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Chi pensa che a Eboli non succeda nulla dovrebbe fermarsi qui

Dopo ventidue anni a Parma, Giovanni Sparano è tornato a casa per aprire un’osteria diventata uno degli indirizzi più interessanti della Campania per vino artigianale e cucina d’autore

  • 01 Luglio, 2026
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Nel centro storico di Eboli c’è un locale che racconta bene il percorso del suo proprietario. Si chiama Alberto / Ritrovo, porta il nome del padre di Giovanni Sparano ed è il punto d’arrivo di una storia iniziata quasi 700 chilometri più a nord. Per ventidue anni Sparano ha vissuto a Parma, dove ha gestito un bar diventato punto di riferimento per la musica dal vivo e ha fondato il Festival Barezzi, dedicato al mecenate di Giuseppe Verdi. Nel 2019 decide di tornare nella città in cui è cresciuto con un progetto diverso: un’osteria in cui il vino naturale – che l’oste preferisce chiamare artigianale – fosse il punto di partenza per parlare di territorio, agricoltura e convivialità. Oggi Alberto – Ritrovo è uno degli indirizzi più interessanti della Campania per chi cerca una carta costruita attorno ai vignaioli artigiani e una cucina che mette al centro la materia prima.

Ingresso di Alberto : Ritrovo a Eboli

Da Parma a Eboli, il ritorno di Giovanni Sparano

«Sono nato a Salerno ma sono cresciuto a Eboli, fino al 1997, quando sono andato a Parma», racconta Sparano. La scelta di trasferirsi a Parma nasce quasi per caso. I genitori non erano convinti di mandarlo all’università, ma lui riesce a costruirsi un’occasione grazie al calcio. «Mi feci prendere dalla squadra di calcio del Parma e così convinsi mio padre a lasciarmi partire». Arrivato in Emilia inizia a lavorare in una pizzeria e, un giorno, passando davanti al Teatro Regio, nota un’audizione per le comparse del Trovatore. Decide di mettersi in fila. «Chiesi: “Vi pagano?”. Mi dissero di sì. Allora non andai a lavorare e aspettai il mio turno». Viene scelto come comparsa e quell’esperienza gli apre un mondo che, in realtà, aveva sempre respirato in famiglia. «Un po’ per mia nonna, un po’ per mia mamma, a casa si è sempre cantato. Le nostre nonne magari avevano la quinta elementare, ma grazie alla radio conoscevano tutte le opere, la lirica faceva parte della nostra quotidianità». Per quattro anni frequenta il teatro, partecipa a produzioni anche all’estero, affina il suo ascolto musicale e approfondisce la figura di Giuseppe Verdi.

Giovanni Sparano di Alberto Ritrovo a Eboli

Che cos’è il Festival Barezzi

Da quell’esperienza nasce il Festival Barezzi, ideato inizialmente come concorso dedicato ai giovani musicisti. «Brunori Sas partecipò alla prima edizione, nel 2006, quando ancora lo conoscevano in pochi. Così come Dente, Dimartino e Levante. Tutti dovevano presentare un brano di Verdi reinterpretato in chiave moderna», racconta Sparano. L’idea, però, risponde anche a un’esigenza molto concreta: dare nuova linfa al bar che nel frattempo aveva acquistato trasformandolo in uno spazio per la musica dal vivo. «Eravamo pieni di debiti per l’avvio dell’attività. Dissi al mio socio: facciamo qualcosa in cui siano i musicisti a sostenere il progetto».

La svolta arriva grazie a una mail inviata quasi per tentativo. «Scrivemmo all’indirizzo generico di Franco Battiato e ci rispose lui in persona. Ci disse: “Vi aspetto a Milo”. Andammo a casa sua e ci spiegò che credeva molto nel progetto e che sarebbe venuto gratuitamente alla prima edizione del Barezzi. Da lì tutto cambiò». La partecipazione di Battiato dà credibilità all’iniziativa e convince anche le istituzioni a sostenerla. Negli anni il festival cresce fino a ospitare artisti come Stefano Bollani, Paolo Conte, Philip Glass, Michael Kiwanuka e Benjamin Clementine. Con il passare del tempo, però, mentre il festival acquista sempre maggiore notorietà, Sparano sente il bisogno di cambiare vita. «Ero stremato dalla vita del bar. A un certo punto ho capito che non volevo più vivere con quei ritmi. C’era anche il desiderio di tornare a casa e costruire qualcosa di diverso».

Alberto / Ritrovo, l’osteria che sta cambiando il racconto della città

Quel desiderio si concretizza nel 2019, quando Sparano vende il bar, torna a Eboli, sceglie un piccolo locale in piazza Dogana, nel centro storico, e lo dedica al padre Alberto, geologo che per lavoro attraversava l’Irpinia e il Sannio tornando ogni volta a casa con il racconto dei paesaggi incontrati durante i sopralluoghi. «Ho chiamato il locale Alberto per mio padre e per quel suo spirito di esplorazione. Tornava dai suoi viaggi di lavoro raccontandoci i territori che aveva visto». Fin dall’inizio l’idea è chiara: niente ristorante tradizionale e neppure una classica enoteca, ma un’osteria in cui il vino artigianale diventa il centro della conversazione e il filo conduttore dell’esperienza. «Siamo partiti direttamente così, con i vini artigianali. È stato un ingresso a gamba tesa sul territorio».

Laura Magnifico

Accanto a Giovanni c’è Laura Magnifico, sua moglie, che in realtà conosce fin dall’infanzia. «È stata la mia prima fidanzatina alle elementari. Poi ci siamo persi di vista perché ho cambiato scuola. L’ho corteggiata per anni e alla fine l’ho convinta. Oggi siamo sposati». Pur non provenendo da una scuola di cucina, è lei a costruire l’identità gastronomica del Ritrovo. «Ho sempre pensato che avesse un grandissimo talento, ha una mano molto leggera, molto fine».

Cosa si mangia da Alberto / Ritrovo

Partita con pochi taglieri e una proposta essenziale, Laura ha sviluppato negli anni una cucina sempre più personale, fatta di verdure, primi piatti e preparazioni che valorizzano la materia prima con misura e sensibilità. Il menu cambia mensilmente, ora ad esempio, si può cominciare con una parmigiana di melanzane da manuale, per continuare con dei freschi paccheri con pomodorini, pesto di rucola e ricotta salata di Paolo Amato o delle bracioline messinesi che tradiscono le origini di Laura. Altrimenti si può optare per i panini – il pane è quello del Forno di Letizia, altra bella storia da raccontare – generosamente farciti.

Piatto di Alberto Ritrovo a Eboli

La Cantina Sor Diego al Pozzo

Durante il Covid il progetto si arricchisce di un nuovo tassello. Insieme a Laura, Sparano recupera un vecchio deposito, lo ristruttura utilizzando materiali di recupero e lo trasforma in una vineria dedicata esclusivamente ai vini artigianali. «Ci abbiamo lavorato per tre o quattro mesi. Abbiamo deciso di dedicarla a Diego Sorba (fondatore dell’Enoteca Tabarro a Parma, ndr), perché è stato lui a farmi conoscere il vino artigianale ed è anche una delle ragioni per cui sono tornato a Eboli».

La Notte degli Osti 2026 a Eboli

La prima Notte degli Osti

L’apertura della vineria richiama a Eboli osti e amici da tutta Italia. «Dissi loro: portate una bottiglia a testa e facciamo una cena, così è nata la prima Notte degli Osti». Da quella serata prende forma una manifestazione che ancora oggi, a fine giugno, richiama produttori, osti e appassionati da tutta Italia. Per Sparano il vino naturale non è mai stato soltanto una categoria merceologica, ma un modo di intendere l’ospitalità. «Questi vini hanno bisogno di essere raccontati. Non basta metterli in carta. Serve un oste che spieghi chi li produce, come sono fatti, perché quel bianco va servito in un certo modo. È questa la parte più bella del nostro lavoro». Sei anni dopo l’apertura, Alberto / Ritrovo è diventato molto più di un ristorante. È un luogo d’incontro per produttori, cuochi e appassionati e dimostra come un progetto nato lontano dai grandi centri possa diventare un punto di riferimento quando è sostenuto da una visione chiara e da un lavoro coerente. «Oggi, se hai un mestiere e un’idea chiara, il Sud offre ancora spazio. C’è tanto da fare e tanto da raccontare».

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