. Anche un italiano ebbe un ruolo importante nella storia del vetro. Nel 1612 Antonio Neri pubblicò L’arte vetraria, un trattato destinato a diventare un punto di riferimento per tutta Europa.  All’epoca le bottiglie venivano realizzate a mano dai cosiddetti soffiatori di vetro, artigiani che modellavano il materiale incandescente soffiando all’interno di una lunga canna di metallo. Ogni bottiglia era, in un certo senso, un pezzo unico.

A oggi il panorama delle bottiglie è molto più vasto di quanto si possa immaginare. Accanto alla tradizionale bottiglia da 0,75 litri troviamo la magnum da 1,5 litri e formati monumentali come la melchizédech, che arriva a contenere ben 30 litri, pari a quaranta bottiglie standard. Ma la dimensione è solo uno degli elementi distintivi: anche le forme variano e raccontano tradizioni e territori.

Bordolese e borgognotta

Se pensate a una bottiglia di vino, probabilmente state immaginando una bordolese. Prende il nome dalla zona francese di Bordeaux ed è, ancora oggi, una delle più utilizzate al mondo. È elegante, slanciata e caratterizzata da spalle ben definite e da un collo piuttosto lungo. La bordolese è diventata uno standard perché è pratica da trasportare, facile da stoccare e relativamente leggera. Le sue spalle hanno anche una funzione precisa: aiutano a trattenere i sedimenti naturali del vino durante il servizio, evitando che finiscano nel bicchiere. Anche il collo lungo svolge un ruolo importante, perché riduce la superficie di contatto tra il vino e l’ossigeno una volta aperta la bottiglia, rallentandone l’ossidazione. Esiste poi una variante ancora più slanciata, la bordolese a spalla alta, spesso utilizzata per i vini passiti.

La champagnotta è la bottiglia simbolo degli spumanti. Il nome deriva dalla regione francese della Champagne e la sua caratteristica principale è la robustezza. Il vetro, infatti, è molto più spesso perché deve sopportare la forte pressione generata dall’anidride carbonica. Anche il cercine, il rigonfiamento presente all’inizio del collo della bottiglia, è più pronunciato. Serve sia a garantire una presa più sicura sia a mantenere ben salda la gabbietta metallica che trattiene il celebre tappo a fungo. Negli ultimi anni si è diffusa anche la versione cuvée, una reinterpretazione più moderna, con una base più larga e un collo più slanciato.

Renana e champagnotta

Tra le forme più riconoscibili ci sono la renana e l’alsaziana. La renana prende il nome dal fiume Reno ed è molto diffusa nei paesi del Nord Europa, mentre l’alsaziana è tipica della regione francese dell’Alsazia. Sono molto simili tra loro: alte, slanciate e quasi prive di spalle. Questa caratteristica non è casuale. Si tratta infatti di bottiglie pensate per vini che generalmente non sviluppano grandi depositi. Vengono utilizzate soprattutto per i vini bianchi, in particolare riesling e chardonnay.

La borgognotta: elegante e morbida nelle forme

Come suggerisce il nome, la borgognotta nasce in Borgogna, una delle regioni vitivinicole più prestigiose al mondo. È facilmente riconoscibile per le sue spalle morbide e arrotondate. Tradizionalmente ospita alcuni dei vini più famosi al mondo, come il pinot nero e lo chardonnay. Per i vini bianchi viene spesso utilizzato il vetro trasparente, mentre per i rossi si preferiscono tonalità verdi o marrone scuro, capaci di proteggere maggiormente il vino dalla luce. Anche lo spessore del vetro tende a essere leggermente superiore rispetto a quello di molte altre bottiglie destinate ai vini fermi.

Le bottiglie italiane: dalle Langhe alla Sicilia

Anche l’Italia ha sviluppato le proprie forme. Una delle più conosciute è l’albeisa, nata nelle Langhe e legata alla città di Alba. La sua forma ricorda la borgognotta, ma presenta spalle leggermente più pronunciate. È generalmente realizzata in vetro marrone scuro e viene utilizzata per alcuni dei vini simbolo del Piemonte come il Barolo.
Spostandosi in Sicilia troviamo invece la marsalese, utilizzata principalmente per il Marsala e per altri vini fortificati. Ha un collo leggermente più ampio e un vetro scuro che protegge il vino dalla luce. Molto diversa è la bottiglia porto, tipica dei vini liquorosi portoghesi: più tondeggiante, con spalle alte e ben marcate.

Le bottiglie più rare

Esistono poi forme meno comuni, che oggi si incontrano raramente ma conservano un importante valore storico. Una di queste è la pulcianella, molto simile al tradizionale fiasco. Prende il nome dal comune toscano di Montepulciano e, in passato, questa bottiglia dalla forma ovale veniva utilizzata dalle famiglie nobili della zona per inviare il proprio vino alla corte pontificia.

Un’altra è la Bocksbeutel, originaria della Germania. La sua caratteristica è immediatamente evidente: è schiacciata e appiattita. Una scelta pratica, pensata per occupare meno spazio e soprattutto per evitare che la bottiglia rotolasse via quando veniva appoggiata in posizione orizzontale.

Perché il fondo è incavato

C’è un dettaglio che accomuna gran parte delle bottiglie di vino: il fondo cavo. Anche in questo caso non si tratta di una scelta puramente estetica. Storicamente, quando le bottiglie venivano soffiate a mano, era molto difficile ottenere una base perfettamente piatta e stabile. Con il tempo, quella caratteristica è diventata un vantaggio. Nei vini destinati all’invecchiamento, la parte incavata aiuta a raccogliere i sedimenti naturali sul fondo della bottiglia. Negli spumanti, invece, contribuisce a distribuire la pressione interna in maniera più uniforme, riducendo il rischio di rotture.

Il vino è un mondo fatto di dettagli. Più lo si osserva e più ci si accorge che quasi nulla è lasciato al caso, anche un elemento apparentemente banale come la forma di una bottiglia. La prossima volta che vi troverete davanti allo scaffale di un’enoteca o al tavolo di un ristorante, provate a osservare la bottiglia prima ancora dell’etichetta. Scoprirete che racconta già una parte della storia del vino che state per bere.

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