Stati Uniti

Brusco stop per la legge sul vino 100% made in Usa: si potrà continuare a miscelarlo con quello straniero

Il disegno di legge che prevede la denominazione "American" in etichetta per i prodotti ottenuti solo con uve locali è stato accantonato dal Senato della California. Dito puntato contro le multinazionali

  • 06 Luglio, 2026
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I produttori americani e, in particolare, californiani che difendono il Made in Usa nei vini dovranno attendere il prossimo anno per poter sperare di scrivere la parola American sulle etichette dei vini realizzati con la totalità (100%) di materia prima locale. Il disegno di legge AB 1585 (Connolly & Ransom) di cui si discute già da gennaio scorso, nonostante sia stato approvato all’unanimità dall’Assemblea dello Stato della California a fine maggio, alimentando le speranze dei promotori, ha subito un brusco stop in commissione al Senato. Col risultato che la proposta tanto attesa dai viticoltori non troverà spazio per la discussione in questo 2026. L’attuale legislazione prevede un minimo del 75% di materia prima statunitense.

L’opposizione delle lobby industriali

Una bocciatura, in questa sessione legislativa, che i rappresentanti dei viticoltori californiani spiegano con l’influenza di un piccolo gruppo di potenti lobby di industriali contrari allo spirito della legge, e che avrebbero inevitabilmente condizionato la discussione sul provvedimento che, di fatto, è stato ritirato dagli stessi autori, in attesa di un momento più opportuno per il confronto. L’AB 1585 è infatti sostenuto dalla California association of winegrape growers (Cawg) e dalla Family winemakers of California (Fwc). I quali non hanno tardato a dirsi profondamente delusi.

La delusione delle associazioni dei viticoltori

Natalie Collins, alla guida della Cawg, lo ha detto chiaramente: «In un momento in cui i viticoltori stanno estirpando i vigneti e le aziende vinicole familiari sono in difficoltà, preoccupa che la possibilità di miscelare vini stranieri in prodotti etichettati come “americani” sia stata più importante del rafforzamento della fiducia dei consumatori. Hanno prevalso gli interessi di una manciata di multinazionali delle bevande su quelli di tanti viticoltori». La presidente ha ricordato la lunga tradizione di trasparenza e gli standard elevati del distretto vitivinicolo californiano: «Eppure una legge passata in Assemblea con 67 voti a favore e nessun contrario – ha rimarcato – non ha potuto seguire un dibattito trasparente e onesto in Senato».

 

Napa Valley – vigneti California – foto Lisha-Riabinina-by – unsplash

Battaglia solo rimandata

Secondo GinaLisa Tamayo (presidente Fwc) si tratta di una battuta d’arresto temporanea: «Continueremo a sostenere i promotori della legge e a sostenere trasparenza in etichetta». La California attualmente applica un tetto del 100% di materia prima locale per i vini etichettati con la dicitura “California”. L’obiettivo dei proponenti è estendere questo schema ai vini che vogliono fregiarsi del termine “American”. Ma l’iter si è interrotto, alimentando una domanda che si pone la Cawg: «Come è possibile rilanciare l’industria vinicola californiana quando proprio i rappresentanti dello stesso settore assieme alle loro lobby si oppongono alla presenza delle uve americane nel vino americano?».

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